La parola ai poeti. Antonio Corona

Forse, a volte, ci si stufa solo a leggerne il nome: poesia. Eppure poi, ritorna. Ritorna per chi la scrive, per chi la legge e detesta, per chi vorrebbe dimenticarla. Ma un giorno inaspettato eccola riapparire, improvvisa e schietta. La leggiamo ed è subito sconcerto, stupore o amore. Perché? 

Se la poesia nasce prima della scrittura, sotto forma di storie cantate o in frasi strutturate per farsi ricordare e tramandare più facilmente, oggi si assiste ad una totale inversione di tendenza. Le rime, molto usate in passato, diventano spesso ridondanti o scontate e la poesia non s’identifica più in un cielo terso, in una luna malinconica o in un gabbiano che plana ma è nella vita di tutti i giorni. La poesia diventa strumento di riflessione profonda, non scontata dove lo scrittore stesso si trova non solo a scrivere poesie ma ad essere necessariamente e istintivamente poeta.

Ed è questo che mi affascina e che spero di essere: una persona che riesce a cogliere aspetti poetici dove apparentemente sembrano non esserci. La poesia può celarsi nel dolore, nell’indifferenza, nella discriminazione, nella morte, in uno sguardo, gesto o respiro se queste vengono raccontate con differente saggezza e criticità costruttiva. Essere poeta oggi credo sia molto più complesso che nel passato. Diverse persone si dedicano a questo meraviglioso passatempo, ma ciò comporta anche “una sfida” nella ricerca dell’originalità creativa e nella capacità comunicativa. La poesia non può e non deve essere un impegnativo gioco linguistico, a cui solo pochi eletti possono accedere, ma deve essere, come l’arte, una realtà comunicativa alla quale si educa. Ci si arriva attraverso un percorso conoscitivo e di esperienza sia come lettore che come scrittore. Essere poeta credo sia prima di tutto un dono che può essere coltivato per perfezionarsi o essere abbandonato per rimanere puro svago. In questo profondo e misterioso processo conoscitivo e comunicativo s’incastra lo studio poetico volto a trasformare una semplice frase in verso. È qui che metrica, sonorità, figure retoriche si rendono utili strumenti che lo scrittore usa per far divenire la prosa una vera e propria poesia. Come si evince non è facile parlare di poesia né essere poeta, aldilà del proprio sentire emotivo. L’educazione poetica è un’arte che riguarda scrittore e lettore: solo quando entrambi sederanno comodi su una medesima sedia allora lì ci sarà la poesia perfetta.

Tutti questi miei pensieri e lucubrazioni rappresentano la mia dichiarazione poetica: un’arte confusa che prende forma ogni giorno regalandomi emozioni distinte. Un’evoluzione alla quale non risco a sottrarmi, un istinto o vocazione che mi appaga, per arrivare (spero e auspico) al cuore dei miei lettori senza filtri né eccessive macchinazioni. 

Un pensiero su “La parola ai poeti. Antonio Corona

  1. S&R

    Queste parole limpide e luminose arrivano dritte al cuore e illustrano molto bene la capacità trasfigurativa dello sguardo poetico sulla realtà.

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