La parola ai poeti. Lara Pagani

Ho cominciato a scrivere in versi con assiduità e a condividere i miei testi relativamente tardi, ossia qualche anno fa.
Ancora oggi il rapporto che sento più congeniale con la poesia è quello da lettrice: mi circondo di libri, ne leggo più di uno alla volta, finisco per sembrare pure un po’ maniacale.
Cerco, nella lettura, non tanto un appagamento quanto un senso di vertigine, di spaesamento; talora basta un verso ad attraversarmi per non lasciarmi più o semplicemente a capovolgermi la giornata.
La mia scrittura è il tentativo di modulare un grido; a volte lo chiudo in una gabbia metrica, altre non mi è possibile farlo. Sento spesso l’esigenza, forse ingenua, di occupare lo spazio bianco con un mio criterio. Raramente sono contenta di ciò che scrivo; raramente, però, ritocco i miei testi.
In questi anni di condivisione ho incontrato, virtualmente e non, tante persone. Grazie ad alcune di loro ho studiato, appreso, approfondito aspetti tecnici del “fare” poesia; da altre ancora ho ricevuto  amicizia, stima ricambiata e duraturo scambio. È questo aspetto, forse, che più mi ha reso felice. Mai, mai avrei pensato che un giorno qualcuno quel mio “grido” lo intercettasse — per abbracciarlo.

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