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L’ANNUARIO DI POESIA. ANTOLOGIA 1994 – 2012, a cura di Gabriele TANDA. Nota di lettura di Giovanni Nuscis

 

A cura di Gabriele Tanda è stata pubblicata l’Antologia dell’Annuario di poesia (anni 1994-2012) della rivista “L’età del ferro” (Castelvecchi), diretta da Giorgio Manacorda, Alfonso Berardinelli e Walter Siti).

Il libro contiene una selezione degli interventi critici, delle recensioni e degli articoli pubblicati negli Annuari dal 1994 fino al 2012. Continua a leggere

Lirico terapia. Umberto Fiori

Piazzata

Se di colpo giù in piazza

in mezzo al chiasso

qualcuno alza la voce

e un’altra voce, più forte,

gliele ricanta, e si mettono a urlare

insulti e minacce, è come

se mi chiamassero per nome.

 

Si capisce ben poco, quasi niente

con gli alberi di mezzo, dal quinto piano,

ma io non chiedo al mio vicino

– anche lui sul balcone – perché lì sotto

si mangiano la faccia. Lo so bene

cosa li fa gridare. Lo riconosco

adesso, mentre mi prende

– anche me – per la gola, e mi tiene

qua sopra, senza fiato:

è grande, e non ha una ragione.

 

È che ognuno al mondo sta lì

con il suo ingombro osceno. Mento, guance,

e gli occhi in fuori, e in mezzo a quel testone

il naso a becco, dicono: così

e in nessun’altra maniera.

Ogni momento uno ti si para

davanti, ti fa vedere come,

ti fa vedere chi 

bisogna essere.

 

Così ce ne andiamo in giro

nei bar, sui tram: ognuno un santo mistero

messo in piazza, un esempio

che nessuno può seguire.

 

È questo lo spettacolo sfacciato,

la scenata che sale fin quassù.

*

Viene il respiro degli ippocastani,

col buio. L’onda ci lascia.

 

Da una finestra illuminata

anch’io lancio il mio urlo

e mi ritiro.

***

Difficile non ritrovare l’umanità quotidiana, in questi versi, la dose di violenza, la tassa da pagare a qualche forza oscura che si annida nella storia. Il “santo mistero”, tuttavia, nasconde sempre un germoglio di speranza, per chi non si arrende al proprio assurdo.

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La poesia della settimana. Umberto Fiori

Tallone

Giorno e notte, qua sotto,

 partono e arrivano i vagoni. 

Al vento nero delle gallerie 

sbattono giacche e giornali.

Si aprono le porte, si chiudono.

Facce, sedili, borse:

nasconde tutto, l’illuminazione.

Ma basta che sulle scale del mezzanino 

spunti in mezzo alle scarpe un piede nudo

– un alluce, un tallone stretto in un sandalo –

e tu risenti addosso, come l’evaso 

il faro che lo stana, la luce del mondo.

da Poeti italiani del secondo Novecento, volume secondo, Milano, Mondadori, 1996, p. 1029.