[Come già qui, ripropongo un brano del mio amico Momo Getter]
Noi siamo fatti di tempo. Siamo fatti del tempo delle cose e dei luoghi che ci circondano. Non c’è modo di sottrarsi a questa curiosa sovrapposizione, proprio nessuno. Nelle serate incantate del Caffè Centrale, ad esempio, siamo fatti della compagnia dei nostri amici; lungo i binari della piccola stazione, siamo fatti dell’attesa e della concitazione che, a turno, precedono e seguono gli arrivi dei treni. Davanti all’ oceano – che meraviglia! – siamo fatti della vastità silenziosa di quel panorama.
Nessuno è più presente di noi e noi tutti partecipiamo, con la stessa fluidità, della storia particolare di quel luogo e di quel momento della giornata. Con tutto il nostro essere siamo un incredibile ricamo di occasioni, di sensibilità e di attualità diverse. Siamo tutti interconnessi nella forma di una storia particolare, arrangiata nel complesso di una trama di livello superiore, misteriosamente equilibrata e provvidenzialmente destinata.
Parimenti, siamo fatti del tempo l’uno dell’altro. La storia personale di ciascuno di noi conta innumerevoli capitoli che la compenetrano con la storia degli altri e, allo stesso modo, la storia altrui appartiene in misura variabile alla nostra, in un equilibrio osmotico e misterioso. Siamo fatti di occasioni di incontro reciproco e del mutuo riconoscimento della loro interdipendenza significativa. La nostra identità si forgia nell’esperienza dell’alterità, mentre, la nostra storia personale risulta dall’intreccio con le altre storie dotate di un destino particolare.
Ma cosa aspettarsi dagli altri, allora, e come reagire quando l’altro ci mette a dura prova con il suo comportamento?


Questa consapevolezza è uno stato di “grazia” in cui ci è dato di vedere nell’invisibile e tutto è al posto giusto.
Ci stupisce essere intrisi di tanta bellezza ed armonia.