MICHELE TONIOLO, “LA SOLITUDINE DELL’IMMAGINAZIONE”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Michele Toniolo, La solitudine dell’immaginazione, Galaad Edizioni, 2016

toniolo

Una riflessione sull’essenza della parola. La parola in sé. La parola prima della parola. La parola immaginata e immaginante, ovvero ????? (mythos), creatrice e sacra. La parola con un ????? (telos), limite e scopo attingibile solo in un remoto punto di tangenza, deflagrante e capace di svelare l’essenza del Divino. E, di riflesso, “La letteratura” come “luogo dell’incontro con la lingua dispersa” (p. 14). Questo il nucleo di fondo de La solitudine dell’immaginazione, piccolissimo ma altrettanto denso e prezioso volume di Michele Toniolo, edito da Galaad Edizioni per la collana “Lilliput”.

Sintesi di filosofia e monologo interiore, questa è un’opera carica di valenze mistiche, che rimanda a un sostrato sapienziale anteriore alla storia letteraria, ma capace di imbeverla, divenendone linfa insostituibile (“La scrittura è tutto ciò che precede l’atto della scrittura”, p. 15). Si tratta appunto della Parola: una parola intrisa di spirito, cui si arriva per sottrazione, scendendo alla radice delle cose. E la radice, inevitabilmente, è nel cuore dell’uomo (citando Meister Eckhart, l’autore sottolinea come questi debba “fare spazio dentro di sé, perché Dio si senta obbligato a riempirlo”). Il mistero dell’incarnazione di Dio richiede l’ascolto della Parola-Spirito che è radicata nell’animo umano.

L’uomo, come tutto il creato, si evolve, e nel trasformarsi interagisce con il cosmo, evidenziando, in questa dialettica, una multiforme diversità di significati che è la tavolozza di tutte le possibili varianti semantiche. Da qui la lingua, anzi le lingue. E da qui, pure, l’articolarsi della scrittura. La Parola (quel “Verbo” che “in principio era”, come ci dice l’incipit del Vangelo di Giovanni), in questo senso, è il Divino-in-origine e anche in-atto. È l’Essere che si fa Divenire, YHWH che si fa Elohim, Spirito-nel-Mondo capace di manifestarsi creativamente e fattivamente nelle dinamiche dell’esistere.

“La scrittura deve far conoscere l’inconoscibile, deve dare una conoscenza nuova della vita e dell’uomo” (p. 23). E “La parola vuole essere originaria, come se appartenesse alla lingua sacra, la lingua nella quale Dio ha chiamato le cose all’esistenza. Questa parola vuole essere atto, evento” (p. 25).

La sola parola degna di diventare scrittura nasce nel pozzo profondo dell’Essere, e chiede a chi vi attinge di morire a se stesso per rinascere con essa. La parola letteraria (parola-mito) è, allora, intrinsecamente cristica. “La scrittura non ha senso se non si fonda sulla croce” che, “con Cristo, diventa esperienza di vita, non di morte: è spogliazione, metamorfosi, conoscenza” (pp. 30-31). Ecco dunque il significato dell’imprescindibile solitudine, dalla quale l’immaginazione aspira quell’essenza semantica (e sacra) che, filtrata da un essere (ri)trovato, nel silenzio riesce a superare il proprio limite e a riversarsi sul mondo.

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Informazioni su giovanniag

Giovanni Agnoloni (Firenze, 1976), è scrittore, traduttore letterario e blogger. Autore del libro di viaggio "Berretti Erasmus. Peregrinazioni di un ex studente nel Nord Europa" (Fusta Editore, 2020) e del romanzo psicologico "Viale dei silenzi" (Arkadia, 2019), ha anche preso parte al romanzo collettivo "Il postino di Mozzi", a cura di Fernando Guglielmo Castanar (Arkadia, 2019). È inoltre autore di una quadrilogia di romanzi distopici sul tema del crollo di internet e della società del controllo ("Sentieri di notte", "Partita di anime", "La casa degli anonimi" e "L’ultimo angolo di mondo finito", editi da Galaad tra il 2012 e il 2017 e in prossima riedizione in volume unico), in parte pubblicata anche in spagnolo e in polacco e in prossima riedizione in volume unico. Ha scritto, curato e tradotto vari libri sulle opere di J.R.R. Tolkien (su tutti, "Tolkien. Light and Shadow", opera bilingue italiana-inglese, ed. Kipple, 2019), e tradotto o co-tradotto saggi su William Shakespeare e Roberto Bolaño ("Bolaño selvaggio" a cura di Edmundo Paz Soldán e Gustavo Faverón Patriau, ed. Miraggi, 2019, tradotto insieme a Marino Magliani), oltre a libri di Jorge Mario Bergoglio, Kamala Harris, Arsène Wenger, Amir Valle e Peter Straub. Ha partecipato a numerose residenze letterarie e reading in Europa e negli Stati Uniti, e traduce da inglese, spagnolo, francese e portoghese, oltre a parlare il polacco. I suoi contributi critici sono disponibili sui blog “La Poesia e lo Spirito”, “Lankenauta”, “Poesia, di Luigia Sorrentino” e “Postpopuli”. Insieme alla giornalista Valeria Bellagamba, ha creato e gestisce la pagina Facebook "Anticorpi letterari", con interviste in diretta video a protagonisti del panorama culturale italiani e internazionale. Il suo sito è www.giovanniagnoloni.com.

2 pensieri su “MICHELE TONIOLO, “LA SOLITUDINE DELL’IMMAGINAZIONE”

  1. Cornetta Maria

    Per realizzare il silenzio del cuore c’è bisogno di umiltà, una parola che sta sbiadendo nel tempo, per fare spazio all’arroganza di chi crede di sapere. Dio aspetta che abbattiamo i nostri limiti, i pretenziosi paraventi che schermano la Sua luce, impedendole di raggiungerci.

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