La parola ai poeti. Leopoldo Attolico

A distanza di tanti anni mi sento di ascrivere una grossa “responsabilità”alla Vispa Teresa. Prima di scriverla, la Poesia per me è iniziata con lei. Vettore l’ottantenne zia paterna, fan di Palazzeschi, che trovando in me il terreno adatto, mi somministrò massicce dosi di Vispa Teresa per giorni e giorni, alternandola ai versi di Aldo. A sei anni i suoi passaggi più “impegnativi”erano musica filtrata dalla sensibilità linguistica della zia rapportata alla mia età. Credo si sia trattata di una vera e propria infatuazione giovanile, un “trauma” decisivo in quel momento della mia vita. Ero poi io a chiedere novità, e fu il turno di Cecco Angiolieri, Guido Gozzano, Angiolo Silvio Novaro. Era la zia a chiedermi “pensierini” scritti nell’anno successivo a queste prime conoscenze che erano ormai diventate lettura quotidiana. Sotto la sua guida appassionata sapevo scrivere quasi perfettamente, e il mio spontaneismo creativo, alimentato dalla lettura diretta, andava alla grande. Se penso alle poesiole scritte alle medie devo notare la precisa matrice di un ego ( cosa normale data l’età ) non in grado di farsi storia di tutti, “vulnus” che non sfuggì alla solerzia della cara zia : “Non scrivere soltanto di te e della tua vita; scrivi pensando anche alla vita degli altri , ai sentimenti dei loro cuori “.

Quanto ai poeti dei miei 18 anni, ai Carducci, Pascoli, Leopardi, Montale e successivi, posso riassumerli in un frastuono tutto interiore che non ha mai cambiato il colore delle sue note. Tuttora li leggo e li rileggo come il ragazzo insaziabile di una volta.

Quanto ai classici europei, americani e sud americani ( senza trascurare il favoloso Est asiatico ) , posso dire di averli avuti sempre vicini a correnti alternate, come una febbre che va e viene cercando di volta in volta la realtà e il sogno, l’etica e la politica, unica modalità per sentirmi “vivo” e appagato.

In ordine alla poesia che si scrive oggi, mi interessano e seguo gli autori (non pochi) in possesso di un proprio stile : stile come tensione e non come status e quindi portatori di parole capaci di somatizzare il reale, il quotidiano, oggettivando il discorso e rifuggendo dall’abusatissimo “io”. Ho sempre creduto nella poesia/lingua totale, come ci hanno insegnato Cacciatore, Emilio Villa, Vito Riviello, laddove l’invenzione verbale sulla scrittura costituisce il “quid”che non la fa più dimenticare. Sorprendere quindi in senso e suono le immagini irresistibili della speranza significa opporsi antagonisticamente alla miseria dei tempi ; significa non morire più : restare eternamente giovani .

***

Leopoldo Attolico vive e opera a Roma, ove è nato il 5 Marzo 1946. Ha pubblicato, a partire dal 1987, sette titoli di poesia e quattro plaquettes in edizioni d’arte . A partire dagli anni ’90 ha prodotto poesia performativa “antistress”, declinata in accezione giocosa, ironica/autoironica e paradossale. E’ di Marco Saya Edizioni , 2018 , la sua opera omnia “Si fa per dire”, Tutte le poesie, 1964-2016 , Pref. di Nicola Vacca .

www.attolico.it

Incontri ravvicinati ( liturgie sotto controllo )

Ho scoperto che per fare imbufalire la gente
è sufficiente urtarle il gomito da tergo
mentre sorseggia la tazzulella’e cafè al bar
di prima mattina

“E ora scambiamoci un segno di pace
come si fa a Messa”
ho detto con tono alla Romano Prodi
guardando la montatura degli occhiali
della mia prima vittima

“Ma lei l’ha fatto apposta, idiota!”

“Appunto. La posta in palio, ora, per me e per lei
è proprio il self contro che ci vuole
per supportare la sua Messa in scena !”

(segue pestaggio)

Scostumata è dir poco

Tutto il giorno in giro a menar colpi, la scostumata :
rasoiate, stilettate
punteruolate alle terga a destra e a manca
in agghiacciante sequenza ,
proditoria

Non si ha memoria di un fervore di tal fatta .
Verrà dai buchi neri di una mente sconvolta
o dalle cime tempestose di una Annone
furibonda per la tassa sulla salute non pagata ?

Delle due una :
la becera frenesia del Male in libera uscita
o la malia vendicativa mirata burocratica esornativa …

o forse no, niente di tutto questo ;
semplicemente il delirio compulsivo
abbacinante
del colpo della strega

Donna che apre riviere
Donna che apre forzieri

Sei donna di marine ,
donna che apre riviere .
L’aria delle mattine
bianca , è la tua aria
di sale – e sono vele
al vento , sono bandiere
spiegate a bordo l’ampie
vesti tue così chiare .

Giorgio Caproni

*

Sei donna di banca ,
donna che apre forzieri .
La tua faccia di bronzo
intermittente , è la tua carta
vincente – e sono sistro di Erinni
sono filigrana di suburra celeste
le parolacce tue così chiare

Un pensiero su “La parola ai poeti. Leopoldo Attolico

  1. paolo valesio

    E’ un piacere incontrare Leopoldo Attolico di nuovo, dopo molti decenni. E le parole di quella sua zia lasciano una traccia: “scrivi pensando anche alla vita degli altri, ai sentimenti dei loro cuori”

    Rispondi

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