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Il tempo
Meditazioni catalane su tempi e modi del divenire
di Riccardo Ferrazzi
Chissà perché non mancano mai i politicanti interessati a fomentare discordie in nome delle “piccole patrie”, anche se poi, quando conquistano un po’ di potere, tutti i cambiamenti si riducono a faccende puramente nominali, come i cartelli stradali nella lingua del posto.
Tanto tempo fa, tornando in Spagna dopo una lunga assenza, rimasi disorientato dai nuovi cartelli indicatori. In autostrada ogni tanto vedevo apparire un cartello che indicava la distanza da una sconosciuta Lleyda. Che fosse il nome catalano di Lerida? Saperlo sarebbe stato utile. Per quel che ricordavo, Lerida doveva essere più o meno da quelle parti, ma non ce n’era traccia: Lleyda rimase Lleyda anche quando passai davanti allo svincolo di uscita. Avevo forse imboccato un’autostrada nuova, che andava in tutt’altra direzione? Solo quando cominciarono ad apparire i cartelli che indicavano la distanza da Saragozza (che, non essendo catalana, continuava a chiamarsi Zaragoza) mi tranquillizzai: ero sulla strada giusta. Continua a leggere
Un’altra cosa
Oggi
Perso
Tempo
Stagioni
In ogni istante
E dunque amore
Giorno dopo giorno
Ogni momento
Ore

Programmiamo le ore di lavoro, di sonno, dello sport. Ogni cosa a suo tempo, fatta bene. Questo ritmo costruisce, rinforza, disciplina. Siamo bravi a incanalare le energie, a divenire produttivi. E le ore di preghiera? Ci sono? Ci sembrano ben fatte? Rispecchiano un legame intenso, concentrato, esclusivo con Gesù? La nostra fedeltà si verifica in questo, il resto è fuffa.
Zelo

Il tempo, si sa, è relativo, è una convenzione utile per organizzarsi. Ma un sentimento saggio è riconoscere che la vita è breve. Nessuno osa più ricordare che si tratta di un passaggio, una prova, un’erba che al mattino fiorisce e germoglia, e alla sera è falciata e dissecca, come recita il salmo 90. Cosa fare, come comportarsi, in questa prospettiva?
Uno dei libri biblici più amati dagli ebrei – il Qoelet – ha un finale eloquente: “Conclusione del discorso, dopo aver ascoltato tutto: temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perché qui sta tutto l’uomo”. Dare più gloria possibile a Gesù: quello che una volta si chiamava zelo, e che oggi non si sa nemmeno che significhi.
Siamo fatti di tempo
[Come già qui, ripropongo un brano del mio amico Momo Getter]
Noi siamo fatti di tempo. Siamo fatti del tempo delle cose e dei luoghi che ci circondano. Non c’è modo di sottrarsi a questa curiosa sovrapposizione, proprio nessuno. Nelle serate incantate del Caffè Centrale, ad esempio, siamo fatti della compagnia dei nostri amici; lungo i binari della piccola stazione, siamo fatti dell’attesa e della concitazione che, a turno, precedono e seguono gli arrivi dei treni. Davanti all’ oceano – che meraviglia! – siamo fatti della vastità silenziosa di quel panorama. Continua a leggere
Trovo estasi nell’atto di vivere.
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“L’anima è un luogo così nuovo che la notte di ieri sembra già antiquata.”
Così scriveva Emily Dickinson. Il passare del tempo è qualcosa di incomprensibile per noi umani, nonostante ?????? scandisca e sia teatro di tutta la nostra esistenza su questa terra al punto tale che la nostra apprensione di misurare il tempo è divenuta panacea o illusione di poterne controllare il decorso.
Ma se il passare del tempo è inestricabilmente legato alla nostra carne, il tempo dell’anima, quello che percepiamo come tempo dell’anima, segue coordinate del tutto diverse.
Vado
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da qui
E se tutto fosse inutile, il tempo donato, la fatica, la tensione che sembra diventare urlo, ma può solo stringere i vasi sanguigni, il flusso delle arterie, fino a quando, un giorno, sentirò lo schianto nel cervello e resterà la smorfia della bocca che ho sempre temuto di vedere? Gli impegni, i progetti, le scadenze che mi assediano come le giravolte degli indiani nei film che guardavo da bambino, l’appuntamento che ricordo all’improvviso, quello che la stanchezza mi ha fatto tralasciare, la rinuncia allo sguardo che mi attrae, all’abbraccio che sembra promettermi il riposo, la rissa per difendere il debole, quella per respingere il povero violento o quello ubriaco; se tutto l’amore, se l’abnegazione che metto ogni giorno in ogni singolo gesto della vita, il respiro affannoso, l’eterno mal di testa, l’incubo costante di non farcela, se tutto, tutto, fosse solo un sogno, un’illusione, l’attesa di finire nel grembo inconsapevole di un silenzio irreversibile, farei ancora un gesto, direi ancora una parola, muoverei ancora un passo in questo mio morire quotidiano? Ecco, suonano alla porta. Vado, comunque sia, qualunque faccia abbia il futuro che mi cerca.













