Cronache dalle rovine, di Emiliano Cribari

di Annalisa Ciampalini

La poesia è un continuo movimento.

Nota di lettura a “Cronache dalle rovine” (peQuod, 2023) di Emiliano Cribari

La nota biografica di Emiliano Cribari posta sul risvolto di copertina del libro inizia con la seguente frase: “Poeta, camminatore, cercatore di luoghi perduti”. E questi tratti biografici sono imprescindibili per chi voglia conoscere e apprezzare pienamente la scrittura del nostro poeta.  Molti testi raccolti in “Cronache dalle rovine” (Pequod, 2023, collana portosepolto) prendono vita grazie a un’osservazione diretta dei luoghi, i versi emergono mentre il poeta cammina, si sposta da un sentiero all’altro, si addentra nel bosco, raggiunge la radura, osserva gli alberi: “la poesia è un continuo movimento. Io non potrei / più scrivere seduto”. 

In un’intervista apparsa su “La poesia e lo spirito” nell’aprile 2023, a proposito di questa sua opera Emiliano scrive: “È nato un libro e quasi non me ne sono accorto. Forse non è la prima volta – scrivendo a tentoni – ma è la prima volta che sento rompersi le acque e fluire parole meno accidentate.”  In effetti, sia che si tratti di poesia, sia che si tratti di prosa poetica, la scrittura è sempre fluida, si posa con naturalezza sui profili dei paesaggi, mantiene la vivace immediatezza di chi parla camminando anche nei momenti di riflessione  e introspezione, come si evince dai versi seguenti: “cos’ha l’aggettivo che disturba così tanto / forse il problema è che qualifica / che determina? /il problema è che dimostra?”

La natura appare grande, multiforme, in costante relazione con le stagioni: la montagna, il bosco, il mare emergono con potenza, sono vibranti, selvaggi, a volte aspri, ma mai inospitali, sempre sensibili alla presenza dell’uomo. La scrittura di Emiliano accoglie uno spazio per ogni tempo: il tempo del cammino e quello del riposo, il tempo dell’ascolto e della riflessione, il tempo malinconico e commovente in cui avviene l’incontro con i luoghi dell’abbandono, “Case chiuse, chiese chiuse, campane che suonano a vuoto.” 

Come tutti i camminatori attenti, amanti degli itinerari poco battuti, Emiliano sa che accanto all’oggettività di una cartina geografica esiste una conoscenza che si basa sulla forma dei sentieri, sull’inclinazione dei pendii, sulla distanza, mai misurata, che separa un eremo da un grande albero. Se la mente è pronta, mentre si è in transito, apprendiamo una geografia nuova, che va a completare e ad arricchire quella che impariamo dai libri di scuola. 

Ma cos’è che spinge il nostro autore a camminare? La scintilla che lo induce ad arrampicarsi lungo i fianchi degli Appennini per giungere in luoghi che vanno scomparendo? I motivi potrebbero essere molteplici, complessi e misteriosi, e non serve indagare sistematicamente. Ciò che invece mi sembra interessante evidenziare, dopo aver letto diversi libri di Cribari e aver partecipato a una delle sue escursioni letterarie, è che le camminate di Emiliano non sono fini a sé stesse, non fanno del corpo il protagonista assoluto. Cribari non scala una montagna per conquistarne la vetta, non si addentra nel fitto del bosco per mettere alla prova il suo senso di orientamento. 

Ciò che si respira nei versi e lungo gli itinerari del nostro poeta è il desiderio di riuscire a sentire nuovamente il richiamo dei luoghi dimenticati, l’auspicio di poter ridurre la distanza che si è creata tra l’uomo e “l’aritmetica dei boschi”.

La natura, mano a mano che il cammino procede, diventa sempre più simile a noi, si sviluppa un’intesa, e finalmente possiamo iniziare a tessere di nuovo quell’antico legame che in questa epoca sembra così inconsistente: “ai bambini bisogna insegnare la malinconia / la languida malinconia di questi boschi / dei ruderi e delle rovine”.

In Emiliano è grande desiderio di conoscere, e anche quello di far crescere il suo cammino spirituale, sono desideri autentici e mai del tutto appagati, così come articolato e inesausto è il suo errare per i sentieri: perché alla fine del viaggio c’è sempre qualcosa che non è stato osservato, o che non è stato trovato. E allora bisogna rimettersi in cammino, aspettare la luce propizia, continuare a cercare quel posto, quelle persone, e vivere.

*

Testi tratti dal libro

osserva:
entra dal bosco una striscia
l’odore fiabesco di qualcosa di rosso
sono arrivato:
l’alba preme sull’immobile
ingranaggio dei monti
c’è nell’aria un sentore di storia compiuta
sapere che un giorno sembreranno
felici
anche questi giorni inutilmente
infelici
**

le mani in tasca
un fuoco acceso
l’aria bianca appannata
sopra i vetri contriti
benvenuto inverno dei prati
che pregano albini
dei pascoli neri
nell’ombra dei monti
intirizziti
l’acqua bollente scalpita
muta
non è ancora mattina
le tegole ligie sono pronte
a mutare
io scrivo poesie
per non tremare
**

aria di sgelo fumo mesto dal fiume
il sole sbreccia la montagna
e fa suo tutto l’itinerario del cielo:
è una promessa mantenuta fino a sera
cammino inciampando tra ghiande reiette
piccolo minuscolo quasi inesistente
se anche mi ammalo cosa cambia
di così rilevante?
salirò ancora per ore
rifuggito da ogni bestia selvatica
perché nei boschi sfiorisco invece che fiorire?
vastità sfiorata del lasciarsi andare
**

ha piovuto il sentiero è sparito
spariti gli uomini il bosco
è tornato più prossimo a Dio
se muoio qui di introspezione
verranno a prendermi i cinghiali
eccoli in branco ingrugnire
sotto cieli rovinati dai caccia americani
sotto cieli disumani
sono a un passo
oltre le eriche ritorte
affamate
li ho chiamati
se muoio qui di silenzio o di senso
verranno a prendermi gli uccelli a brevi voli
un canto funebre per echi e lontananze
omelia di foglie accese dai venti
c’è più pace fra i selvaggi
più speranza di pietà
in mezzo ai monti
**
torna pace fra le case sventrate
la montagna non incombe
s’incanala
non grava ormai più
trema nei cancelli arrugginiti
pianta semi fra le voci appassite
morto l’uomo è risorto il silenzio
ripercorrono l’asfalto gli animali sui sentieri
germina tutto ciò che è incolto
famelico un corvo
d’abbandono è sfigurato il nuovo mondo
**

Cara Inquietudine,
ora so che la quiete non è il silenzio ma la disponibilità a lasciarsi andare.
Emiliano

 

Nota biografica

Emiliano Cribari è poeta, camminatore, cercatore di luoghi perduti.
Dal 1999 ha iniziato a sperimentare nel contesto di svariati ambiti artistici: dalla poesia al teatro, dalla fotografia all’audiovisivo. Parallelamente, ha maturato esperienze professionali anche nel campo dell’editoria e del giornalismo.  

Dal 2015 ha iniziato a sviluppare progetti fotografici di carattere personale, soprattutto su tematiche sociali. Nel 2019, come guida ambientale escursionistica, ha dato vita alle “camminate letterarie”, escursioni in ambienti naturali caratterizzate da letture poetiche.
Ha pubblicato La cura degli istanti (Transeuropa, 2019), La vita minima (AnimaMundi, 2020), Errante (AnimaMundi/emuse, 2022), Mar D’Appennino (Edizione dei Cammini, 2022), Il valore dell’aria (EC, 2022), I diari del libraio errante (EC, 2023) e Cronache dalle rovine (peQuod, 2023).

Ha inoltre curato il riadattamento in lingua italiana della raccolta di poesie La saggezza del condannato a morte e altre poesie di Mahmud Darwish (emuse, 2022).

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