La parola ai poeti. Giovanni Peli


Non ho un rapporto pacificato con la poesia, non sono nemmeno più sicuro di sapere cosa sia. So che da anni continuo a scriverla ma non ho più voglia di pubblicarla, che quando finisco una poesia non capisco perché l’ho scritta. Posso parlarne in termini tecnici, dire che è un’arte fatta di parole, metro, ritmo, accenti, rimandi musicali di vario tipo, musica che fa il senso, che aggiunge senso, che lo completa. In realtà però sento che la poesia è qualcosa d’altro. Mano a mano che passano gli anni la domanda “che cos’è la poesia?” diventa sempre più incomprensibile e la risposta diventa sempre più oscura.

Forse la poesia è in tutto ciò che faccio, ciò che da giovane (quanti entusiasmi) non avrei nemmeno chiamato poesia: scrivere canzoni, suonare la chitarra, scrivere filastrocche, scrivere narrativa, passare del tempo con la mia famiglia, progettare qualcosa di nuovo per Lamantica Edizioni. La poesia per me oggi è soltanto poesia d’occasione, prosastica, polemica o ironica, che vaga alla ricerca di un tema valido da trattare: non credo alla parola poetica, all’immagine, a quella viscerale illuminazione che vuole arrivare a dio o da qualche altra parte. Penso che oggi la poesia non ci stia più parlando e che se ne pubblichi troppa. È un problema dell’oggi. Se la poesia si nutre solo di poesia perde senso e forza. Penso che la poesia oggi sia autoreferenziale e che debba rinnovarsi. O vivere totalmente fuori dal tempo (impossibile), o perdere la purezza e mescolarsi ad altri linguaggi (fatale). Non mi definisco poeta, (né scrittore, né cantautore, né null’altro) perché il poeta non può davvero sopportare il continuo scandalo, il rovello distruttivo che la poesia dovrebbe comportare, non so se qualcuno è disposto ad accogliere questo dolore.
Forse la poesia rinascerà lontano da una comunità, in silenzio, senza supporto di immagini, e accoglierà il dolore con coraggio, semplicemente perché fa parte della vita. Al termine dunque di una serie di esperienze, concerti, letture pubbliche, incontri, progetti… un’opera vista globalmente, una vita intensa, epurata da narcisismo, cinismo e altri -ismi, che sappia quanta dolcezza rimane, dopo tutto: forse questa sarà la poesia del (mio) futuro: non so se pubblicabile, onestamente.

www.giovannipeli.it

www.lamantica.it

 

 

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