
Una profonda nostalgia alimenta la poesia, civile e visionaria, di Giovanni Peli: “C’era amore nell’aria, molte estati fa/ non c’era alcuna consapevolezza, solo desiderio”. È dunque ancora più grande la delusione dalla contemporaneità e al poeta restano solo rabbia e rimpianti, incubi e profezie. Il linguaggio è parascientifico, e il lettore ha l’amara impressione di aver letto un referto autoptico sul nostro presente, “un sentore d’infarto e rotte di collisione.” (Antonio Fiori)
.
Le due poesie sono tratte da una breve raccolta poematica inedita, di cinque testi, intitolata Promesse.
2
Quasi invisibile sul marciapiede si apre una ferita
dopo giorni di piogge torrenziali, qualche insetto entra e esce
proprio da lì, da quel tratto di cemento escoriato
solo un generico insetto, una nullità, forse non ha nemmeno un nome
non è classificato, forse invece è un essere fantastico
è l’unico esemplare, è l’ultimo esemplare.
Un bipede maschio etero bianco irraggia sole malato
dai pori, trasferisce energia cosmica e ambigua
dal cielo agli altri esseri viventi
tutti lo odiano e lui se ne vanta
porta dolore agli altri da quando è nato
cerca lo scontro e sa di poter distruggere con lo sguardo
le migliori vittime sono esseri umani, donne e gente debole
che pur di non soffrire troppo lo lasciano agire.
Dal sangue versato nascono insetti mai visti
aiutati da funghi tenacissimi
avidi di vita spaccano lastricati
perforano spessi strati di malta
sono duri come il diamante
uno sciame di queste bestie anomale perforerebbe le strade
farebbe crollare viadotti, queste piccole bestemmie
con il loro metallico carapace
oggi sbucano da questa ferita che sbava fuori
prima catrame poi bitume poi petrolio
un cane lecca e si accascia morente, sputa sangue
l’essere umano vede la sua stessa cattiveria
negli occhi del cane
se ne compiace
un vapore infiammabile sale in astioso silenzio
unendosi a pregne nuvole biancastre.
C’era amore nell’aria, molte estati fa
non c’era nessuna consapevolezza, solo desiderio.
Ma oggi un’auto è allo spartitraffico
ferma di una intollerabile immobilità
le estremità dei vent’anni sono riparate
da guanti tagliati e cuffie griffate
quello al volante si volta
posa la mano sulla spalla del sedile
per fare marcia indietro
in quella ridicola posizione grida qualcosa
gelando di parole sconce l’abitacolo
il passeggero ha la testa fra le mani
e la nuvola di fiato gli ride sopra
dominando il significato del tempo,
l’altro grida ancora più forte quando prende la decisione
mirando la lancia ypsilon che ha appena messo la quarta
c’era dentro una donna che aveva fretta e ora esce
barcollando nella sua maschera di sangue
il passeggero aveva diciassette anni
e la testa fra le mani si è staccata dal corpo
l’altro riporta lievi ferite
gocce di sangue non suo che sembrano coccinelle.
4
Il prezzo è quello di una rarità, alto, incomprensibile
gli indici dei bambini sfiorano il cielo
e altre umide e fertili incubatrici azzurrine
l’uomo indurito prosegue la sua strada
si alimenta delle proprie convinzioni,
fino all’ultima ora dell’ultimo giorno
ha ragione, granitico, oggi come ieri,
dal suo lato del territorio non c’è alcun dubbio
e i tuoi sentimenti ondivaghi frenano l’ingranaggio,
ti prende alla gola solo per umiliarti
perché conosce tutto quello che vede
e che tocca.
Qui infatti abbiamo solo il canto senza eleganza,
la lingua degli sconfitti, delle contraddizioni,
un sentore di infarto e rotte di collisione.
Bruciare o annegare non fa differenza.
Quando le promesse sbocciavano
in rotondità barocche
avvitandosi su in alto diffondendo
la stessa luce nera su ogni cosa
senza alcun sostegno
figlie di gimnosperme ora estinte
noi, invece di stare zitti e ascoltare
avevamo troppo da chiarire
volevamo dare spiegazioni
affrettarci a riparare
riempire i vuoti di laico pudore
di disamorato distacco.
Nell’arte scoordinata della fuga
la terra ci sente sparire piano
trattiene le nostre orme con amore
scongiurando il nostro ritorno.
*
Giovanni Peli è nato a Brescia nel 1978.
Ha fondato Lamantica Edizioni con la traduttrice Federica Cremaschi.
E’ uscita quest’anno la raccolta Poesie 1994-2024 (Calibano, 2024).
