A distanza di tanti anni mi sento di ascrivere una grossa “responsabilità”alla Vispa Teresa. Prima di scriverla, la Poesia per me è iniziata con lei. Vettore l’ottantenne zia paterna, fan di Palazzeschi, che trovando in me il terreno adatto, mi somministrò massicce dosi di Vispa Teresa per giorni e giorni, alternandola ai versi di Aldo. A sei anni i suoi passaggi più “impegnativi”erano musica filtrata dalla sensibilità linguistica della zia rapportata alla mia età. Credo si sia trattata di una vera e propria infatuazione giovanile, un “trauma” decisivo in quel momento della mia vita. Ero poi io a chiedere novità, e fu il turno di Cecco Angiolieri, Guido Gozzano, Angiolo Silvio Novaro. Era la zia a chiedermi “pensierini” scritti nell’anno successivo a queste prime conoscenze che erano ormai diventate lettura quotidiana. Sotto la sua guida appassionata sapevo scrivere quasi perfettamente, e il mio spontaneismo creativo, alimentato dalla lettura diretta, andava alla grande. Se penso alle poesiole scritte alle medie devo notare la precisa matrice di un ego ( cosa normale data l’età ) non in grado di farsi storia di tutti, “vulnus” che non sfuggì alla solerzia della cara zia : “Non scrivere soltanto di te e della tua vita; scrivi pensando anche alla vita degli altri , ai sentimenti dei loro cuori “.
Quanto ai poeti dei miei 18 anni, ai Carducci, Pascoli, Leopardi, Montale e successivi, posso riassumerli in un frastuono tutto interiore che non ha mai cambiato il colore delle sue note. Tuttora li leggo e li rileggo come il ragazzo insaziabile di una volta.
Quanto ai classici europei, americani e sud americani ( senza trascurare il favoloso Est asiatico ) , posso dire di averli avuti sempre vicini a correnti alternate, come una febbre che va e viene cercando di volta in volta la realtà e il sogno, l’etica e la politica, unica modalità per sentirmi “vivo” e appagato.
In ordine alla poesia che si scrive oggi, mi interessano e seguo gli autori (non pochi) in possesso di un proprio stile : stile come tensione e non come status e quindi portatori di parole capaci di somatizzare il reale, il quotidiano, oggettivando il discorso e rifuggendo dall’abusatissimo “io”. Ho sempre creduto nella poesia/lingua totale, come ci hanno insegnato Cacciatore, Emilio Villa, Vito Riviello, laddove l’invenzione verbale sulla scrittura costituisce il “quid”che non la fa più dimenticare. Sorprendere quindi in senso e suono le immagini irresistibili della speranza significa opporsi antagonisticamente alla miseria dei tempi ; significa non morire più : restare eternamente giovani .
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Leopoldo Attolico vive e opera a Roma, ove è nato il 5 Marzo 1946. Ha pubblicato, a partire dal 1987, sette titoli di poesia e quattro plaquettes in edizioni d’arte . A partire dagli anni ’90 ha prodotto poesia performativa “antistress”, declinata in accezione giocosa, ironica/autoironica e paradossale. E’ di Marco Saya Edizioni , 2018 , la sua opera omnia “Si fa per dire”, Tutte le poesie, 1964-2016 , Pref. di Nicola Vacca .
Incontri ravvicinati ( liturgie sotto controllo )
Ho scoperto che per fare imbufalire la gente
è sufficiente urtarle il gomito da tergo
mentre sorseggia la tazzulella’e cafè al bar
di prima mattina
“E ora scambiamoci un segno di pace
come si fa a Messa”
ho detto con tono alla Romano Prodi
guardando la montatura degli occhiali
della mia prima vittima
“Ma lei l’ha fatto apposta, idiota!”
“Appunto. La posta in palio, ora, per me e per lei
è proprio il self contro che ci vuole
per supportare la sua Messa in scena !”
(segue pestaggio)
Scostumata è dir poco
Tutto il giorno in giro a menar colpi, la scostumata :
rasoiate, stilettate
punteruolate alle terga a destra e a manca
in agghiacciante sequenza ,
proditoria
Non si ha memoria di un fervore di tal fatta .
Verrà dai buchi neri di una mente sconvolta
o dalle cime tempestose di una Annone
furibonda per la tassa sulla salute non pagata ?
Delle due una :
la becera frenesia del Male in libera uscita
o la malia vendicativa mirata burocratica esornativa …
o forse no, niente di tutto questo ;
semplicemente il delirio compulsivo
abbacinante
del colpo della strega
Donna che apre riviere
Donna che apre forzieri
Sei donna di marine ,
donna che apre riviere .
L’aria delle mattine
bianca , è la tua aria
di sale – e sono vele
al vento , sono bandiere
spiegate a bordo l’ampie
vesti tue così chiare .
Giorgio Caproni
*
Sei donna di banca ,
donna che apre forzieri .
La tua faccia di bronzo
intermittente , è la tua carta
vincente – e sono sistro di Erinni
sono filigrana di suburra celeste
le parolacce tue così chiare



E’ un piacere incontrare Leopoldo Attolico di nuovo, dopo molti decenni. E le parole di quella sua zia lasciano una traccia: “scrivi pensando anche alla vita degli altri, ai sentimenti dei loro cuori”