La parola ai poeti. Vincenzo Mascolo

FRAMMENTI DI UN DISCORSO POETICO, UN PORETORICO E UN PONO. COME DUSO

  1. Metti in versi la vita: questo verso di Giovanni Giudici mi torna alla mente ogni  volta che mi accingo a scrivere una poesia. Meglio “mettere la vita in versi”, scrivere  di ciò che appartiene alla quotidianità, oppure avere il coraggio di “turbare  l’universo”, sondare il mistero in cui siamo immersi? Non penso possa esserci una  risposta univoca. E forse rispondere non serve perché, come recita l’ultimo verso di  quella poesia di Giudici, in ogni caso l’essere è più del dire

  1. Il silenzio è il principio generatore della parola poetica, il suo pneuma, ed è al  contempo il suo grembo materno, che la nutre e la protegge. Origine della poesia,  dunque, e “luogo” del suo sviluppo, della sua evoluzione. Privilegio da sempre la  dimensione silenziosa e penso che oggi più che mai, per difenderci dal frastuono 

dell’autoreferenzialità, non sempre giustificata, che pervade il nostro tempo,  amplificata com’è dai cosiddetti social network, sia necessario riscoprire  l’importanza del silenzio. Sarebbe, questo sì, un gesto poetico rivoluzionario. E non  solo poetico. 

  1. Una scultura in marmo nasce per sottrazione della materia. Lo scultore lavora con  lo scalpello il blocco di pietra e poco alla volta lo riduce, fino a quando l’opera si  manifesta. Vale anche per la poesia. Bisogna eliminare la superfluità che affolla il preverbale, evitando di scrivere parole inutili. Oppure cancellandole. Solo così si  permette alla poesia di rivelarsi. Emilio Isgrò dice della “sua” cancellatura: “È un  dire no per poter dire un sì alle cose che contano, è un elemento di riflessione.” Non  si può non essere d’accordo. 

rosa floribunda 

rosa sarmentosa 

rosa damascena 

rosa rubiginosa 

il bosco 

è un libro muto 

la rugiada

il profumo della rosa  selvatica l’opera 

si compie nel silenzio 

misteriosa  ineffabile rosa 

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