Se disabitiamo le parole/ non avremo mai una casa./ Se non diamo un’anima ai piedi/ non saremo mai una strada. La nuova raccolta poetica di Nicola Vacca spinge all’angolo la realtà oggettiva e la storia umana. Stringe la vita che stiamo vivendo dentro il cono d’ombra del disincanto più lacerante. La sua poesia spreme all’estremo la nostra attuale condizione. Eppure – malgrado gli espliciti riferimenti e rimandi letterari – il succo che assaporiamo è amaro ma non nichilista. E adesso siamo sotto l’anticielo/la luce nera che sparge la sua cenere./ Il caos vuole il dubbio/ ma poi semina disordine/ nelle anime violate/ dalla colpa, dal torto e dallo sbaglio. Nichilista è solo l’assunto di partenza.
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Le voci del Pretorio. Il romanzo epistolare di Angelo Ascoli e Pasquale Vitagliano. La quarta risposta.
Mio caro Daniele,
Ma se l’appuntamento era stato rinviato? Anzi, se non avessi già capito che qualcuno, qualcosa ha giocato con le nostre attese e con la nostra vigliaccheria, ti risponderei che fosti tu a chiamarmi, a chiedermi di spostare il giorno del nostro incontro. E vero, mi parve strano sentire sulla segreteria telefonica del mio telefonino quella voce di donna, diceva di essere la tua segretaria, mi lasciava un messaggio da parte tua, un impegno improvviso, eri dovuto partire per Zurigo, l’appuntamento era spostato a data da definirsi. Continua a leggere
Avremo cura, poesie di Gianni Montieri
Il titolo dell’ultima raccolta di Gianni Montieri, Avremo cura, mi piace molto. Lo considero un impegno, una dichiarazione poetica. “Perché scrivo poesie?”, mi viene in mente la risposta di Curver. “Perché ho bisogno che mi vogliano bene”. In Montieri questo scopo, questo bisogno, si preannuncia attivo. Vuole dare bene. Prendersi cura, appunto.
Le voci del Pretorio. Il romanzo epistolare di Angelo Ascoli e Pasquale Vitagliano. La svolta.
Giovanni,
Ti chiedo ancora, perché a Caserta non c’eri? Puoi comprendere la mia angoscia? E’ impossibile parlare per telefono. Non posso fare a meno dello spazio di una lettera. Del silenzio, del pensiero. Anche adesso, di fronte ad una tragedia. Anzi, questo bisogno mi è diventato vitale. Se non ti scrivessi soffocherei.
Le voci del Pretorio. Il romanzo epistolare di Angelo Ascoli e Pasquale Vitagliano. La terza risposta.
Terza risposta
Daniele,
Se hai ragione tu, che «si fugge da un luogo, non dalle persone», allora è altrettanto vero che si rimane prigionieri di un luogo, anche quando si è riusciti a scappare da qualcuno. Tanto più se questo luogo è impregnato di abitudini, di stanchezze, di pigrizie.
Le voci del Pretorio. Il romanzo epistolare di Angelo Ascoli e Pasquale Vitagliano. La quinta lettera.
Quinta lettera
Caro Giovanni,
Fa attenzione, te lo ripeto. Evitala, tutto è diventato pericoloso. Lo so… Non giudicarmi anche tu.
“Ti amo Daniele. Perché sei scappato?! Credi che abbia perso la ragione? Che non mi renda conto della situazione nella quale ci siamo gettati. Tu ed io. Lo abbiamo voluto. Lo sapevamo. Sei un vigliacco Daniele!” Così mi ha scritto. Ma , in realtà, ha voluto ristabilire un contatto. “Rivediamoci. Ti prego.”
Le voci del Pretorio. La seconda risposta del romanzo epistolare di Angelo Ascoli e Pasquale Vitagliano
Seconda risposta
Mio Caro Daniele,
Ancora una volta trovo difficoltà a scriverti. Del resto, perché dovrei farlo? Tu sei fuggito via, sei ormai a Potenza, io sono rimasto qui e ho dovuto ricostruirmi una tana solitaria dove dormire? Rifugiarmi? Semplicemente attendere? E che cosa poi? Mi scrivi che Rosaria ti ha sconvolto la vita. Immagino che anche tu, in qualche modo, abbia dovuto innalzare mura dove custodire le assenze, credo. Quella di Rosaria, innanzitutto, ma anche la mia, e quindi la tua innocenza che portavi a spasso con me, la sera, per la via del paese, in un rigurgito di tardiva adolescenza che accettavamo, cercavamo, anzi. Rosaria…
Le voci del Pretorio (Una storia incredibile). La terza lettera del romanzo epistolare di Angelo Ascoli e Pasquale Vitagliano
Come un film francese, l’ultimo romanzo di Roberto Saporito
Ho letto il libro di Roberto Saporito e mi sono chiesto, ma come è un film francese? Un film degli anno ’30 sarebbe realistico e poetico allo stesso tempo. Se fosse contemporaneo sarebbe in bilico tra docu-drama e video clip. Forse, tuttavia, questo ultimo romanzo di Saporito nasce dalla nouvelle vague e dunque insegue lo “splendore del vero”.
Le voci del Pretorio (Una storia incredibile). La prima risposta del romanzo epistolare di Angelo Ascoli e Pasquale Vitagliano
Prima risposta
Mio caro Daniele,
la tua lettera mi aspettava sul tavolo, in redazione, in mezzo ai giornali e ad altre buste. Ho riconosciuto subito la tua scrittura, eppure l’ ho tenuta lì, chiusa, per giorni. Non avevo bisogno di aprirla per avere la notizia della tua partenza: mentre ero a Milano mi aveva cercato, trovato, interrogato il mio direttore, chiedendomi se sapevo, perché così all’improvviso, se era vero che… Né volevo aprirla: è rimasta lì, per giorni; a lungo mi ha tentato l’idea di gettarla via, di tagliare per sempre l’ultimo filo che mi legava a te. Di non sapere. Di dimenticare te, quelle chiacchierate con le voci impastate dall’insonnia, il nostro tempo che sembra già passato, “quell’altra storia.”
L’artista e la croce. Caravaggio e Pasolini, di Gabriella Sica
Gabriella Sica, poeta e scrittore (www.gabriellasica.com) dedica un serrato e originale confronto tra Pasolini e Caravaggio nell’arte e nella vita, pubblicato nel suo libro Sia dato credito all’invisibile. Prose e saggi, uscito presso Marsilio nel 2000. Solo Cesare Garboli in un ricordo di Roberto Longhi (pubblicato su “Nuovi Argomenti”, aprile-giugno 1970), aveva dedicato alcune righe a questo stesso parallelismo (vedi http://www.italialibri.net/dossier/pasolini/paralleli4.html).
Riproponiamo per la prima volta online questo testo di Gabriella Sica che ha avuto una notevole circolazione.
L’accostamento di Pasolini a Caravaggio è senza dubbio spericolato per la distanza che li separa, anche se nell’eterno ritorno delle cose e della poesia una giustificazione in più si può trovare.
Tutto è nato in modo casuale, e tuttavia suggestivo. Mentre lavoravo a Roma con il regista Gianni Barcelloni al montaggio di un filmato sulla vita e le opere di Pier Paolo Pasolini, nell’estate del 1998, mi capitò di tornare alla mia antica passione per Caravaggio. L’occasione fu la commemorazione della morte di Caravaggio che sempre si ripete a Porto Ercole, dove vado in vacanza, ogni 18 luglio. Quell’anno ne parlava Marco Bona Castellotti di cui era appena uscito Il paradosso di Caravaggio. Sempre, in queste serate appassionate e popolari, ormai tradizionali, si aggiungono studi e dettagli e risultati delle più varie ricerche per precisare i contorni di quella morte e degli ultimi misteriosi giorni di vita. Una morte avvenuta, pare, sulla spiaggia di Porto Ercole, che apparteneva in quel 1610 allo Stato dei Presidi, appena ai confini dello Stato pontificio da cui il pittore era fuggito, in attesa della grazia e della via libera per Roma. Morì di malaria, ma qualcuno azzardò ucciso da qualche inseguitore, forse quando già il perdono era arrivato. Certamente morì lontano da riflettori e da palazzi, lui che era il più grande artista del suo tempo, solo, come accade a molti uomini semplici.
Le voci del Pretorio. (Una storia incredibile). La prima lettera del romanzo epistolare di Angelo Ascoli e Pasquale Vitagliano
Prima mossa
“Non dimenticare le lettere agli amici.” Ho trovato questo appunto su una agenda di tanti anni fa. Alla data del 18 gennaio del 1989. Non ricordo affatto quale smemoratezza l’avesse prodotto, né quale futuro preannunciasse allora. Proprio quel giorno. Oggi direi niente di importante. Eppure quell’invito rimasto appeso a quella data lontana, ha conservato fino ad oggi il calore di un precetto. Anzi, rende bene lo sforzo che ho fatto prima di riuscire a scriverti. Ormai mi sono disabituato a mettere sulla carta parole che siano state sentite e pensate, non in superficie, ma intimamente, che non siano l’automatico incatenamento di formulari, atti, avvisi, comunicazioni, diffide, ordinanze, missive, al massimo auguri di cerimonia. Devo confessarti però che c’è dell’altro. Ciò che è accaduto negli ultimi giorni mi ha turbato profondamente, mi ha disorientato. Tutto così in fretta, persino la partenza per Potenza. Non ci siamo neppure salutati. E’ stata dura raccogliere i cocci. Li sto ancora cercando.
Le voci del Pretorio. (Una storia incredibile). Il romanzo epistolare di Angelo Ascoli e Pasquale Vitagliano
Antefatto
Quando siamo stati ragazzi noi non esistevano pc, né telefonini. Non è stato tantissimo tempo fa. Noi siamo stati ragazzi negli anni ’80. Mi sembrano ancora così vicini. Come sarebbe stata la nostra vita da adulti senza questa tecnologia? Ci hai mai pensato? Continua a leggere
Nuove nomenclature e altre poesie (L’Arcolaio, 2015) di Anna Maria Curci
L’apparente disorganicità non toglie nulla a questa nuova raccolta di Anna Maria Curci, Nuove nomenclature e altre poesie (L’Arcolaio, 2015). Si tratta infatti di un palinsesto diviso e articolato in versi liberi (Nuove nomenclature; Staffetta), settenari, distici e canti. Credo che l’intenzione poetica di questa intensa e appassionata autrice sia innanzi tutto di tentare una mappatura dei significanti del presente con la finalità di ritrovare nuovi significati. Di individuare i significati in grado di consentire al lettore di decifrare il presente. La sensibilità linguistica le consentono di rinnovare la resistenza contro l’omologazione totalitaria e orribile della lingua. Indifferente ai contesti, oscenamente fungibile nel proprio referente, la neo-lingua della modernità possiede la forza di assuefarci al dolore nello stesso istante in cui ce lo rappresenta, ce lo “narra”, come va di moda dire di questi tempi. La parola poetica invece fa balbettare le nostre frasi fatte, fa fare corto circuito alla nostra coscienza, rompe l’incanto della nostra distanza. Questo accade, con forma compiuta ed esemplare, in Idiomaticamente.
Le prove di esilio di Michele Caccamo e Franz Krauspenhaar
Le prove di esilio sono un passo doppio (un paso doble, direbbe Francesco Forlani), un duetto poetico sulle prigionie e sulla libertà inderogabile. E’ la ballata carceraria di Michele Caccamo e di Franz Krauspenhaar, in un carcere vero, oppure in uno mentale e ambientale, non meno costrittivo. Nero e bianco, note e alterazioni, lungo questa tastiera balliamo tutti la nostra quotidiana danza disperata per non soccombere.
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La lampada del Grilletto. Lo stream postmoderno di Gervaso Curtis (Edizioni Opposto)
Rimbaud è il genio della lampada. Le sue parole, la sua poesia, forniscono la formula per fuggire via dall’inferno, dopo avervi passato una stagione. Non l’Inferno. Bensì un inferno. L’inferno nel quale è disceso Gervaso Curtis, eteronomo di Giuseppe Vicinanza.
Cosa unisce l’inferno di uno schiavo del I secolo A. C. con Gervaso che lotta con la propria vita, Continua a leggere
I navigli esclusivi di Giorgio Manganelli. Presentati da Lietta Amelia Manganelli
Manganelli di Milano, città grigia, città che non amava, salvava solamente i Navigli.
Non lontano dalla casa borghese in cui abitava gli parlavano di avventure, di sangue, tutte cose per lui totalmente tabù.
La madre, soffocante come altri mai, gli impediva tutto quello che secondo lei poteva essere “pericoloso”: giocare con i maschi, attraversare la strada…
Il tremore della terra di Enrico Barbieri. Esordio poetico di un attore
*
non per questo poveri e indecenti
occuperemo stanze nuove io e te
questuanti senza passato, soli
e gelosi l’uno dell’altra, la terra
sarà crollata dove l’inverno torna
e ritorna col suo sorriso mite
a gelare le pareti ammuffite
e la tua danza allegra dietro porte
chiuse dalla mia ambizione ignorante
guarda: torna la pioggia sulle case
da noi i colori erano diversi
come le braci nel tuo iride destro
e le fosse nella valle del tuo braccio
e l’abbraccio dalla tua schiena
il ricordo frena il freddo dell’acqua
insieme, e c’era il tuo ballare
spensierato dove milioni di verbi
cristallini come il tuo esserci, ombra
mia ombra che sa di quello che sarò
mia ombra che detesta il risveglio
mia ombra che rivela le colline
il ritorno da una frana che cancella
quella salita fertile, quei calori
quei baci senza il dolore di nascere
quell’umana presenza di un amore
questa cosa che è importante, tu
andata, vibrando, andata…Voi
anche senza la voce di una giuria
al di là del mio muro di quercia, so
che il mio sentiero è poco docile
e da qualche parte, un’amica aspetta
tra le doline e i tuoni, prima che sia
il buio dei un ventre enfiato
il termine di tutto quello che ho pensato.
Fu chiaro appena oltre lo zenith. Il romanzo “filosofale” di Paolo Fiore
Non sorprende un romanzo storico. Sorprende un romanzo dedicato a Giordano Bruno. Viviamo infatti in un’epoca che attende ancora la propria Rivoluzione Copernicana, che continua a credere nella centralità dei sensi umani e s’illude che tutto ruoti intorno a ciò che l’uomo percepisce. E viviamo in un’epoca in cui la massima libertà materiale ha accettato il dominio di questo pensiero unico umanista e allo stesso tempo disumano. Forse non è un caso che Paolo Fiore, l’autore di questo insolito romanzo “filosofale” sia un medico. Nella società del “corpo”, nella quale il medico più che uno scienziato è un sacerdote che dispensa cure con la stessa elezione di un oracolo, egli propone la propria rivoluzione culturale, affidandosi ad un filosofo, al filosofo più misterioso e irriducibile.
Sguardi dal Novecento di Nicola Vacca
Se ci sono autori che pur avendo scritto molte opere hanno in fondo scritto sempre lo stesso libro, ci sono lettori che hanno fatto un’opera delle proprie letture. Hanno realizzato in questo modo un monumento di civiltà che può servire agli altri per ritrovare la propria identità perduta. Ed è un’opera meritoria e attualissima in un’Italia che il “favoloso” Leopardi definirebbe ancora priva di un popolo civile, ammorbata dalla borghesia più ignorante d’Europa. Continua a leggere















