Una nota su Marco Munaro

da qui

di Giorgio Stella

Il poeta di Rovigo al secolo Marco Munaro è un giocatore di azzardo di versi. Una cronologia sarebbe impossibile in questo senso: ci sembra una scommessa tentata, tentata bene, la sua poetica che non garantisce il poema ma lo arricchisce nello schema che appunto lo diminuisce. Veramente una Las Vegas senza luci al neon che riproduce al buio del nero. In effetti il Nostro come già detto ma vale ripeterlo non ha comparti stagni, rievoca i fasti di un’antica leggenda che rappresenta un’epoca e i suoi protagonisti. Un’epoca provvida nella medesima propria. Suo malgrado, ma non per caso, per caso suo, risolleva la traballante economia ermeneutica. Il mittente e il destinatario si equivalgono. Erede di una proprietà privata pignorata, da un novecento post-mortem, come un veggente riepiloga un’assenza già presente. Ma non fa niente, niente di male, come una madre purtroppo precocemente assente.

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