di Mauro Ferrari
Marina Massenz, Rumori con sfondo, puntoacapo Editrice, 2023
C’è un punto di intersezione, o una zona di contatto, fra fisico e metafisico, reale e immaginario. Se proviamo a raccontare quel luogo (che poi non è un luogo, perché non ha dimensioni fisiche) restiamo senza voce. Ma non senza parole, perché di quei luoghi possiamo scrivere. Possiamo descriverli, definirli, ma non spiegarli. Sono dentro di noi, non abbiamo accesso logico. la scrittura che ci permette di abitarli per brevi tratti; e quella traccia che abbiamo intravisto e segnato sulla pagina resta per il lettore. Ecco, la raccolta di racconti brevi di Marina Massenz, Rumori con sfondo, cerca di dar vita a quei luoghi, e le sensazioni, gli accadimenti che coinvolgono chi passa la soglia. Non sono storie di building (non potrebbero esserlo); non sono vicende che trasformano l’Io lasciando in esso una traccia che non svanisce: anzi, sono tracce di eventi possibili in luoghi i quali smettono di esistere non appena smettiamo di pensarli. Non appena finiamo di scrivere o leggere di loro.
La logica razionale all’interno di questo spazio letterario non esiste: gli eventi si sviluppano imprevedibili (come se la vita poi fosse prevedibile), i percorsi e i viaggi conducono a qualcosa di inatteso che non è mai una compiuta rivelazione, ma solo un bagliore di significato; gli incontri non sono mai di dialogo, perché le parole che udiamo qui sono effimere, leggere, ed evaporano prima di diventare senso. La logica con cui gli avvenimenti si sviluppano, se tali sono, è quella del sogno, governata da continui slittamenti, per cui ad esempio le imbarcazioni diventano scatole di lamiera (p. 42), e le persone possono entrare in una scatola di fiammiferi (p. 34). Soprattutto, gli spazi in cui i protagonisti si muovono appaiono come labirinti da cui non si riesce a sfuggire, o una volta usciti è impossibile rientrare (La casa, p. 37). Il tutto, comunque, senza tragedia, perché questa esigerebbe una logica ben più stringente.
Ma sono anche luoghi definibili, almeno in parte: nella seconda sezione del libro, Marina Massenz prova a classificarli in relazione a noi, alle sensazioni che proviamo immergendoci in essi. E ne esce ovviamente una classificazione metafisica, surreale, che non ci impedisce comunque di riconoscerli: luoghi della terra, luoghi distesi, luoghi appesi, luoghi non luoghi ecc.
Un libro come questo dimostra come le frontiere della narrazione siano ben più distanti e forse irraggiungibili di quanto ammetta la narrativa mainstream, cioè il classico romanzo da trecento pagine, la cui trama razionalmente “realistica” è frutto di una selezione imposta sulla caoticità del reale. E forse è compito della narrativa breve (una mosca bianca nel mercato editoriale) frequentare con coraggio questi territori che ci dicono ancora della complessità della vita.