POESIA E POLITICA.23. Giovanni RABONI

DA: ALTRI SONETTI

 

 

 Che in tutto fra tutte suprema sia

 

Che in tutto fra tutte suprema sia

la legge del mercato, che a lei deva

subordinarsi restando utopia

per sempre tutto quello che solleva

 

l’uomo da se stesso sembra alla mia

mente quasi incredibile. Ma alleva

menti per crederci l’economia

trionfante, fa che ciascuna s’imbeva

 

di quel credo miserabile e creda

a esso fieramente come al più santo

vangelo; e non ha scampo chi rimpianto

 

dell’altro s’ostina finchè non ceda

di schianto il cuore a provare e di noia

trema dove per altri è ottusa gioia.

 

*

 

DA: ULTIMI VERSI

 

 

Canzone dell’unico vantaggio

 

E’ vero, la sinistra non c’è più,

c’è un profluvio di destre

d’ogni tipo, formato e sfumatura

e in tanta oscura abbondanza decidere

sarebbe a di poco difficile

se spuntato verso il crepuscolo

dalla verminosa fermentazione

dei rimasugli della guerra fredda

e de rifiuti dell’ancien régime

a capo di una non ci fosse lui,

il palazzinaro centuplicato

da venerabili benevolenze,

l’imbroglione da mercato rionale

trasformato a furor di video

in unto del Signore.

Finché, mi dico, Dio ce lo conserva

e i suoi squadristi in doppiopetto o blazer

ce lo lasciano fare

sapremo sempre contro chi votare.

 

*

 

TRIONFI

 

1

Nel Trionfo dell’Impudenza

il cavalier Menzogna

disdice quel che ha detto il giorno prima

ma lo fa confermare

da uno dei suoi scherani o manutengoli

per ottenere simultaneamente

l’effetto della prudenza e dell’audacia,

del moderatismo e dell’estremismo,

del perbenismo e della beceraggine:

tanto, lo si vede pensare

dietro la facciata di gomma o plastica

che gli serve da faccia,

mille volte più della verità

vale la garanzia del suo sorriso.

 

2

Nel Trionfo della Volgarità

in primissimo piano si contempla

una montagna di orologi

e bracciali firmati

delle più famose gioiellerie

da regalare a sudditi e compari

nelle feste più o meno comandate

con regale accompagnamento

di pacche sulle spalle

mentre soltanto col binocolo

s’intravede la villa inaccessibile

dove il Menzogna gongola

in compagnia dei grandi della terra.

 

3

Nel Trionfo dell’Arroganza

il Menzogna impartisce reprimende

perché remano contro e gli impediscono

di rifare l’Italia

non soltanto ai sodali più riottosi

ma anche e soprattutto agli avversari

dimostrando di credere

che ricevuta la prescritta unzione

uno (uno, s’intende, come lui)

diventa ipso facto padrone

come se si trattasse d’una villa

con annessi fabbricati rurali

sia della cosiddetta maggioranza

che della cosiddetta opposizione.

 

4

Nel Trionfo dell’Ignoranza

c’è poco da vedere

e addirittura niente da scoprire

l’unica cosa decisiva

essendo l’invisibile bravura

con la quale il Menzogna

e i suoi spacciatori mediatici

immettono da vent’anni ogni giorno

nelle vene dei sudditi

micidiali microdosi d’oblio.

 

5

Nel Trionfo del Malaffare

da quando un fiume di denaro sporco

scaturito da un’isola vicina

e riciclato in isole lontane

ha fatto spuntare quartieri

grandi come città

e messo in moto la gran ruota

delle centrali della persuasione

chiunque può vedere

pregiudicati e delinquenti

d’ogni risma e colore

mettere sull’attenti

compunti picchetti d’onore.

 

6

Nell’ultimo Trionfo immaginabile

si vedono e si sentono

i più informati dare per sicuro

che sùbito dopo il ripristino

dell’istituto dell’immunità

verrà introdotto a maggioranza semplice

(ma non si esclude il voto favorevole

o almeno l’astensione

di buona parte dell’opposizione)

quello non meno giusto e indispensabile

dell’immortalità parlamentare.

 

*

 

Canzone dei rischi che si corrono

 

Un’ossessione? Certo che lo è.

Come potrebbe non ossessionarci

la continua reiterazione

degli stereotipi più osceni,

l’alluvione di falsità e soprusi,

la suprema pornografia

dell’astuzia fatta oggetto di culto,

della prepotenza fatta valore,

della spudoratezza fatta icona?

Andiamo a dormire pensandoci,

ci svegliamo con questo fiele in bocca

e c’è chi ha il coraggio di chiederci

d’essere più pacati e costruttivi,

d’avere più distacco, più ironia…

Sia detto, amici, una volta per tutte:

a correre rischi non è soltanto

la credibilità della nazione.

o l’incerta, dubitabile essenza

che chiamiamo democrazia,

qui in gioco c’è la storia che ci resta,

il poco che manca da qui alla morte.

 

 

*

 

 

Canzone dei rischi che si corrono

 

Un’ossessione? Certo che lo è.

Come potrebbe non ossessionarci

la continua reiterazione

degli stereotipi più osceni,

l’alluvione di falsità e soprusi,

la suprema pornografia

dell’astuzia fatta oggetto di culto,

della prepotenza fatta valore,

della spudoratezza fatta icona?

Andiamo a dormire pensandoci,

ci svegliamo con questo fiele in bocca

e c’è chi ha il coraggio di chiederci

d’essere più pacati e costruttivi,

d’avere più distacco, più ironia…

Sia detto, amici, una volta per tutte:

a correre rischi non è soltanto

la credibilità della nazione

o l’incerta, dubitabile essenza

che chiamiamo democrazia,

qui in gioco c’è la storia che ci resta,

il poco che manca da qui alla morte.

 

 

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