Le parole hanno spirito, sagoma, tempra.
Le zeta di mozzare, simili a fulmini e sfregi, non mozzano forse più del generico tagliare, dei leziosi recidere e dissecare, assai più del dotto, effeminato scindere?
Lo stesso troncare, così austero, così gagliardo e imperioso nell’implicar gola denti naso palato, regge forse al paragone di quel suono drastico, più secco d’una lama che piombi repentina sul collo docile e ignaro della vittima? Puoi vederne la testa rotolare nel fango.
L’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino. 6
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