Sbatter di porte
girare di chiavi nella toppa
morti nel vostro letto
dietro le vostre porte
e morte intermittente
entrare e uscire
mani irose impazienti
al pomo delle porte
passi
i nuovi arrivati
con valigie e fagotti
con otri di vento
inquieti portatori
di mistero nelle stanze
a voi morti a voi vivi
con filo ritorto appunto
speranza e fiducia
chiedo clemenza
creature del mio piano
a metà o del tutto
interrato.
Cosa succede in un condominio? Quali stratificazioni di eventi, anche drammatici, la storia registra, magari a nostra insaputa? Solo il poeta può restituire spessore a un’umanità dimenticata.


Una visione un po’ inquietante, che da’ spazio ai fantasmi che si agitano nell’intimo, come solo la poesia può fare.
Quanto e’ brutta la parola inquilino. Racchiude in se’ tutto il disimpegno possibile:” sono solo un inquilino”, “l’inquilino non paga l’affitto”, l’inquilino al piano di sopra”.
Non ha nome né volto l’ignavo abitante dell’inferno condominiale.