Lirico terapia. Umberto Fiori

Piazzata

Se di colpo giù in piazza

in mezzo al chiasso

qualcuno alza la voce

e un’altra voce, più forte,

gliele ricanta, e si mettono a urlare

insulti e minacce, è come

se mi chiamassero per nome.

 

Si capisce ben poco, quasi niente

con gli alberi di mezzo, dal quinto piano,

ma io non chiedo al mio vicino

– anche lui sul balcone – perché lì sotto

si mangiano la faccia. Lo so bene

cosa li fa gridare. Lo riconosco

adesso, mentre mi prende

– anche me – per la gola, e mi tiene

qua sopra, senza fiato:

è grande, e non ha una ragione.

 

È che ognuno al mondo sta lì

con il suo ingombro osceno. Mento, guance,

e gli occhi in fuori, e in mezzo a quel testone

il naso a becco, dicono: così

e in nessun’altra maniera.

Ogni momento uno ti si para

davanti, ti fa vedere come,

ti fa vedere chi 

bisogna essere.

 

Così ce ne andiamo in giro

nei bar, sui tram: ognuno un santo mistero

messo in piazza, un esempio

che nessuno può seguire.

 

È questo lo spettacolo sfacciato,

la scenata che sale fin quassù.

*

Viene il respiro degli ippocastani,

col buio. L’onda ci lascia.

 

Da una finestra illuminata

anch’io lancio il mio urlo

e mi ritiro.

***

Difficile non ritrovare l’umanità quotidiana, in questi versi, la dose di violenza, la tassa da pagare a qualche forza oscura che si annida nella storia. Il “santo mistero”, tuttavia, nasconde sempre un germoglio di speranza, per chi non si arrende al proprio assurdo.

2 pensieri su “Lirico terapia. Umberto Fiori

  1. S&R

    anch’io lancio il mio urlo

    Mi viene in mente l’urlo di Edward Munch.
    Molto bella la tua lettura , che sa cogliere un lampo di speranza anche nel cielo più plumbeo.

    Rispondi

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