Si vis pacem, para pacem. Da Nobel a Zelensky.

Questa notizia mi lascia incredulo: un gruppo di politici europei chiede di assegnare il Premio Nobel per la Pace a Volodymyr Zelensky, presidente dell’Ucraina, per supportare il popolo ucraino che resiste all’invasione russa. Certamente resistere all’oppressione è un diritto inalienabile dell’uomo, però Alfred Nobel nel suo testamento indica come destinatario del Premio per la Pace la “persona che più si sia prodigata o abbia realizzato il miglior lavoro ai fini della fraternità tra le nazioni, per l’abolizione o la riduzione di eserciti permanenti e per la formazione e l’incremento di congressi per la pace”. Già in passato la credibilità del Premio è stata messa in discussione quando è stato assegnato a personaggi coinvolti in guerre come Theodore Roosevelt, Anwar al-Sadat, Menachem Begin, Shimon Peres, Yitzhak Rabin, Yasser Arafat o Henry Kissinger. Per questo nel 2005 il Comitato per il Nobel ha precisato meglio i possibili destinatari: “persone, gruppi o organizzazioni che hanno impegnato la loro esistenza al servizio dei diritti umani, la promozione del modello democratico nonché la difesa dei modi di diplomazia”. Volodymyr Zelensky, come ricorda l’autore dell’articolo che propongo, “continua a lanciare appelli, a chiedere sostegni, armi, l’istituzione di una No-Fly Zone sul Paese”.

“Zelensky Premio Nobel per la Pace”, i politici europei propongono al Comitato il Presidente ucraino
di Antonio Lamorte

Un gruppo di politici europei ha scritto una lettera al Comitato per il Premio Nobel per la Pace per assegnare l’onorificenza a Volodymyr Zelensky, presidente dell’Ucraina, dal 24 febbraio scorso attaccata dall’invasione della Russia propagandata dal presidente Vladimir Putin come un’“operazione speciale” di “demilitarizzazione” e “denazificazione” del Paese.

La proposta è arrivata da un gruppo di 36 politici, in larga maggioranza olandesi, alcuni del Regno Unito e della Germania. “Alla luce di eventi che non hanno precedenti nella storia, chiediamo rispettosamente al Comitato per il Premio Nobel di riaprire e riconsiderare la procedura per la candidatura al Nobel per la Pace”. Il riconoscimento viene assegnato a ottobre. A decidere un gruppo di cinque persone tra i componenti dello Storting, il Parlamento norvegese.

Non esiste una short list di candidati ma durante l’anno vengono proposte al Comitato delle candidature – l’anno scorso uno dei premiati era stato Dmitry Muratov, direttore del quotidiano russo dissidente Novaya Gazeta, bersaglio nelle scorse settimane di un’ulteriore stretta della Duma per controllare i media e le informazioni sulla guerra. Il premio a Zelensky avrebbe un valore simbolico per riconoscere lo sforzo e l’impegno del popolo ucraino. Da settimane ormai i cittadini del Paese assediato sono o in guerra, o a sostenere chi combatte, o in fuga dal Paese (circa tre milioni i profughi in uscita dall’Ucraina secondo le Nazioni Unite).

“In questo momento in tutto il mondo i cittadini che vivono in democrazia si stanno chiedendo la stessa cosa: cosa possiamo fare per supportare il popolo dell’Ucraina? Crediamo che ora sia arrivato il momento di mostrare al popolo ucraino che il mondo è dalla loro parte”. Zelensky è stato eletto presidente del 2019. Ex attore, uomo di spettacolo, noto per aver interpretato in una serie tv da lui scritta, prodotta e interpretata un professore anti-establishment che per caso diventava presidente, in poche settimane si è trasformato in una delle personalità più presenti sui media e conosciute al mondo.

Dal giorno dell’invasione ha cominciato a indossare la tuta mimetica. Parla ai parlamenti occidentali e continua a lanciare appelli, a chiedere sostegni, armi, l’istituzione di una No-Fly Zone sul Paese. A poche ore dall’annuncio delle operazioni russe aveva lanciato un appello a tutti gli ucraini abili e arruolabili ad armarsi e a combattere e difendere il proprio Paese. Nessun intellettuale italiano ha firmato la proposta di candidatura al Nobel.

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