La parola ai poeti. Sheila Moscatelli

Cos’è mai la poesia? Più di una risposta incerta è stata già data in proposito. Ma io non lo so e mi aggrappo a questo come alla salvezza di un corrimano. Wislawa Szymborska.

Anche io non lo so, e mi affido al corrimano per necessità, perché non posso farne a meno. La poesia fa parte del mio modo di vivere, riempie di senso il mio quotidiano. Mi consente di sentire che ogni cosa è più grande di quello che razionalmente possiamo capire. Di vivere seguendo tutti i sensi, anche il sesto. Di sperimentare quello di cui parla Peter Handke in Canto alla durata: “Mi venne così di descrivere la sensazione della durata come il momento in cui ci si mette in ascolto, il momento in cui ci si raccoglie in se stessi, in cui ci si sente avvolgere, il momento in cui ci si sente raggiungere da un sole in più, da un vento fresco, da un delicato accordo senza suono in cui tutte le dissonanze si compongono e si fondono assieme. Ci vogliono giorni, passano anni. La durata ha a che fare con gli anni, con i decenni, con il tempo della nostra vita: ecco, la durata è la sensazione di vivere”.

Di fronte alla sfida di condensare in un nucleo incandescente la mia idea di poesia e il mio vissuto, sono arrivata alla conclusione che l’unico modo per riuscirci fosse chiedere aiuto a chi in passato ha tracciato la via, prendendo in prestito tra le loro parole, quelle che in me hanno acceso la luce. 

Grazie alla poesia ho imparato che non sono sola mai, che siamo tutti collegati e che niente finisce davvero. La poesia è una scala a pioli tra i secoli ha scritto Brian Myers.

Ho imparato, con non poca fatica, che è preferibile affidarmi a quello che sento anche se non lo capisco, con la certezza che niente accade per caso. Rilke in Lettere a un giovane poeta:Essere artisti significa non calcolare o contare; maturare come l’albero, che non incalza i suoi succhi e fiducioso sta nelle tempeste di primavera, senza l’ansia che dopo possa non giungere l’estate. L’estate giunge. Ma giunge solo a chi è paziente e vive come se l’eternità gli stesse innanzi, coì sereno e spensierato e vasto”.

Che ciò che conta è il viaggio e che il più importante è quello dentro di me, per conoscermi sempre più profondamente, per scoprire le immagini dietro le figure e riuscire a nominarle. Scrive Milo De Angelis: “Non si scrive ciò che sai ma cominci a saperlo scrivendo. Dobbiamo capire chi siamo. Il viaggio in avanti verso il nostro posto è nel medesimo istante un viaggio all’indietro verso ciò che siamo stati e che ora possiamo riconoscere”. 

Ho imparato a togliermi dal centro, a smettere di chiedermi cosa voglio e a cercare di realizzare al meglio quello che mi viene chiesto. Etty Hillesum nel Diario: “In un campo deve pur esserci un poeta, che da poeta viva anche quella vita e la sappia cantare. Andrà come andrà e sarà per il meglio”.

A rispondere sì. Ad accettare la responsabilità di mettere in gioco il talento che ho ricevuto. Ancora Rilke: “Guardi dentro di sé, esplori le profondità da cui scaturisce la sua vita; a quella fonte troverà risposta alla domanda se lei debba creare. Si vedrà forse che è chiamato ad essere artista. Allora prenda su di se la sorte, e la sopporti, ne porti il peso e la grandezza, senza mai ambire al premio che può venire dall’esterno. Poiché chi crea deve essere un mondo per sé e in sé trovare tutto, e nella natura la sua compagna”.         

A riconoscere il potere della parola, che è in grado di mettere in movimento l’energia per cambiare il mondo. Ancora Etty Hillesum: “Convinciamoci che ogni atomo di odio che aggiungiamo al mondo lo rende ancor più inospitale”.  

A mettere a frutto il tempo e essere presente. La poesia c’è sempre, in ogni cosa, come la bellezza, ma è necessario saperla vedere. Sara Costanzo nell’introduzione a Abitare poeticamente il mondo di Bobin scrive: “Ogni minuto di contemplazione, o di poesia, ci permette di ristabilire il contatto vitale con la realtà e questo esercizio ci pone in risonanza come un diapason con il mondo che ci circonda”.

Ho imparato a essere grata per quello che ricevo. Secondo Bobin “Il coraggio non sta nel dipingere questa vita come un inferno, dal momento che molto spesso lo è: sta nel considerarla tale e mantenere, malgrado tutto, la speranza del paradiso”.

A essere fedele in modo radicale. Margherita Guidacci nei Consigli a un giovane poeta: “Meglio scrivere un libro importante nel deserto, dirgli sei figlio del deserto, qui sei nato e qui rimani, solo le pietre ti avranno conosciuto, che diventare celebri per equivoco”. 

Così cerco di vivere ogni giorno immersa nella poesia, di rimanere aperta, in ascolto, senza dare niente per scontato e con impegno e gratitudine scrivere quando qualcosa arriva. 

I suoi calzini 

Ti regalo una fantasia di calzini blu troppo grandi
che scaldano ricordi
di silenzio facile che scorre come seta
tra un bacio e una carezza
di mani gelate che si posano sulla pancia
di anche io ti amo formula magica infallibile
che protegge dalla realtà come l’armatura il cavaliere
guardarti dentro mi incanta come starti di fronte
in questo amore così intimo assoluto prepotente
inarrestabile incondizionato ostinato irrazionale reale fisico

– con gli occhi aperti e i piedi al caldo nei suoi calzini blu –
*
Di fiori detti pensieri

Ho bisogno di sentimenti
di parole, di parole scelte sapientemente
di fiori, detti pensieri…
(Alda Merini)

Nel nostro angolo di vita
portami una rosa una viola o una margherita
ti aspetto vestita di miele e gelsomini
per guardare insieme la luna di giorno
non tardare altrimenti farà buio
*
Apro un cassetto vuoto
ci metto dentro i tuoi occhi
l’abbraccio che ti avvolge il polso
l’umido della lingua sulle labbra
l’odore della pelle alla clavicola
la voce spezzata dal piacere
il tuo sapore profondo denso
le parole incastrate tra i denti
i ti amo urlati dagli occhi
le pareti sempreverdi del desiderio
la speranza – assoluta – di ritrovarci noi
*
Scrivo lettere in un letto vuoto
a pancia in giù su fogli a righe
lungo ponti di silenzio consumo scarpe
bottoni e calzini rimasti a terra
si allontanano dagli occhi
La scala di parole vibra di luce
colma la distanza tra le mani
gli anelli suonano al tocco
e nel folto della barba
sulle labbra cade un bacio
*

Nota biografica

Sheila Moscatelli è nata a Terni il 31 dicembre del 1977 e vive a Ravenna. Fa il medico, ha due figli e pratica yoga. Ha partecipato a Interno Poesia Workshop con Valerio Grutt nel 2022 e alla Scuola Annuale di Poesia de La Scuola di Editoria con Massimiliano Bardotti e Valerio Grutt nel 2023. Suoi inediti sono stati pubblicati su Atelier Poesia, su Interno Poesia blog e su Poeti Oggi. Alcune sue poesie sono state tradotte in spagnolo da Antonio Nazzaro per il Centro Cultural Tina Modotti. Sta lavorando alla sua prima raccolta.

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