Sono quello che eravate, sarò
quello che siete, sussurro a chi spia
i miei passi da un letto di corsia
d’un padiglione di Niguarda o
del vecchio policlinico di via
Sforza, mi sopravvalutate, ho
un rene solo, presto perderò
l’ultima battaglia con la miopia
e il cuore, eh, il cuore… No, perdono, care
anime, perdono! non posso fare
l’unto della Morte qui, non si deve
insegnare a morire a chi già tanto
muore o così poco spera, soltanto
un’altra primavera, un’altra neve.
Tutti dobbiamo fare i conti con la malattia e la morte. E anche con gli altri. Raboni, come sempre, dà da pensare. E da sentire.


A volte, come in questo caso, poesia e spirito convergono in modo puntuale facendo balenare quelle verità che con piacere si seppelliscono sotto una coltre di oblio.
“ soltanto
un’altra primavera, un’altra neve”.
Quando insorge una malattia tendiamo ad accontentarci delle briciole.
Dobbiamo imparare a chiedere e meritarci “soltanto” un ‘altra vita.
La malattia, come la morte, seppur in modo diverso, ti mette davanti ad un incrocio.
Scegliere la disperazione o rimboccarti le maniche, affidarti, fidarti, abbandonarti in modo attivo e non passivo … collaborare.
La morte … morire a se stessi nel quotidiano, o rodere dentro per l’eternità.
Morire preparandosi all’incontro con Dio o scegliere di vivere con l’altro.
Morte, malattia..
Ottimi spunti di riflessione, dove ci si può perdere per ritrovarsi…
Seppur non sono il top del top della perfezione, penso i km spesso …
Anche se a volte non rispecchio ciò che sento.
Non è facile esternare ciò che si sente. … Dipende dalle disposizioni dell’antro … se ti mette a proprio agio o no.