di Antonio Sparzani

Mi sembra ancora incredibile di non potergli più telefonare con le domande più bizzarre e di non poter più offrirgli a casa mia quei dolcetti che spazzava via in un secondo, mentre si discuteva di Feyerabend (che lui mi insegnò ad amare) piuttosto che delle strane conseguenze della relatività speciale. Giulio Giorello era guarito, così diceva il tampone, dal covid, che non so come avesse fatto a prendere, ma la sua salute era minata già da altro e non ce l’ha fatta. Si era sposato (per la prima volta nella sua vita) tre giorni prima di morire, con Roberta Pelachin, della quale è da poco uscito un bel libro: La trappola delle emozioni — dal caso Phineas Gage (1848) alla terza guerra (2048), Mimesis 2021. Ho visto Roberta al funerale, stravolta e ancora incredula: sono stati proiettati, lì al funerale laico, degli spezzoni che mostravano Giulio in alcuni eventi pubblici di dibattito, ironia e competenza. Una cosa straziante. Io gli ho scritto due giorni dopo la morte qui, dove sono arrivati vari commossi commenti.
Dirigeva con fantasia e spregiudicatezza la collana “Scienza e idee” di Raffaello Cortina, Milano, riuscendo così a far pubblicare libri non solo di filosofia della scienza o di matematica, che erano le sue discipline accademiche ufficiali, ma altri, anche suoi del tutto “fuori linea”, da Topolino alla mitologia di Gilgamesh, sempre però con qualche arguto aggancio filosofico o comunque di sapienza anche spicciola. Non so cos’altro dire se non raccomandare di leggere i suoi libri e di guardare su youtube i filmati che lo riguardano.
A partire dal 12 giugno il Corriere della Sera vende con La Lettura una raccolta di suoi interventi, a cura di Antonio Carioti. L’ultimo in ordine di tempo è un’intervista a tre, curata da Annachiara Sacchi, con Elliot Ackerman, Sergio Harari e Giulio del 7 giugno 2020. Giulio è già formalmente guarito dal covid, ha il tampone negativo: alla domanda: “professor Giorello, lei come si sente dopo la sua battaglia? Diverso o come prima?”
Risposta: “La mia sensazione, dopo essere stato toccato personalmente dal virus, è di ottimismo, di speranza. Forse in questo sono cambiato.”
Una settimana prima di morire.
Penso proprio che valga la pena di dedicargli un po’ di tempo.

Grazie per questo ricordo.