2 pensieri su “Luigi Maria Corsanico legge Tito Lucrezio Caro”
Luigi Maria Corsanico
TITO LUCREZIO CARO (Pompei o Ercolano, 98/94 a.C. – Roma, 15 ottobre 50 o 55 a.C.)
DE RERUM NATURA, LIBRO QUINTO/DELLE ARMI E DELLE GUERRE
Della Natura
TITO LUCREZIO CARO
A cura di Armando Fellin
Editore: Torino, UTET,, Torino, 1963
“The land of blue lichens” ?2018
Neu Musik Duett
Guido Mazzon synthesizer
Marta Sacchi flugelhorn
Voce recitante: Luigi Maria Corsanico
************************
Prime armi furono le mani, le unghie, i denti,
e i sassi e i rami spezzati dei boschi,
e le fiamme e il fuoco, subito che furon conosciuti.
Più tardi fu scoperta la forza del ferro e del bronzo;
del bronzo prima che del ferro fu conosciuto l’uso,
perché la sua materia è più cedevole e maggiore n’è l’abbondanza.
Col bronzo lavoravano il terreno, col bronzo si azzuffavano tra le onde della battaglia,
spargevano atroci ferite e predavano greggi e campi:
a quegli uomini armati facilmente cedeva tutto quel ch’era nudo ed inerme.
Quindi a poco a poco comparve la spada di ferro
e fu vòlto a scherno l’aspetto della falce di bronzo,
e col ferro cominciarono a rompere il suolo della terra,
e furon pareggiati i rischi della guerra incerta.
Ed è uso più antico montare armato sui fianchi del cavallo guidandolo col morso,
e disporre del vigore della destra,
che su un carro a due cavalli tentare i rischi della guerra.
E aggiogare due cavalli si usò prima che attaccar due pariglie,
e che salire in armi sopra i carri falcati.
Più tardi ai buoi Lucani dal corpo turrito,
mostruosi, di mano serpentina,
i Punici insegnarono a sopportar le ferite in battaglia
e a sconvolgere le grandi orde di Marte.
Così l’un dopo l’altro la funesta discordia
creò gli strumenti per atterrire i popoli in armi,
e di giorno in giorno aggravò gli orrori della guerra.
****
Questo a mano a mano ha sospinto la vita in alto mare
e ha suscitato dal profondo le grandi tempeste della guerra.
Ma il sole e la luna che, vigili, con la loro luce percorrono
intorno la gran volta rotante del cielo, insegnarono agli
uomini che le stagioni ritornano in cerchio
e che la vicenda si compie con norma certa e ordine fisso.
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TITO LUCREZIO CARO (Pompei o Ercolano, 98/94 a.C. – Roma, 15 ottobre 50 o 55 a.C.)
DE RERUM NATURA, LIBRO QUINTO/DELLE ARMI E DELLE GUERRE
Della Natura
TITO LUCREZIO CARO
A cura di Armando Fellin
Editore: Torino, UTET,, Torino, 1963
“The land of blue lichens” ?2018
Neu Musik Duett
Guido Mazzon synthesizer
Marta Sacchi flugelhorn
Voce recitante: Luigi Maria Corsanico
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Prime armi furono le mani, le unghie, i denti,
e i sassi e i rami spezzati dei boschi,
e le fiamme e il fuoco, subito che furon conosciuti.
Più tardi fu scoperta la forza del ferro e del bronzo;
del bronzo prima che del ferro fu conosciuto l’uso,
perché la sua materia è più cedevole e maggiore n’è l’abbondanza.
Col bronzo lavoravano il terreno, col bronzo si azzuffavano tra le onde della battaglia,
spargevano atroci ferite e predavano greggi e campi:
a quegli uomini armati facilmente cedeva tutto quel ch’era nudo ed inerme.
Quindi a poco a poco comparve la spada di ferro
e fu vòlto a scherno l’aspetto della falce di bronzo,
e col ferro cominciarono a rompere il suolo della terra,
e furon pareggiati i rischi della guerra incerta.
Ed è uso più antico montare armato sui fianchi del cavallo guidandolo col morso,
e disporre del vigore della destra,
che su un carro a due cavalli tentare i rischi della guerra.
E aggiogare due cavalli si usò prima che attaccar due pariglie,
e che salire in armi sopra i carri falcati.
Più tardi ai buoi Lucani dal corpo turrito,
mostruosi, di mano serpentina,
i Punici insegnarono a sopportar le ferite in battaglia
e a sconvolgere le grandi orde di Marte.
Così l’un dopo l’altro la funesta discordia
creò gli strumenti per atterrire i popoli in armi,
e di giorno in giorno aggravò gli orrori della guerra.
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Questo a mano a mano ha sospinto la vita in alto mare
e ha suscitato dal profondo le grandi tempeste della guerra.
Ma il sole e la luna che, vigili, con la loro luce percorrono
intorno la gran volta rotante del cielo, insegnarono agli
uomini che le stagioni ritornano in cerchio
e che la vicenda si compie con norma certa e ordine fisso.
La vita sospinta in alto mare torna sempre a riva, nonostante noi.
Grazie