Didascalika, di Giorgio Stella

1


E alzo la maschera dalla rosa dei vetri
Come se la clessidra cassasse l’occidente –
Mi [vaso] in fiore la roccia di pietra e
Come la stazione a sé medesima
Mi raccolgo nella croce del sogno.




2

La croce del sogno può alveare
La maschera dello sparviero
Rotto dai chiodi medesimi
Di una volata ancora la pietra
Di legno nella conca bilocale.


3

Può lo sfregio natio battere il cuore latteo
Di brina ala confine del regno puro a sé stesso?
Non ho l’immagine Santa
Ma il Sacro Spirito
Ed Egli Vegli lo Spirito Santo
Che è DIO.


4

‘Spingi , spingi [spingi!!!!’] –
Ma che spingo se io già
Sono venuto, venuto dal Cielo –
L’altra ala è l’orizzonte
Della Pisside floreale
Al medesimo volo.


5

Quarzo basso di latrina di verso
Infinita alla questua gettata
Nel rame dell’ottone –
Il filo dalla miccia
Al fuoco da sparo
Ha i secondi dal 10 a 1.


6

E porti tu il grembo benedetto
Dall’incesto di tuo fratello –
L’arca della bava non ha
Confine se la dogana
È fraterna al cuore della sorella.



7

Osso d’avorio chi mutilò [chi] raccolse
Il pomodoro in pieno agosto
E gettato sulla tangenziale
Con la porpora rossa estiva in mare?
Era di pelle bruna il bando bianco
Per fortuna sua […].



8

Massa di cedri in calore con le spade
Adiacenti alla riva del mare
Confinante con sé stessi –
Il cannone romba
La scissione del plotone/P l o t i n o
E l’umanesimo suo.


9

Arca bella arca santa arca di
Floreale frode di rapina e da
Qui agli scudi il passo
Dell’elmo é corazzato
Dall’armatura medesima
All’anello in croce
Per difetto d’amore.


10

L’ultimo addio al prossimo mio
Solo Dio può la rete nel
Pistacchio di neve –
Vienimi a cercare una seconda volta
La prima ero assente
Nella flora batterica dell’asso di grano –
Chi spera la morte non ha tomba
Ma fuoco d’[artificio]
All’indietro dell’ora
In avanti alla cera della candela.


[Giorgio Stella 6 marzo notte fonda]

Nota: [DIDASCALIKA]  è l’essere che un L a c a n   definirebbe
l’appropriata immagine medesima alla maschera prossima a venire.
Qualsiasi cosa diceva L a c a n   era ‘cosa [bella] e [giusta]’ –
per me l’essere ha solo il dovere di
Appartenere allo statuto a cui dovrebbe appartenere.
[ore 00,54]


















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