Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia. Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità. Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.
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Una delle caratteristiche più convincenti di Noé Jitrix, autore e critico argentino fra i più noti, è l’orecchio infallibile del racconto, ritmico e credibile al tempo stesso.
I lenti tram (Amos Edizioni), primo volume tradotto in Italia, si rivela sin da subito il racconto in prima persona dell’io narrante, dove la rievocazione di se stesso avviene attraverso avvenimenti dell’adolescenza – talvolta rarefatta dalle emozioni che convivono con la durezza della vita – e dove lo sfondo è rappresentato dalla multietnica Buenos Aires degli anni Quaranta.
Jitrix sfodera la sua vita scolastica, familiare, del quartiere, con accadimenti che spesso hanno un potere evocativo: l’esistenza scorre sulle rotaie di un tram, fra momenti ricostruttivi e di reinvenzione, dove la lettura dei fatti segue il respiro di chi parla e marca ora una fisionomia, ora un destino.
La malattia del padre, la perdita della nonna ma anche i mondi scoperti dai fratelli e le nuove amicizie che diventano potenziali aperture verso esistenze di favolosa intensità, si dilatano sotto forma di ricordi che, a poco a poco, stingono sulle cronache più o meno colorite di quei tempi ormai lontani.
Ed è qui che risiede la cifra di I lenti tram: il mondo reale, una volta rievocato, si trasferisce sulla pagina attraverso la scrittura, trasformandosi così in “mondo scritto”.
Scrivere è lo strumento che permette di indagare il rapporto con se stesso e con l’esterno: il vissuto diventa testo e la persona assume le fattezze del personaggio, unica soluzione per poter trattenere ancora un po’ quei momenti, quelle casualità (quanto generatrici di senso?), che si sono delineate nel passato e ora appaiono rarefatte (postfazione di Luigi Marfè).
Nella fedele traduzione di Marino Magliani, l’intenzione di Noé Jitrix di ripercorrere e riassumere un’esperienza si esprime senza una grinza, con una lingua naturale e un andamento lieve perché misurato sulla forma del racconto.
L’autore può così avanzare a mani nude per ripercorrere un passato che, forse, era lì pronto a riaffiorare già da tempo: recupera spezzoni della sua adolescenza, crea a tratti un’atmosfera da sospensione in un racconto che, seppur dichiarativo, invita a scavare più a fondo per far tesoro del “senso” e del “caso”, ovvero di quei binari che ne hanno attraversato l’esistenza.
Mara Pardini
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Noé Jitrix ha insegnato letteratura all’università di Buenos Aires pubblicando saggi di teoria e storia della letteratura. La sua produzione narrativa annovera testi raffinati, come i racconti di Fin del ritual (Fine del rito, 1981), i romanzi Limbo (Limbro, 1989) e Mares del sud (Mari del Sud, 1997). “I lenti tram” è il suo primo volume tradotto in Italia.
