Lirico terapia. Mario Luzi. 12


Il giudice

Credi che il tuo sia vero amore? Esamina

a fondo il tuo passato » insiste lui saettando ben addentro

la sua occhiata di presbite tra beffarda e strana.

E aspetta. Mentre io guardo lontano

ed altro non mi viene in mente

che il mare fermo sotto il volo dei gabbiani

sfrangiato appena tra gli scogli dell’isola,

dove una terra nuda si fa ombra

con le sue gobbe o un’altra preparata a semina

« Certo, posso aver molto peccato”

rispondo infine aggrappandomi a qualcosa,

sia pure alle mie colpe, in quella luce di brughiera.

“Piangere, piangere dovresti sul tuo amore male inteso”

riprende la sua voce con un fischio

di raffica sopra quella landa passando alta.

L’ascolto e neppure mi domando

perché sia lui e non io di là da questo banco

occupato a giudicare i mali del mondo.

“Può darsi » replico io mentre già penso ad altro,

mentre la via s’accende scaglia a scaglia

e qui nel bar il giorno ancora pieno

sfolgora in due pupille di giovinetta che si sfila il grembio

per le ore di libertà e l’uomo che le ha dato il cambio

indossa la gabbana bianca e viene

verso di noi con due bicchieri colmi,

freschi, da porre uno di qua uno di là sopra il nostro tavolo.

Una confessione? Un dialogo con se stesso? L’importante è sentire nostre le domande, e le possibili risposte. La poesia coinvolge, inevitabilmente.

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