DA: ALTRI SONETTI
Che in tutto fra tutte suprema sia
Che in tutto fra tutte suprema sia
la legge del mercato, che a lei deva
subordinarsi restando utopia
per sempre tutto quello che solleva
l’uomo da se stesso sembra alla mia
mente quasi incredibile. Ma alleva
menti per crederci l’economia
trionfante, fa che ciascuna s’imbeva
di quel credo miserabile e creda
a esso fieramente come al più santo
vangelo; e non ha scampo chi rimpianto
dell’altro s’ostina finchè non ceda
di schianto il cuore a provare e di noia
trema dove per altri è ottusa gioia.
*
DA: ULTIMI VERSI
Canzone dell’unico vantaggio
E’ vero, la sinistra non c’è più,
c’è un profluvio di destre
d’ogni tipo, formato e sfumatura
e in tanta oscura abbondanza decidere
sarebbe a di poco difficile
se spuntato verso il crepuscolo
dalla verminosa fermentazione
dei rimasugli della guerra fredda
e de rifiuti dell’ancien régime
a capo di una non ci fosse lui,
il palazzinaro centuplicato
da venerabili benevolenze,
l’imbroglione da mercato rionale
trasformato a furor di video
in unto del Signore.
Finché, mi dico, Dio ce lo conserva
e i suoi squadristi in doppiopetto o blazer
ce lo lasciano fare
sapremo sempre contro chi votare.
*
TRIONFI
1
Nel Trionfo dell’Impudenza
il cavalier Menzogna
disdice quel che ha detto il giorno prima
ma lo fa confermare
da uno dei suoi scherani o manutengoli
per ottenere simultaneamente
l’effetto della prudenza e dell’audacia,
del moderatismo e dell’estremismo,
del perbenismo e della beceraggine:
tanto, lo si vede pensare
dietro la facciata di gomma o plastica
che gli serve da faccia,
mille volte più della verità
vale la garanzia del suo sorriso.
2
Nel Trionfo della Volgarità
in primissimo piano si contempla
una montagna di orologi
e bracciali firmati
delle più famose gioiellerie
da regalare a sudditi e compari
nelle feste più o meno comandate
con regale accompagnamento
di pacche sulle spalle
mentre soltanto col binocolo
s’intravede la villa inaccessibile
dove il Menzogna gongola
in compagnia dei grandi della terra.
3
Nel Trionfo dell’Arroganza
il Menzogna impartisce reprimende
perché remano contro e gli impediscono
di rifare l’Italia
non soltanto ai sodali più riottosi
ma anche e soprattutto agli avversari
dimostrando di credere
che ricevuta la prescritta unzione
uno (uno, s’intende, come lui)
diventa ipso facto padrone
come se si trattasse d’una villa
con annessi fabbricati rurali
sia della cosiddetta maggioranza
che della cosiddetta opposizione.
4
Nel Trionfo dell’Ignoranza
c’è poco da vedere
e addirittura niente da scoprire
l’unica cosa decisiva
essendo l’invisibile bravura
con la quale il Menzogna
e i suoi spacciatori mediatici
immettono da vent’anni ogni giorno
nelle vene dei sudditi
micidiali microdosi d’oblio.
5
Nel Trionfo del Malaffare
da quando un fiume di denaro sporco
scaturito da un’isola vicina
e riciclato in isole lontane
ha fatto spuntare quartieri
grandi come città
e messo in moto la gran ruota
delle centrali della persuasione
chiunque può vedere
pregiudicati e delinquenti
d’ogni risma e colore
mettere sull’attenti
compunti picchetti d’onore.
6
Nell’ultimo Trionfo immaginabile
si vedono e si sentono
i più informati dare per sicuro
che sùbito dopo il ripristino
dell’istituto dell’immunità
verrà introdotto a maggioranza semplice
(ma non si esclude il voto favorevole
o almeno l’astensione
di buona parte dell’opposizione)
quello non meno giusto e indispensabile
dell’immortalità parlamentare.
*
Canzone dei rischi che si corrono
Un’ossessione? Certo che lo è.
Come potrebbe non ossessionarci
la continua reiterazione
degli stereotipi più osceni,
l’alluvione di falsità e soprusi,
la suprema pornografia
dell’astuzia fatta oggetto di culto,
della prepotenza fatta valore,
della spudoratezza fatta icona?
Andiamo a dormire pensandoci,
ci svegliamo con questo fiele in bocca
e c’è chi ha il coraggio di chiederci
d’essere più pacati e costruttivi,
d’avere più distacco, più ironia…
Sia detto, amici, una volta per tutte:
a correre rischi non è soltanto
la credibilità della nazione.
o l’incerta, dubitabile essenza
che chiamiamo democrazia,
qui in gioco c’è la storia che ci resta,
il poco che manca da qui alla morte.
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Canzone dei rischi che si corrono
Un’ossessione? Certo che lo è.
Come potrebbe non ossessionarci
la continua reiterazione
degli stereotipi più osceni,
l’alluvione di falsità e soprusi,
la suprema pornografia
dell’astuzia fatta oggetto di culto,
della prepotenza fatta valore,
della spudoratezza fatta icona?
Andiamo a dormire pensandoci,
ci svegliamo con questo fiele in bocca
e c’è chi ha il coraggio di chiederci
d’essere più pacati e costruttivi,
d’avere più distacco, più ironia…
Sia detto, amici, una volta per tutte:
a correre rischi non è soltanto
la credibilità della nazione
o l’incerta, dubitabile essenza
che chiamiamo democrazia,
qui in gioco c’è la storia che ci resta,
il poco che manca da qui alla morte.
