Cinque poesie giovanili di Gianmarco Parodi

Voi

Siete le sostanze primitive,

le carezze, gli occhi.

Siete i nervi saldi

e le fiaccole nel tumulto.

Le disuguaglianze

e le guerre senza rivali,

le tane delle vipere,

i sogni a scadenza.

Siete una parte

in un mondo senza divisioni,

dove noi non abbiamo terra

se non la vostra.

Siete le solitudini di cui sopra.

Ci raccontano del vostro passo,

delle vostre gesta

ma mai dei vostri dubbi.

La vostra mano è sempre alzata.

Sulla punta delle dita avete il potere

del disappunto, della correzione,

dell’indifferenza che cade

in controsenso, silenzio, invidia.

Siete il rifugio degli anni più delicati,

poi la prigione, poi l’umana nostalgia

di tutto ciò che pensavamo fosse stato

e in realtà non è mai accaduto.


 

N. 3

Siamo lo scoppio del fuoco,

che sale compresso di vertigine.

Artificio verticale,

dipinto in aria libero.

Sei la fiamma che riceve

e l’eco, pioggia,

scintilla tra le mani.

Fermo, sguardo verso l’alto,

vieni attimo, istante,

battito che dilata,

mi avvolge e si ritira.

Io sono sostanza e tu energia,

che si raccoglie, s’avvicina

e poi mi sfiora.

Io aria e tu reazione,

la frazione di secondo,

e poi lo scoppio.


 

I baci alle stazioni dei treni

Hanno come ritmo il tremore del ritardo,

la paura del mancarsi per un soffio.

A volte la formula più ovvia del film

o la segretezza di tanta gente intorno

e mai nessuno a fianco.

I baci alle stazioni dei treni non esistono.

Sono fatti per essere osservati

da chi non bacia più.

Alcuni sono gli ultimi,

hanno il sapore del marcito,

della vita consumata nell’attesa.

Altri sono casuali arrivederci,

è stato solo per stavolta,

non cercarmi più.

Ma molti hanno quel suono.

Quello di cui parlano gli scrittori,

nascosto nel guazzabuglio del mondo

e che si sente una notte per caso,

sull’orlo dei binari,

là, in mezzo a quel casino.

Sei C, di gioco di C con la C,

la prima C che mi viene, la I, 

le rughe del sonno la C,

le beffe le belve i baffi le basi

la C dell’organo vivo che chiama la voce,

carovana silenziosa di avverbi

libricino di sensi, sottili, troppo distanti da Te

che Me si comprime e combina e rilascia

caso vuole che senta chiamare,

lascio la pelle, corro, ti prendo al serio che sei,

al 100 % dell’anima tua, serena

che è scesa già gonfia dal piano di sopra

anima seria, sorriso cascato a metà,

cambia il tuo ritornello

fallo di creta che spezzi,

di secco d’inverno di cuoio

di ieri, che c’eravamo ancora.

C’era la sete.

Il complimento che avresti voluto svelato

ma non detto e poi la tigre che eri.

C’era tua madre che si alzava, andava fuori

e si accorgeva che c’era la neve.

La soglia di case che non conoscevamo.

C’era il sorriso che ti davano le lenzuola

quando le cambiavi.

C’erano solo tre giorni.

Il pomodoro che non si poteva, tutto a file scalate.

C’era la febbre che ho.

Poi la febbre che penso tu abbia ancora.

C’era un piatto di plastica pieno di biglietti,

gli elastici che tenevano insieme i capelli e le cose,

i tuoi capelli corti e lunghi e le parole

la lingua in tutte le sue forme e azioni.

Il tratto nero.

A volte un casino di gabbiani che non si capiva niente,

a volte i fogli stampati della tesi.

C’era uno specchio e tu ti vedevi bella,

come mi hai detto mentre andavamo via.

E tante altre cose in quella tua testa,

che se me lo avessi chiesto

te lo avrei detto come Marco Polo.

E si faceva mattina senza accorgersene,

ci si ritrovava chissà dove,

un po’ più scalzi, e un po’ più a posto.

Magari.

Continuiamo a sfiorarci, così.

È un messaggio di presenza,

è chiederti: seguimi,

disabitua il tocco vero

della tua vera pelle,

e camminami con gli occhi.


Breve biografia dell’autore

Nato a Sanremo nel 1986. Si è diplomato a Torino al master della Scuola Holden di Alessandro Baricco. Conduce laboratori di scrittura su Italo Calvino e passeggiate narrative tra i luoghi dei grandi autori del Ponente Ligure. Tra i suoi romanzi ci sono Tria Ora (Demian, 2010), Oblio (Zona, 2011, Premio Città di Ventimiglia), Cave Canem (Demian 2020). Ha vinto alcuni premi di poesia nazionali tra cui Ossi di Seppia, Cairoli, ed è stato sul podio al Beppe Salvia. Le sue poesie sono apparse sulla rivista Atelier (con editing di Giovanna Rosadini) e sul settimanale Robinson, su La Repubblica invece un suo racconto. È infine fondatore del Vivaio del Verso, collettivo di poeti sanremesi ed è ideatore del progetto Scrittori Selvaggi.

Cartiglia introduttiva (di Fabio Barricalla)

Ha il passo cadenzato di montagna, la poesia di Gianmarco Parodi – il passo lento lento della prosa. E, al tempo stesso, un non so che di lirico, di fiabesco… Ha, come ritmo, il tremore del ritardo, la carovana silenziosa degli avverbi, ti cammina con gli occhi…

Più che scoppio del fuoco – e più che fiamma che riceve – è sete, anche se narra di carezze e di occhi, di baci alle stazioni dei treni, di vera pelle… E il mare è quel casino di gabbiani, che non si capiva niente.

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Informazioni su giovanniag

Giovanni Agnoloni (Firenze, 1976), è scrittore, traduttore letterario e blogger. Autore del libro di viaggio "Berretti Erasmus. Peregrinazioni di un ex studente nel Nord Europa" (Fusta Editore, 2020) e del romanzo psicologico "Viale dei silenzi" (Arkadia, 2019), ha anche preso parte al romanzo collettivo "Il postino di Mozzi", a cura di Fernando Guglielmo Castanar (Arkadia, 2019). È inoltre autore di una quadrilogia di romanzi distopici sul tema del crollo di internet e della società del controllo ("Sentieri di notte", "Partita di anime", "La casa degli anonimi" e "L’ultimo angolo di mondo finito", editi da Galaad tra il 2012 e il 2017 e in prossima riedizione in volume unico), in parte pubblicata anche in spagnolo e in polacco e in prossima riedizione in volume unico. Ha scritto, curato e tradotto vari libri sulle opere di J.R.R. Tolkien (su tutti, "Tolkien. Light and Shadow", opera bilingue italiana-inglese, ed. Kipple, 2019), e tradotto o co-tradotto saggi su William Shakespeare e Roberto Bolaño ("Bolaño selvaggio" a cura di Edmundo Paz Soldán e Gustavo Faverón Patriau, ed. Miraggi, 2019, tradotto insieme a Marino Magliani), oltre a libri di Jorge Mario Bergoglio, Kamala Harris, Arsène Wenger, Amir Valle e Peter Straub. Ha partecipato a numerose residenze letterarie e reading in Europa e negli Stati Uniti, e traduce da inglese, spagnolo, francese e portoghese, oltre a parlare il polacco. I suoi contributi critici sono disponibili sui blog “La Poesia e lo Spirito”, “Lankenauta”, “Poesia, di Luigia Sorrentino” e “Postpopuli”. Insieme alla giornalista Valeria Bellagamba, ha creato e gestisce la pagina Facebook "Anticorpi letterari", con interviste in diretta video a protagonisti del panorama culturale italiani e internazionale. Il suo sito è www.giovanniagnoloni.com.

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