1 domanda: Luce del più vasto giorno (la tua ultima silloge) ripercorre un arco di vita di più di dieci anni: poesie scritte due lustri fa, altre composte in un periodo intermedio, altre in questi ultimi mesi. Com’ è stato il lavoro di revisione ed unione di testi così distanti nel tempo?
E’ vero, Luce del più vasto giorno contiene liriche appartenenti a momenti ed esperienze diversi (la sezione più vecchia risale al 2009), e dunque il lavoro di revisione e armonizzazione prima della pubblicazione è stato intenso e continuo (io stesso intanto ero cambiato, e cambiato era il mio rapporto con la poesia e con le parole che a quel tempo mi avevano permesso di esprimere una mia particolare condizione interiore); posso dire però che ho cercato di svolgere il compito con lo scopo di non tradire mail’ispirazione iniziale delle poesie più datate. Entrando nella tematica del libro e sulla ragione del suo titolo, vorrei accennare al fatto che, a volte, nel corso della nostra vita, facciamo esperienza di un tempo di grazia (un incontro particolare, un evento, anche se doloroso…) in cui qualcosa “irrompe” nella nostra esistenza quotidiana, come un lampo. Allora può esserci data la possibilità di accedere ad una conoscenza più profonda del nostro io (una conoscenza non cercata, ma trovata, quasi per caso); ed è come se si nascesse nuovamente, come se fosse di nuovo alba, ricchi di uno sguardo interiore che ci rende esseri più liberi di amare e di agire. In questi casi anche la poesia viene investita da un senso nuovo, e vivere diventa il tentativo di non separarsi da quella luce, anche se avvertiamo la transitorietà di quella “visitazione”. Ecco, la poesia che è nata da quell’evento, attesta di un orizzonte interiore inedito e spaesante, ma innervante una nuova dicibilità, anche se, una volta sul foglio, essa resta solo una traccia, una sembianza inadeguata di una realtà più grande e inafferrabile.
2° domanda: Due temi che tornano spesso, nei tuoi componimenti, sono il dolore e una costante ricerca a livello di fede: che significato e che importanza hanno questi aspetti nella tua vita di tutti i giorni, oltre che nel tuo percorso poetico?
Vita di tutti i giorni e percorso poetico sono esperienze inseparabili. Perdonami se, a riguardo, cito Luzi; nei suoi Versi d’ ottobre il poeta dice: “…è qui/ non altrove che deve farsi luce”. Ecco, io credo che la poesia non sia una dimensione parallela alla vita, ma un percorso che s’intreccia con questa, una possibilità che ci è data per comprendere un po’ più il mistero che siamo e che restiamo: ho sempre creduto che l’uomo, mediante la poesia, potesse conseguire un frammento in più di verità, un frammento di luce necessario a vivere meglio la vita che ci è stata donata. Il poeta ha fatto la sua scelta, ha deciso di vivere la dimensione del finire, dell’essere che sa di non poter preservare la durata, e da qui alza il suo canto, al tempo stesso canto del finire e di un nuovo inizio.
Se la poesia non vive l’esperienza di questa “incarnazione”, potrà dir tutto, ma non dirà mai veramente ciò che conta. Ora la vita porta sempre con sé non solo l’esperienza della luce, ma anche quella del buio e del dolore, sia fisico che spirituale. Entrambe queste esperienze hanno una conseguenza diretta sulla nostra vita: paralizzano la nostra libertà di essere e di amare. E qui, ecco che può venirci in aiuto la poesia, la quale ha un grande valore, non solo estetico – letterario, ma soprattuttoterapeutico; grazie ad essa l’uomo può dare “appuntamento a se stesso”, può provare a riconoscersi, imparare a frequentare le zone meno tranquille e più fragili del proprio io. Dare luce a questo, far emergere il sotterraneo che è in noi, significa, per la poesia, operare per l’avvento di un’ umanità più autentica e riconciliata con se stessa. E’ un percorso, come dicevo prima, che non può eludere la realtà del dolore e che incrocia quella della Fede. D’altronde chi si abitua ad un esercizio di lettura interiore, non può essere lontano dalla Fede, poiché questa è attesa e speranza di un’ umanità nuova, tutta interiore, che, citando San Paolo, “geme in modo inesprimibile” in ognuno di noi. La poesia non fa altro che far emergere l’uomo seppellito in ciascuno di noi, conferendogli dignità e cittadinanza, ridando respiro ad una vita che, a volte, si trascina dimentica del suo ultimo orizzonte.
3° domanda: Che importanza ha (e che posto, quanto tempo occupa) la lettura di altri poeti, nel tuo quotidiano?
Ogni poeta dovrebbe essere grato, sempre, ai poeti che ha avuto la fortuna di incontrare o di leggere, perché ognuno di essi vive in lui, contribuendo, in modo consapevole o inconsapevole, alla sua formazione. Tutti noi siamo sempre l’esito, anche se momentaneo, degli incontri che abbiamo avuto modo di vivere. Nel mio caso fondamentali sono state, da giovane, le letture diUngaretti, Neruda e Lorca e la breve esperienza con i poeti dell’Antigruppo. Nei tempi della maturità il bisogno della formazione ha preso il sopravvento su quello dell’espressione, e quindi mi sono dato a letture più approfondite dei poeti che ho sempre amato: Rebora, Caproni, Luzi, Rilke, Borges… Devo dire però che fondamentali per me sono gli incontri, ovvero la possibilità di ascoltare qualcosa dalla voce stessa dei poeti. In questo senso un momento cruciale nel mio percorso è stato l’incontro con la Gualtieri, che ha inciso non poco nel mio modo di vedere la poesia. Tornando alla domanda, posso dirti che per me non c’è giorno che non si apra e non si chiuda senza la lettura di un qualche verso. Di fronte alla ricchezza e alle continue novità che caratterizzano il panorama poetico attuale, avverto però sempre il bisogno di un ritorno alle sorgenti, e quindi a certi grandi del Novecento, come Luzi e Montale.
4° domanda:Tre poeti ( e relative opere) imprescindibili, secondo te, per chi si avvicina, ama o scrive poesia.
Direi, innanzitutto, il Libro d’ore di Rilke per comprendere il livello di profondità che può essere esperito dal linguaggio poetico; poi Mandate a dire all’imperatore di Pierluigi Cappello, che ci pone di fronte ad una parola sovrasoggettiva che sa essere voce di chi voce non ha, e infine Le assi curve di Bonnefoy per riflettere sul tema della Bellezza e sul suo ruolo salvifico, in tempi come i nostri in cui tutto si consuma e si logora ad una velocità spaventosa.

