POESIA E POLITICA.12. LUANA FARINA MARTINELLI

Il senso (I poeti e i bambini di Gaza 2014)

 

E siamo sempre qui

ad osservare

sempre attenti da anni

dentro e fuori

ogni parlare ingiusto

superficiale

che crea pregiudizio

facendo male.

A volte sgomenti e stizziti

avviliti  e poi ancora barricati

a difenderci  da ingiuste sentenze

da giorni trascinati su strade

impervie

in cui cadere è facile

ancora  più difficile

è rialzarsi

Crediamo davvero che la poesia

possa servire

a rompere  freni e catene

di pensieri imbrigliati  dal potere

che da cent’anni si ripete uguale

come una nenia

che ci fa assopire

rendendoci bambini

falsi innocenti

avulsi nel peccato

non possono dormire

sonno del giusto.

E andiamo avanti così

in questo inferno

per inerzia  per paura

da non so cosa sospinti

da chi sta dietro e  ci costringe

a guardare sempre avanti

pensando che prima o poi

daremo un senso a tutto

a  questo nostro sbrogliare

la matassa.

Ma siamo ancora degni d’essere voce

che alta si leva in ogni nostro no?

Nel dire basta puntando il dito,

la certezza di non scrivere col sangue

da dove arriva?

Non siamo forse narratori complici

pur infelici di tanto scempio?

Forse essere ancora qua ci assolve

almeno in parte

agli occhi di innocenti straziati

da morte rapace

a cui la nostra parola

non da conforto

ma rende meno bestia

l’essere uomo.

 

*

 

Mi chiamo Aisha nel 1948 ero una bambina araba di 8 anni, li vidi arrivare, un bel regalo fattoci dagli inglesi, loro, i sionisti, arrivarono e per noi 700.000 iniziò la Nakbà. Non ebbi più una casa ma divenni pellegrina da un campo all’altro.

Ma in me viveva la speranza

Mi chiamo Aisha, sono araba, vivo a Gaza, con la morte che costantemente mi gira attorno, nel 1967 ero una giovane donna di 27 anni, già vedova, con due bambine, e loro, i sionisti, erano sempre lì, sempre più numerosi, ladri della nostra terra, della nostra acqua, delle nostre vite.

Ma in me viveva ancora la speranza

Mi chiamo Aisha, sono e resterò per sempre araba, vivo a Jabalya, con la morte che costantemente mi gira attorno, nel 1987, ero una donna adulta di 47, già vedova, nonna, madre di una figlia già vedova anche lei, volli fare qualcosa, perché la speranza era ancora viva in me. E fu Intifada, rivolta. Loro ci sparavano e noi rispondemmo disobbedendo, con lanci di pietre e barricate.

Ma in me viveva ancora la speranza

Mi chiamo Aisha, sono e resterò per sempre araba, nel 2000, ero un’anziana di 60 anni, tornata a Gaza partecipavo con tutte le donne e le bambine della mia famiglia, monca di uomini, alla seconda Intifada, nulla ci faceva più paura, cosa avevamo da perdere? Nulla! Ci restava solo da difendere la nostra identità araba.

Ma in me viveva ancora la speranza

Mi chiamo Aisha, sono e resterò per sempre araba, nel 2014, ero una vecchia di 74 anni, per 14 anni ho resistito con la mia famiglia a tutto il peggio che i sionisti ci potevano e volevano fare: ci siamo nutrite della loro violenza quotidiana. Gaza conserva solo il mare, il resto non c’è più. E noi come fantasmi ci aggiravamo in cerca ancora della nostra identità e dignità.

Ma in me viveva ancora la speranza

Mi chiamo Aisha, sono e resterò per sempre araba, nel 2024, a 84 anni sono morta, a Gaza sotto il crollo di un vecchio edificio dove ci siamo rifugiate, vecchie, adulte, giovani e bambine. Donne sole, ricche di identità e dignità.

Ma anche da morta in me vive la speranza

 

*

 

Sardigna violada

 

Terra fèmina
fèmina mama
fèmina sorre
fèmina fiza
fèmina amantiosa.

Sèmenes amorìviles
de bètiles e menhir
t’ant ingraidada de antiga bellesa
e zenias lìberas e diciosas

Forestas e pàsculos saliòsos
e abbas lìmpias che cristallu
ànimas bias de mama
dende-si semper generosa
mai bìdriga ne belosa

Ohi ohi Sardigna ite dolu!

Bèndida dae giuda locales

pro trinta soddos de làmina
a sos peus comporadores

Bìdrigos meres furadores
bènnidos dae su mare in donzi tempus
cun ojadas de astore armas e òdiu
vìrgine e innotzente t’ant violada

Cun promissas de prendas benidoras
inchijnadores de su benèssere
bases de mertzenàrios e belenu
ant fatu disacatu de sas carres tuas
chi mama fis de unu pòpulu serenu

Reina sa ‘entre tua ingraidada
de belenos chi pudint s’àera
illierat como solu sòrighes mortos
sa tua est corona de ‘ardos
e dae sas ispinas infirchìdas falat sàmbene
chi in ruju tinghet faulas e farsu ‘irde

Chijinas bombitadas dae ‘ucas pudridas

bolant totue comente coriàndolos
immailadende abbas màndigos

corpos
chi chena l’ischire suent malas sustàscias

Tue fèmina mama e terra
grusciàda e violada suportas
e tzedes a copos de metallu che nèrbios
chi isfundant, ispacant e faghent a bìculos
sa ‘entre oramai piena de palas e trivellas…

Sa natura tua istèrile illierat  bombas
pro fizos non tuos
chi s’oju non bidet
e su coro non dolet
bastante siant atatas sas matas

Chi at a pòdere truncare custas cadenas?
Chie t’at a liberare dae sos agutzinos?
Forsis sos cantos nostros?
abbòghinos istrangugliados e mudos
de poetas impotentes?

Deo bi proo, ma no est bastante!

 

Oh Sardigna custa est d’ora
ke ti deppes iskidare
e sos Sardos totu impare
si ki pesent in bon’ora

Sa rikesa sunt furande
in d’una manera indigna
e sas costas de Sardigna
de zimentu cuccuzzande

Oh Sardigna patria nostra
de sa limba t’ant privau
e ‘sistoria ant cubau
pro sikire in custa zostra

Una tanca fatta a muru
fatta a s’afferra afferra
si su kelu fit in terra
si l’aiant serradu puru

A sos meres coloniales
aperrieli trumba e fogu
ca non paret prus su logu
pro su ki nos ant fattu heris

Como a Cuba tandho in Vietnam
Irlandesos kin sos Bascos
moviebos omines sardos
bos deppiene iskidare

Non prus voto, non prus listas
non prus truffas de eletziones
solu bandas comunistas
pro sa sarda rivolutzione

In su monte et in su pianu
un su pianu et in su monte
e kin s’istendardu in manos
ki est’istadu de su sardu in fronte.

 

(Traduzione dal sardo logudorese)

SARDEGNA STUPRATA

Terra donna

Donna madre

Donna sorella

Donna figlia

Donna amante

ingravidata di antiche bellezze

da menhir e betili

amorevoli falli

i cui semi ti fecondarono

in tempi felici

di donne e uomini liberi.

Foreste e pascoli generosi

e acque di cristallo pure

anime vive di madre

generosa nel darsi

mai matrigna.

 

Ahi ahi Sardegna che dolore!

 

Patrigni padroni predatori

venuti dal mare in ogni tempo

con odio armi e sguardi rapaci

ti violarono

vergine venduta da giuda locali

ai peggiori offerenti

per i soliti 30 denari.

Poi furono promesse di gioie future

Ciminiere del benessere

e basi di mercenari

che straziarono in mille brandelli

la tua carne di madre di popolo.

Regina il tuo ventre pregno di veleni

Che ammorbano l’aria

partorisce topolini morti.

La tua è corona di cardi

Le cui spine conficcate

tingono di rosso il finto verde.

Ceneri sputate da bocche mefitiche

ricadono come lugubri coriandoli

ammorbando acque cibo e corpi

che ignari ne assumono l’essenza.

Tu donna madre e terra

piegata e violata subisci ancora

e cedi ai colpi inferti da falli di metallo

che sfondano, spaccano e lacerano

il ventre ormai saturo di pale e trivelle…

il tuo ventre ormai sterile

oggi partorisce solo bombe

per figli non tuoi

che l’occhio non vede

e il cuore non duole

purché la pancia sia sazia.

Chi potrà spezzare queste catene?

Chi renderti libera dagli aguzzini?

Forse la nostra poesia?

Urlo strozzato e muto

di giullari impotenti?

Io ci provo,

ma non è sufficiente!

 

*

 

Luana Farina Martinelli è nata a Ozieri nel 1957. Nel 2017 si laurea in filosofia nella Facoltà di Lettere e Filosofia di Sassari, con la tesi “Estetica del brutto in una società edonistica”.

Attivista femminista dal 1975, portavoce di un movimento di donne oncologiche per la rivendicazione del diritto alla salute, militante e portavoce di un movimento per l’autodeterminazione del popolo sardo, attivista nei movimenti pro Palestina, concepisce gramscianamente il suo percorso artistico, perciò strettamente legato alla militanza politica : “arte è militanza”

Nel 2015 ha rappresentato la Sardegna alla finale italiana del Poetry Slam ad Ancona. Ha pubblicato il libro “Uomini, amore, sesso ed altri veleni” (Albatros “Nuove voci”, 2010) e l’audiolibro “In-civile Erotico Eretico” (doppio CD+Book autoprodotto, 2012). Nel 2023 per Catartica edizioni pubblica “Cantos e contos de amore e de luta”, espressione di un percorso artistico maturato nell’ambito dell’attivismo sociale e politico dell’autrice dove Arte è militanza, è rivoluzione attiva, è strumento di lotta all’indifferenza. La poesia per l’autrice è “In-civile”, eretica e anche erotica: in-civile in quanto calata all’interno delle tematiche civili, eretica perché antagonista rispetto a quella poesia che è mero esercizio metrico-stilistico o “terapeutico”, spesso solo banale mascheramento di accarezzamento dell’ego; erotica perché l’eros è sempre trattato come rivendicazione del diritto a una sessualità libera, autodeterminata, fuori da ogni giudizio/pregiudizio, e dai paradigmi patriarcali imposti dalla società capitalista e colonialista.

 

 

 

 

 

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