FARE LUCE CON LA POESIA – intervista a Giuliano Ladolfi
Per quanto la scienza e la tecnica abbiano fatto progressi enormi nell’indagare la natura, queste saranno sempre inadeguate nel rappresentare l’essere umano con le sue contraddizioni, i misteri, le luci e le ombre. Per Giuliano Ladolfi la poesia può farsi carico di questo compito ed essere parola-luce nel dialogo con l’altro e con il mistero. Il poeta tiene in mano la lucerna dello Spirito che guida nelle tenebre.
Nel pensiero greco la luce è principio generatore di vita e di conoscenza. Finché si vede la luce si vive. Si tratta di una luce non solo fisica, ma interiore ed emotiva che si contrappone al buio della morte, un buio che il Novecento ha spesso cantato ed esaltato. La poesia può (ancora) donare questa luce? Può (o deve) cantare la vita?
Il tema proposto è veramente ricco di simbologia e di suggestione e induce a riesaminare il cammino della poesia del Novecento, anzi di fine secolo, spesso suggestionata dal buio del nichilismo, autentica barriera di fronte alla luce della bellezza della vita. Abbiamo vissuto e per molteplici aspetti stiamo vivendo l’età dell’agnosia (“Non chiederci la parola” di montaliana memoria). Ora, però, sembra che, nonostante i venti di guerra, si stia prospettando un futuro diverso, come suggerisce la raccolta di Sonia Elvireanu La voix de la lumière / La voce della luce (2025), una voce che chiama, che affascina, che invita a percorrere un’esperienza di fede.
È un testo folgorante incentrato su una vicenda interiore biografica: da appassionata versificatrice di rappresentazioni sentimentali suscitate dalla bellezza dell’esistenza, la poetessa assume la missione del pellegrino che, «al confine dei mondi», cerca l’acqua nel deserto, e cioè le ragioni di senso in una dimensione ulteriore. Quindi, come Mosè, deve dividere il mare dai «vortici rapidi e vertiginosi» per incamminarsi su una via di luce in assoluta solitudine.
«Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino» (Salmo 119), parola-luce, la cui meta consiste in un dialogo diretto con l’Altro, capace non solo di “dire” poeticamente il mondo, l’individuo, la società, di gettarvi fasci di luce anche in modo problematico, irrisolto, limitato, ma anche di prospettare la strada, se accettiamo l’immagine heideggeriana che il poeta tiene in mano la lucerna per guidare l’umanità.
La luce è vita e il primo atto creativo di Dio nella Genesi è il fiat lux. Nel primo canto del Paradiso Dante parla della luce come sorgente, principio dell’essere che comprende tutte le cose, forma perfetta, bellezza suprema, metafora dello spirito, identificazione con Dio, armonia assoluta: la gloria di colui che tutto move/ Per l’universo penetra e risplende/ In una parte più e meno altrove. La poesia può (ancora) svegliare il senso del sacro che alberga al centro del cuore dell’essere umano, distogliendoci dalla narcosi e dall’abbrutimento?
Alla Elvireanu si è presentato il problema di rappresentare l’ineffabile, come è capitato a tutti coloro che hanno voluto cimentarsi in un’impresa “impossibile”. Del resto, il vocabolo “mistero” deriva dal verbo greco múein, che indica l’azione di chiudere gli occhi e la bocca: i mistici parlano tacendo e tacciono parlando, e l’ossimoro diventa spesso l’unico strumento di cui dispongono per esprimere l’estasi da loro sperimentata, come troviamo nel poeta trecentesco Iacopone da Todi. Ma non ci si deve arrendere di fronte alla tremenda difficoltà. Non è un caso che all’arte, e in primo luogo alla poesia, sia delegato questo compito. Le scienze esatte, infatti non possono “rappresentare” la contraddittorietà dell’essere umano, sono limitate alla pura razionalità.
Cos’è per te la luce?
La contemplazione della straordinaria bellezza del creato non è «quasi liber et pictura», come canta Alano da Lilla, ma è ipostasi della Parola primigenia: «Fiat lux», quella luce che nello splendore, nel calore e nella trasformazione, ha prodotto il rapporto diretto tra l’essere umano e l’Essere divino. Nulla è più lontano dalla concezione scientista moderna e contemporanea che interpreta la realtà unicamente sotto il profilo meccanicista e de-terminista; ugualmente nulla è più lontano da ogni concezione animista o panteista.
La natura illuminata dalla luce divina si pone come prova evidente di un’ultrarealtà, di una dimensione eterna, cui la stirpe umana è chiamata a vivere oltre i confini del tempo e del-lo spazio.
La parola ai versi
Da Attestato (2015)
XIV
Più consumi, più alzi il fatturato,
più sale la montagna.
Tra il fumo che ristagna
le scatole di tonno e i detersivi,
i libri di Platone con Erasmo
(follia o pleonasmo?).
Tra scorie radioattive
la macchina a vapore,
l’orologio a cucù,
i libri di latino e il pensiero
dei Maestri d’Oriente e d’Occidente.
Su crepacci rupestri
musica sacra, libri di preghiere.
Ho visto trafugare Il Capitale
insieme al Mein Kampf.
Seneca giace accanto a Pindaro,
affiora Goethe e Dante con Omero.
Ristorano i gabbiani il cimitero:
qui si celebrano i riti postmoderni:
l’autocarro che scarica i veleni…
e l’acqua ne è pregna fino al mare,
battesimo con acqua antilustrale,
che sgorga dai rifiuti,
la Morte è la sorgente.
«Vorrei lasciar la gente per andare
tra schiere di pinguini e fenicotteri».
La morte sta sulle tue rotte.
«Stay, illusion!».
Viviamo nella notte.
La civiltà si aggira nei mattini
senza alba, senza sole.
«Maranathà».
Il silenzio illumina parole?
XIX
«Non tornerai in paese
dove dorme tuo padre con tua madre?
Non porterai la statua in processione?».
Chi donerà le forme
all’universo sbriciolato in formule
e troverà l’incanto del mistero?
E, quando avrò tracciato il testamento,
potrò trovare pace,
rivolto con la faccia al Monte Rosa?
Perdonami se tace la mia lingua…
è giusto che si estingua
perché mi sono liquefatto
oltrepassando l’acqua del torrente.
Risento la corrente dello Spirito,
ma non è ancora Pentecoste.
Nascoste sono le sue Mani
in cerca di un appiglio a chi conduce
a trasformare la materia in luce.
XXI
Silvia, rimembri ancora
l’inizio di tua vita?
La gatta ha partorito un bel micino,
in giardino il ciliegio è smantellato.
Silvia conserva un grande privilegio:
non sfiora l’erba con le scarpe;
al tocco delle arpe scatta,
volteggia nei colori,
s’innerva nel profumo
delle api di maggio.
Silvia frantuma il raggio
del sole nel candore
assoluto della Prima Comunione.
Silvia è un segreto, è una suggestione:
la senti gorgogliare nella gola.
Se tenti d’affermare: “Sta giocando”,
cerchi il suo viso e non lo vedi.
Ti chiedono: “È lontana?”. Palpitando
rimedia il suo sorriso.
Silvia è il mistero:
come la vita,
ne accogli il sussultare,
ma, se la cogli,
t’accorgi ch’è sfuggita.
Come la vita,
la senti respirare all’interno
della radice tronca di un inverno.
Silvia è l’aria, che danza
sulla pendice d’una conca,
è un petalo di rosa.
Silvia è un miracolo:
se la fragranza esplosa svaria,
rimane l’evidenza
d’aver percepito,
per un istante almeno, l’infinito.
Poeta, editore, saggista, Giuliano Ladolfi (1949) ha pubblicato sei raccolte di poesie: Paura di volare. I ragazzi dell’Ottantacinque (1988), Il diario di Didone (1994), L’enigma dello specchio (1996), Attestato (2005; 2015), La notte oscura di Maria (2021), Dall’oscurità alla luce: il mondo ricreato di Maria (edito in francese e in rumeno). Nel 1996 ha fondato la rivista di poesia, critica e letteratura “Atelier”. Suoi articoli sono apparsi su tutte le più importanti riviste culturali italiane e straniere. È giornalista; collabora con la pagina culturale di “Avvenire”. Nell’ottobre 2010 ha fondato con Giulio Greco la casa editrice “Giuliano Ladolfi editore srl”.
