POESIA E POLITICA.21. Primo LEVI

SHEMA’

 

Voi che vivete sicuri

nelle vostre tiepide case,

voi che trovate tornando a sera

il cibo caldo e visi amici:

 

considerate se questo è un uomo

che lavora nel fango

che non conosce pace

che lotta per mezzo pane

che muore per un sì o per un no.

Considerate se questa è una donna,

senza capelli e senza nome

senza più forza di ricordare

vuoti gli occhi e freddo il grembo

come una rana d’inverno.

 

Meditate che questo è stato:

vi comando queste parole.

Scolpitele nel vostro cuore

stando in casa e andando per via,

coricandovi alzandovi;

ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,

la malattia vi impedisca,

i vostri nati torcano il viso da voi.

 

10 gennaio 1946

 

*

 

PER ADOLF EICHMANN

 

Corre libero il vento per le nostre pianure,

terno pulsa il mare vivo alle nostre spiagge.

L’uomo feconda la terra, la terra gli dà fiori e frutti:

Vive in travaglio e in gioia, spera e teme, procrea dolci figli.

 

 

… E tu sei giunto, nostro prezioso nemico,

Tu creatura deserta, uomo cerchiato di morte.

Che saprai dire ora, davanti al nostro consesso?

Giurerai per un dio? Quale dio?

Salterai nel sepolcro allegramente?

O ti dorrai, come in ultimo l’uomo operoso si duole,

Cui fu la vita breve per l’arte sua troppo lunga,

Dell’opera tua triste non compiuta,

Dei tredici milioni ancora vivi?

 

 

O figlio della morte, non ti auguriamo la morte.

Possa tu vivere a lungo quanto nessuno mai visse:

Possa tu vivere insonne cinque milioni di notti,

E visitarti ogni notte la doglia di ognuno che vide

Rinserrarsi la porta che tolse la via del ritorno,

Intorno a sé farsi buio, l’aria gremirsi di morte.

 

20 luglio 1960

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *