
E’ uscita una nuova raccolta di poesie di Marina Massenz, La ragazza dei macelli, edita da Stampa2009, con prefazione di Maurizio Cucchi. Il libro sarà presentato da Maurizio Cucchi il 3 giugno alle ore 17 al Negozio Civico Chiamamilano, via Laghetto 2. Qui propongo una selezione di poesie e la prefazione
LA SFERA BLU
La ragazza ha visto la sfera blu
da astro nello spazio sospesa
e ammira e ama quel verde
e le acque le pecore i musi
bagnati nell’erba umida. È la terra.
Così bella e fragile come creatura
che non diresti sospesa nel nulla
che non diresti abbia bisogno
della tua mano, per appoggiarsi
sul palmo aperto ad accogliere.
La vita così per alcuni decenni
ci sta nel palmo, la mano è la stessa,
ma a volte dimentica, lascia cadere
e tutto cade e cade e cade
finché si ferma proprio lì,
dove stanno le pecore, sotto l’albero.
*
LA RAGAZZA DEI MACELLI
I
Rincorsa dal ritornello –
Tu fai sempre macelli! –
mentre cercava di salvarsi
la vita in arrangiamento
quotidiano tra falsi amori
e finte casacche a colori.
Lei dei macelli non sapeva nulla
e neanche dai macellai andava
volentieri per via dei punteruoli
con cui scolpivano la carne
a giro d’osso e il rosso sangue
che colava dal bancone.
Invece le piacevano gli amori
ma non trovava mai quello
della fata confetto della danza
araba ondeggiante delle spade
senza guerra delle onde spiaggiate.
Per questo portava sempre con sé
il suo bastone trasformista,
all’occasione compreso lo scudo
con serpenti a doppia testa
in attesa di chiarimenti di vista.
II
La ragazza nasconde un piccolo
pugnale e un sonaglio ballerino
nei differenti casi d’offesa
o d’intesa pronta a levare
per l’occasione l’oggetto adeguato
che morde o solletica la guancia
dolcemente struscia o di taglio va.
*
LA RAGAZZA COL BASTONE IN SPALLA
La ragazza col bastone in spalla in intensità accanita niente sottrazione alla vita per i suoi pochi decenni sul pianeta blu. Evitare faccende poco interessanti schivare il vociare o il chiacchierare. Pomeriggio da dire e inventare, con riprese avanzi o resti, mettere pedine e piedi sul tavolo, vestire da zingara per prendere al volo tracce del possibile da farsi in lievità, senza necessità, come tornei e rodei cavalli e zampe la monta senza sella una coperta, la libertà il gioco della bella gonna da far roteare il valzer blu l’odore del ghiaccio freddo scivoloso senza compito assegnato per decreto.
Era una ragazza col bastone in spalla. Avanzava tra danni ribalta scenari, oscurità e passioni, cadute e voli; teneva la sua veste con due mani e stretto a sé fedele il bastone durante il viaggio, il passaggio.
*
LA RAGAZZA HA TESO UN SIPARIO
L’armonia è un ritaglio
una cornice intorno alla scena
minima (di luce pacata).
La ragazza ha teso un sipario
tra il quadro e il mondo
affamato affannoso torto
e il suo furore e appassionata
vita ora sta dietro la cortina
per non sentire le voci che
chiamano la chiamano
ma lei non c’è, è nel presente
minimo il suo essere corpo
respirarsi dietro i confini
segnati col bastone.
Ha appeso il mantello custode
e i panni sul filo a coprire,
smorzata la luce a nascondimento
per ridursi al soffio minimo
necessario per sedimentare e
raccogliersi e prepararsi
allo slancio, per successivo
espandersi nel respiro grande del
mondo e con ardore filare
e tessere e gridare con capelli
lucidati scarpe vestiti faccia.
*
LA RAGAZZA CHE PORTAVA UN ELMO
Era una ragazza che portava
un elmo in testa, non sottobraccio
come per passeggiata inurbana,
ma proprio in cima al capo.
Era un tipo bolscevico vecchio
stampo, con giaccone nero e
berretto di pelle di lupo,
la sua amica del cuore la chiamava
commissario politico per dire
che forse esagerava un poco,
ma lei detestava i puzzle da 1000 pezzi
e anche i solitari i giochi di carte
tutto tempo inutile, inutilmente
rubato alla rivoluzione. Il treno
era in corsa non si poteva
scendere né chiedere pause
rallentamenti trattative
vento in faccia veloce andante
fino allo schianto del finale,
quando l’elmo si sciolse
come pan di zucchero,
apparvero focaccine forcine
treccine tutto di colpo
finiva in “ine” come ragazzine
e del commissario politico
non si seppe più nulla.
Spunti da La principessa guerriera di Marina Cvetaeva.
*
LA PAROLA BENDATA
È a un metro di distanza che si arresta
lo scandire dei piedi, questa voce
ovattata che oltrepassa
la siepe dei denti oltre la bocca
bendata… Ancora ci parliamo,
cara, ci diciamo di ieri, di domani,
del nostro lavoro spento, del silenzio
metropolitano, ancora ci diciamo
cose e ci sorridiamo, sollevando
la benda nel sole,
trasgrediamo? Forse sì, ma poco,
pochissimo, oltrepassiamo appena
la linea, svaghiamo la mente,
e c’è pure il cielo, c’è ancora.
*
NEVICATA
Fiocchi, piume, ondeggiano
scendono poi l’incertezza
(respiro sospeso)
prima di disfarsi in asfalto.
E lì cerco, in quel punto di nero
e d’acqua, un fatto.
Mi si è sciolto tra le dita mentre
nervose cercavano di afferrare
i lembi di quel ricordo. Scandaglio
tra le nevi dell’infanzia.
È precipitato, come un’ombra
chiusa in profondità.
*
PREFAZIONE
Dopo Ossa e cielo, uscito nel 2022, eccoci a un nuovo libro di Marina Massenz, La ragazza dei macelli, dove, nell’efficacia dei suoi percorsi interni e nella raffinata originalità della struttura, delle scelte stilistiche, l’autrice mostra una fisionomia di non comune qualità, che ritengo il punto più elevato e nuovo della sua vicenda poetica. Il titolo rimanda al personaggio di una figura femminile che è al tempo stesso simbolico protagonista unitario e identità in fondo molteplice, mosso in una varietà di contesti che coinvolgono e sorprendono felicemente il lettore. La «ragazza dei macelli» si aggira, cangiante, in vari scenari e paesaggi, in quelle che Massenz considera «le gallerie del tempo». E la pagina introduce, nel carattere dinamico del suo pur discreto e sobrio proporsi, diversi altri personaggi o semplici figuranti, magari, per citarne uno, un «ballerino pazzo», il che contribuisce a realizzare un quadro d’assieme estrosamente imprevedibile.
La ragazza si assenta, talvolta, e poi riappare, mentre l’autrice apre il suo procedere a non pochi riferimenti colti, magari alla presenza di Orione, il gigante cacciatore, lavorando anche in un contesto storico aperto, che perviene pure a situazioni ben note dell’oggi, come ciò che è accaduto a Gaza, che compare nella seconda parte del libro, e cioè Incorporata. Seconda parte in cui domina la presenza del corpo, e che comunque ne conferma, pur nelle diverse, interessanti sfumature interne, la sostanziale e specifica unitarietà. Ma un dato rilevante, come accennavo in apertura, è nella particolarità dei percorsi stilistici in cui si realizza La ragazza dei macelli. Notiamo infatti un efficace alternarsi tra movimenti in versi e passaggi in prosa poetica, nella costruzione di una fisionomia organica d’assieme che consente ritmi diversi, musiche di sviluppo diverse. Tutto questo non costituisce solo un elemento di forte padronanza del mezzo e di particolare eleganza espressiva, ma ci dà modo di orientarci nelle diverse scelte di tono della silloge, nelle variazioni cromatiche che presenta, cosa che conduce a sospensioni e ispessimenti. E questo a seconda del risalto che Massenz intende dare alle diverse articolazioni del suo testo. Che è, comunque, un organismo unitario, potremmo dire un poemetto, in cui un vivo personaggio, appunto la ragazza protagonista, insieme reale nel suo apparire e quasi oniricamente colta sotto forme e identità mutanti, ha il compito di condurre il lettore in un complesso avvicendarsi o sovrapporsi di vissuta esperienza e imperdibili itinerari o circuiti meditativi.
