L’ANNUARIO DI POESIA. ANTOLOGIA 1994 – 2012, a cura di Gabriele TANDA. Nota di lettura di Giovanni Nuscis

 

A cura di Gabriele Tanda è stata pubblicata l’Antologia dell’Annuario di poesia (anni 1994-2012) della rivista “L’età del ferro” (Castelvecchi), diretta da Giorgio Manacorda, Alfonso Berardinelli e Walter Siti).

Il libro contiene una selezione degli interventi critici, delle recensioni e degli articoli pubblicati negli Annuari dal 1994 fino al 2012.

L’uscita dell’Antologia si lega alle stesse ragioni fondative dell’Annuario: mancava nei primi anni Novanta, scrive Gabriele Tanda nella sua introduzione, “una rivista a tiratura nazionale che riuscisse a raccontare, problematizzandola, la situazione poetica con i suoi coaguli di potere e ipocrisia, come mancava un impegno militante di recensione capillare”, “Non si dovrebbe più lasciare libero il campo a una critica  che non valuti il testo nella sua capacità di comunicare sinceri rovelli esistenziali e intellettuali. Il rischio è di ricadere nel deserto e di dissipare anche il poco e valido che negli anni analizzati era riuscito a emergere”; “La necessità è quella di definire i valori, le tendenze per dare una valida mappa di lettura del presente al pubblico dell’Annuario. Fissare dei punti, creare delle classifiche, fondare dei criteri e dei valori, …perché solo in un contesto in cui sono indicati saldi vertici e abissi melmosi, e non un piano paludoso e indistinto, si può fondare il futuro.”

I criteri, i valori e, più in particolare, “le radici concettuali da cui la rivista germogliò, si devono cercare” scrive ancora Tanda, “con tutta probabilità in Per la poesia (1993) di Giorgio Manacorda, il fondatore e direttore di Annuario, il quale, già nella quarta di copertina, riassumeva in dieci punti la sua idea della poesia.”

La rivista andò così a svilupparsi, con le naturali diversità di percorsi, di sensibilità, di storie personali e con l’irriducibile autonomia dei suoi redattori, intorno a un nucleo di valori solidi come quello di un “impegno militante di recensione capillare”, di valutazione di un testo “senza sconti”, “in modo argomentato e descrittivo”. Scriveva Giorgio Manacorda (Annuario ’96): “I poeti (forse) non si nascondono più dietro le parole. Le poesie rimettono in campo quello che ognuno ha da dire, così si vede se lo sa dire. Non si può più nascondere la povertà dietro la vaghezza. Poca esperienza e poca intelligenza daranno poca poesia. E tutti si devono prendere le loro responsabilità. Insomma, si tratta di non sfuggire al problema della qualità e del valore di ciò che leggiamo e di ciò che scriviamo. (…) La poesia arriverà di nuovo a tutti non perché chi scrive un modesto testo è un ottimo performer, ma solo se, e quando, chi scrive ha qualcosa da dire e chi legge qualcosa (un nucleo emotivo) in cui riconoscersi.” Paolo Febbraro nel suo Editoriale (2005) scriveva: “Se c’è un modo per cogliere immediatamente in atto il poeta sedicente, al di là di ogni corrività più o meno facilmente riscontrabile, è verificare peso, densità e stabilità del singolo verso, il modo necessario del suo coordinarsi col precedente e successivo.” Diagnosticava invece Alfonso Berardinelli, già trent’anni fa (Non è esattamente un asilo infantile (1994)): “La debolezza, l’opacità comunicativa, l’oscurità o, più precisamente, l’inconsistenza semantica di molta poesia di oggi deriva dal fatto che quella piccola cerchia di lettori fa finta di capire, o accetta il fatto che non venga detto quasi niente e che non ci sia quasi niente da capire. (…) Certo, nella poesia possono esserci delle zone di oscurità e di difficoltà, perché la letteratura è anche una sfida ai significati stabiliti e accettati. Ma credo che ora il gergalismo poetico abbia toccato limiti intollerabili, ridicoli e si tratta di tornare, se si è in grado di farlo, a parlare in poesia di tutto, senza limitazioni preliminari”.

L’Antologia ha dunque il merito di ricordare e storicizzare un’esperienza critica di grande valore. Una deontologia rigorosa e coraggiosa, a volte provocatoria, che ha indotto ad affrontare i testi con un’analisi sempre argomentata e fondata su una sicura competenza, finanche a stroncare, eventualmente, il testo e l’opera, nell’intento di “fare ecologia delle brutte opere e provare a edificare un panorama netto da comunicare alle nuove generazioni.” (curatore); caratterizzato da “qualità, essenzialità, densità e perfezione tecnica del linguaggio” (A. Berardinelli)

L’Antologia contiene gli interventi dei redattori degli Annuari a cominciare dal loro fondatore, Giorgio Manacorda, e di Paolo Febbraro, Alfonso Berardinelli, Renzo Paris, Walter Siti, Simone Barillari, Matteo Marchesini, Umberto Fiori, Attilio Lolini e Giorgio Nisini; alcuni di loro, eccellenti poeti oltre che eccellenti critici e studiosi.

Il volume contiene anche una selezione delle cinquecentoquarantasette recensioni uscite negli annuari dal 1994 fino al 2012, a firma, oltre che dei redattori anzidetti, anche di personalità del mondo letterario che vogliamo ricordare: Eraldo Affinati, Emanuele Trevi, Roberto Deidier, Stefano Verdino, Alessandro Fo, Francesco Vinci, Mirella Billi, Luigi Reitani, Anna Cascella, Daniela Marcheschi, Bianca Tarozzi, Fabrizio Bajec, Edoardo Zuccato, Carmelo Princiotta, Annelisa Alleva.

Si tratta dunque di un’opera preziosa sia per gli addetti ai lavori (poeti, critici, editori) sia per i lettori di poesia che troveranno in questa Antologia letture lucide, coraggiose e originali sulla produzione poetica italiana e sugli autori del secondo novecento e primi anni del Duemila. Un’”altra storia”, insomma, rispetto alle antologie pubblicate negli ultimi vent’anni.

Giovanni Nuscis

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L’ANNUARIO DI POESIA
Antologia 1994-2012
A cura di Gabriele Tanda
I libri dell’”Età del ferro”
Castelvecchi, 2022

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