viii.
Come una tela o un raschio
graffito, intravede la carne
dell’idea espianta, l’accarezza,
la luce d’offuscata ronda, ovunque
ruderi del Tauro, nel tempo
che sostiene il tempo,
nell’eterna rocca d’assenza.
Nella compitata morte
dei solerti che figliano vittorie.
ix.
Volge lo sguardo all’alto,
la fatuità dei fuochi memoriali
o dell’artificio perenne sopra i volti,
dall’Antenna che ai mari
invita, dall’alto Madre
che pacifica l’ulissiaca torma.
Dovrà, dovranno penare, camminare
nella perdita
senza riconoscere fuochi e luoghi.
x.
Paese di case come torri,
dal Puntale una mano nell’antro
della luce, i vecchi affacciati
dallo Zorio, prendiamo
a farci un cunto della pietra.
Ripartire dalla Torre del Filosofo
ingegnere, un misurar la pioggia,
fiumi di lava ardono
epistolari da quell’altra vita.


ma Buon Giorno!:-)
quì si va sulle altezze, pur spingendosi in fondo… riferendomi alla tua terra, naturalmente)
A proposito, riguardo ai tuoi inediti dove compare la poesia sulla celletta del monaco,
la n. 7 e la n. 8 sono dei veri gioielli.
Buona domenica
C.
Si commette sacrilegio a dire che sono belle e basta.
Versi come pochi se ne leggono. La mia stima Enrico, sincera.
“Dovrà, dovranno penare, camminare
nella perdita”
Si, come un pò tutti noi.
Ancora un saluto.
Belli. Davvero.
)*
vi ringrazio di cuore per l’attenzione e la sim/patìa – ciao, enric o
@ nadia
nel brano “ix” (involontariamente dapprima, poi felicemente: in fondo ciascuno di noi retstituisce a suo modo le v0ci che ci hanno accompagnato) ho fatto un calco/omaggio a Bartolo Cattafi : mi sono ricordato di un suo testo (Emigranti, da “L’osso, l’anima”, mi sembra) che ha questa chiusa
(tragicamente utopistica, legata ad un nostos della rinascita di una comunità, ma erano gli anni Settanta…): “Dovranno penare, camminare /conoscere la Grecia” –
ma oggi cosa possiamo permetterci,oltre un sommesso blaterare, un mormorare un rosario dell’impotenza e della perdita ?
ciao, fammi sapere quando fai qlc. incontro-lettura- etc. in zona milano e dintorni
ciao, e.