Lirico terapia. Giovanni Raboni


Sono quello che eravate

Sono quello che eravate, sarò

quello che siete, sussurro a chi spia

i miei passi da un letto di corsia

d’un padiglione di Niguarda o

 

del vecchio policlinico di via

Sforza, mi sopravvalutate, ho

un rene solo, presto perderò

l’ultima battaglia con la miopia

 

e il cuore, eh, il cuore… No, perdono, care

anime, perdono! non posso fare

l’unto della Morte qui, non si deve

 

insegnare a morire a chi già tanto

muore o così poco spera, soltanto

un’altra primavera, un’altra neve.

Tutti dobbiamo fare i conti con la malattia e la morte. E anche con gli altri. Raboni, come sempre, dà da pensare. E da sentire.

3 pensieri su “Lirico terapia. Giovanni Raboni

  1. S&R

    A volte, come in questo caso, poesia e spirito convergono in modo puntuale facendo balenare quelle verità che con piacere si seppelliscono sotto una coltre di oblio.

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  2. Ema

    “ soltanto

    un’altra primavera, un’altra neve”.
    Quando insorge una malattia tendiamo ad accontentarci delle briciole.
    Dobbiamo imparare a chiedere e meritarci “soltanto” un ‘altra vita.

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  3. hellomiticospank

    La malattia, come la morte, seppur in modo diverso, ti mette davanti ad un incrocio.
    Scegliere la disperazione o rimboccarti le maniche, affidarti, fidarti, abbandonarti in modo attivo e non passivo … collaborare.
    La morte … morire a se stessi nel quotidiano, o rodere dentro per l’eternità.

    Morire preparandosi all’incontro con Dio o scegliere di vivere con l’altro.

    Morte, malattia..
    Ottimi spunti di riflessione, dove ci si può perdere per ritrovarsi…

    Seppur non sono il top del top della perfezione, penso i km spesso …
    Anche se a volte non rispecchio ciò che sento.

    Non è facile esternare ciò che si sente. … Dipende dalle disposizioni dell’antro … se ti mette a proprio agio o no.

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