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Giovanni PELI, poesie inedite. Nota di Antonio Fiori

Una profonda nostalgia alimenta la poesia, civile e visionaria, di Giovanni Peli: “C’era amore nell’aria, molte estati fa/ non c’era alcuna consapevolezza, solo desiderio”. È dunque ancora più grande la delusione dalla contemporaneità e al poeta restano solo rabbia e rimpianti, incubi e profezie. Il linguaggio è parascientifico, e il lettore ha l’amara impressione di aver letto un referto autoptico sul nostro presente, “un sentore d’infarto e rotte di collisione.” (Antonio Fiori) Continua a leggere

La parola ai poeti. Giovanni Peli


Non ho un rapporto pacificato con la poesia, non sono nemmeno più sicuro di sapere cosa sia. So che da anni continuo a scriverla ma non ho più voglia di pubblicarla, che quando finisco una poesia non capisco perché l’ho scritta. Posso parlarne in termini tecnici, dire che è un’arte fatta di parole, metro, ritmo, accenti, rimandi musicali di vario tipo, musica che fa il senso, che aggiunge senso, che lo completa. In realtà però sento che la poesia è qualcosa d’altro. Mano a mano che passano gli anni la domanda “che cos’è la poesia?” diventa sempre più incomprensibile e la risposta diventa sempre più oscura.

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“Onore ai vivi”, Giovanni Peli

recensione a cura di Antonio Fiori

Già l’esergo convince: “Una realtà immaginata non è una bugia” (N.H.Harari); questa poesia chiede credito e dà credito prima di farsi conoscere, ci avverte, promette qualcosa anche nel titolo. C’è poi la premura di un’introduzione, ch’è in prosa poetica: ci dice che il canto ha inizio dal battito, dal suo ritmo, con la speranza di riconoscersi alla fine (insieme al lettore forse) nella beatitudine dei ribelli, che finalmente trovano il “tempo metronomico adeguato”, la loro “malattia di sani”.
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