di Carlo Martinelli
(da “Il Trentino” del 19 agosto 2013)
Zoo a due
Marino Magliani, Giacomo Sartori
Perdisa pop
178 pagine, 14 euro
Nel caravanserraglio dell’editoria italica capita che autori dalla scrittura nitida e tagliente, mille miglia alla larga dalle banalità imperanti, continuino ad essere collocati in un limbo fatto di editori minori, per quanto di qualità, alla ricerca di una visibilità maggiore, dovuta oltre che meritata. Vabbé, importa poco. Oggi possiamo comunque salutare la nuova, convincente – a dir poco, a tratti la lettura diventa piacere puro – di Giacomo Sartori, agronomo che si divide tra Parigi e la “sua” Trento e del quale abbiamo già doverosamente segnalato, al tempo, Tritolo, Anatomia della battaglia e Sacrificio. E il suo è un ritorno assai particolare, a partire dal fatto che divide il libro con un altro autore, il ligure Marino Magliani – che però vive in Olanda, curiosa analogia con Sartori – ed anch’egli scrittore di squisita fattura, cesellatore. Zoo a due, dunque, e non solo per il fatto di aver scelto l’inusuale formula del titolo a quattro mani. No. A rendere sorprendente lo zoo di carta della ditta di qualità Sartori & Magliani, è il vertiginoso rovesciamento di prospettiva che hanno intrapreso. Sartori firma quattordici racconti brevi, Magliani due lunghi. Ne sono protagonisti gli animali: un cane, l’indimenticabile Cobre, per Magliani; dromedario, bruco, canarino, ameba, polipo, scarafaggio, financo unicorno per non dire della scrofa e dell’halobacterium, per Sartori. Il risultato è di rara fascinazione. Emozionante. Perché i racconti degli animali – sono loro a parlare, in prima persona nei racconti di Sartori – si rivelano impietosa ricognizione nel mondo di noi umani. E poiché, per dirla con la prefazione di Beppe Sebaste, il punto di vista degli animali è quello della verità, è verità che fa male agli umani, prima di tutto. Iperconsigliato.

“Minore” di…? Scrittori più noti.
“Più noti” rispetto a…?
La scrittura, l’arte sono terreni troppo intimi, per farne geografiche e stitiche zone di competenza.
L’arte forse sì, ma la critica deve pur dare dei giudizi comparativi. Non ho ancora letto “Zoo a due”, ma conosco altre cose di Magliani (cose stupende come “Quattro giorni per non morire” e “Quella notte a Dolcedo”) e sono curioso di leggere Sartori.