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LA LETTERA SCARLATTA. Rivelazioni, recensioni, recuperi, rigetti, rassegne, rarità, rotture e altro di Pasquale Vitagliano

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E se arrestassero la moglie di Cesare?

Ho letto l’intervista di Piercamillo Davigo sul Corriere e non vi ho trovato la frase incriminata: “Tutti i politici sono ladri”. Ho letto altro. Uno, che i politici che rubano sono più pericolosi dei delinquenti. Niente di più vero, atteso che il politico per un cittadino dovrebbe essere un “buon esempio”. Mentre da un ladro non mi aspetto che faccia il poliziotto. Due, che rispetto a “Tangentopoli”, non si ruba di meno, ma i politici che rubano non si vergognano più. Non posso dire se sia assolutamente vera questa frase, ma posso testimoniare che la soglia di riprovazione sociale rispetto al politico “ladro” si è molto abbassata. Diffusione di una illegalità quotidiana e spicciola, da un lato, inefficacia della “punizione” (quando non vera e propria impunità), dall’altro, hanno contribuito ad alimentare questo riflusso di delusione e disincanto nel quale la disonestà di certi politici sguazza. Continua a leggere→

Nel secolo fragile di Filippo Ravizza

nel-secolo-fragile-157540Noi siamo pasta di niente. L’ultima raccolta di Filippo Ravizza dà l’allerta dell’ultimo viaggio. Anzi, talvolta trasmette il rimpianto che il tempo sia trascorso interamente. Che il treno sia passato, lasciandoci soli sul binario. Molti di questi versi appaiono velati da una cataratta nichilista che occulta la luce sapienziale. (…) Sarà un tempo breve amico/ mio. Il tuo e il mio, sarà/ dal nulla al nulla senza saperlo,/ ignorando il vuoto che per poco/ ci ha ospitato.

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Vite colme di versi (ventidue poeti dal Novecento) di Nicola Vacca

received_1134299473280876La poesia non è solida come la prosa. E’ difficile contenerla dentro categorie, scuole, linee valide una volta per sempre. La prosodia è ferma al metro greco e latino. Da allora la forma poetica si è rifatta a quel modello, ovvero lo ha superato rendendo libero il verso. Può anche far storcere il naso, ma è la verità. L’endecasillabo è nella poesia moderna una formula esoterica. Se la poesia dovesse oggi essere giudicata e apprezzata dentro questo canone, subito verrebbe confinata dentro il cerchio magico degli accademici. La poesia diventerebbe roba per astronomi o per filosofi. Ed invece la poesia ha a che fare con viaggiatori e pensatori. Attiene più al linguaggio che alla lingua. Come linguaggio, la poesia è primigenia. Come lingua, è inedita. Se valesse ancora il canone poetico, pochi poeti sopravvivrebbero. Ma anche pochi critici. Dunque, azzardo a dire che la critica letteraria è solo storia della poesia (forse). Anzi, dico meglio, dei poeti.

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LA LETTERA SCARLATTA. Rivelazioni, recensioni, recuperi, rigetti, rassegne, rarità, rotture e altro di Pasquale Vitagliano

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Meglio il “libretto rosso”


o il telefonino?

Le intercettazioni sono diventate lo strumento più efficace di investigazione, in modo particolare contro i reati in danno della Pubblica Amministrazione. Contro la corruzione svolgono lo stesso ruolo che hanno avuto i pentiti nella lotta contro il terrorismo prima, e la mafia dopo. Anche sui pentiti si aprì un dibattito culturale per le implicazioni di natura etica che l’abuso di questo mezzo innescava. Leonardo Sciascia ne fece un parallelo con le conseguenze dell’Inquisizione e richiamò alla memoria La storia della colonna infame di Alessandro Manzoni. Le intercettazioni odierne invece rinviano subito al sistema di controllo massiccio della libertà personale messo in atto nei paesi comunisti dell’Europa dell’Est.

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Storie da ridere della tradizione popolare pugliese raccolte da Lino Angiuli, Piero Cappelli e Lino di Turi

Furbi e gabbati, preti lussuriosi e monaci avidi, donne intemperanti e mariti stolti. Il poeta Lino Angiuli, l’attore Lino Di Turi e l’editore Pino Cappelli hanno raccolto narrazioni popolari della civiltà orale pugliese. Se è vero che il “il mezzo è il messaggio”, questi racconti sono l’anima della letteratura di un popolo.

storie-da-ridereMi raccomando a quello

Stava una povera crista che teneva il marito malato ma non teneva manco gli occhi per piangere tanto era povera scalognata disgraziata, manco i cani. Che malattia? Una malattia brutta brutta, che non la voglio manco nominare, la tibbiccì, la peggio malattia che attacca il verme senza che manco te ne avverti e poi si butta il sangue dalla canna. Oh! E tanto era scalognata quella, che si va a sgravare di un creaturo che pure lui, come nacque, già nacque con la stessa malattia. Che peccato, figlio mio bello; chissà, si vede che il figlio aveva pigliato dal sangue del padre; capace. Il fatto fu che, sempre per quella maledetta scalogna, nella stessa notte – oh! nella stessa notte dico –, va a morire il padre e gli arrivò l’atto di richiamo pure al figlio. Insomma, praticamente se ne andarono padre e figlio e nella stessa notte!

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LA LETTERA SCARLATTA. Rivelazioni, recensioni, recuperi, rigetti, rassegne, rarità, rotture e altro di Pasquale Vitagliano

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“Lei fa proprio al caso nostro”.

Renzismo nuova versione dell’istrionismo

A differenza di Woody Allen non metto L’educazione sentimentale di Gustave Flaubert tra le dieci cose per le quali vale la pena vivere. Le pagine storiche tuttavia sono davvero illuminanti. Confermano che le dinamiche, specie quelle del potere sono sempre le stesse. E se la storia è maestra di vita, gli alunni sono proprio ripetenti. Lo scenario è quello dei moti di Luglio, avvenuti a Parigi nel 1830. Carlo X, ultimo re borbone, dà una sterzata autoritaria.  La città reagisce con un’insurrezione che rischia di trasformarsi in una rivoluzione repubblicana. Non a caso viene definita la seconda rivoluzione francese, che Eugène Delacroix immortala nel dipinto La libertà guida il popolo. Per giunta le idee socialiste sono sempre più esplicite. Alla fine però vince il “Partito della Nazione” e viene restaurata la monarchia con Luigi Filippo, non più re di Francia, ma dei francesi.

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LA LETTERA SCARLATTA. Rivelazioni, recensioni, recuperi, rigetti, rassegne, rarità, rotture e altro di Pasquale Vitagliano

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Il colpevole è sempre il maggiordomo

Mi è capitato per caso di percorrere questo tragitto: dalla Cassazione sono entrato nel cuore di Roma attraversando Ponte Umberto I. Quindi ho preso Via Zanardelli. Alla fine di questa via, sono arrivato direttamente in Piazza Sant’Apollinare. A questo punto comincio a provare stupore. A sinistra svetta il palazzo della Pontificia Università di Santa Croce, al suo fianco si trova la Basilica di Sant’Apolinnare. E non finisce qua. Mi sposto a destra, e trovo un altro slargo. E’ Piazza delle Cinque Lune. Vi consiglio di fare davvero questa passeggiata. Vi renderete conto di avere camminato lungo un itinerario simbolico e drammatico. Dalle pietre imponenti del Palazzaccio si arriva nel cuore della capitale papalina. La Giustizia porta direttamente nel crocevia dei misteri d’Italia. L’impressione è stupefacente.

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LA LETTERA SCARLATTA. Rivelazioni, recensioni, recuperi, rigetti, rassegne, rarità, rotture e altro di Pasquale Vitagliano

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Sodoma e Gomorra

In Italia ogni questione di principio è solo un’occasione per scontrarsi su interessi che di ideale possiedono davvero poco. E’ il caso della battaglia campale sulle “unioni civili”. La legge che le disciplina è passata, ma a spese della “stepchild adoption” e della rimozione dell’obbligo di fedeltà. In realtà, questa legge dice troppo per i cattolici e troppo poco per i laici. E’ il caso appunto dell’ “adozione del figliastro” che interessa le coppie omosessuali ma anche quelle etero. E non c’entra nulla con l’ “utero in affitto”.

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Dentro o fuori?

“Le ragioni di questa violenza sono dentro di noi”. Questo è il commento più facile e conformista che un liberal possa fare sugli atti di terrorismo in Francia. Eppure una piccola verità la dice. Anche se in una forma tutt’altro che consueta. Per comprenderlo bisogna scovare un film di dieci anni fa, Niente da nascondere. La forza profetica di questo film del regista austriaco Michael Haneke è impressionante.

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LA LETTERA SCARLATTA. Rivelazioni, recensioni, recuperi, rigetti, rassegne, rarità, rotture e altro di Pasquale Vitagliano

image“Quo vado” senza Thomas Moore?
Perché ci piace Checco Zalone? Qualcuno potrebbe arrivare a scomodare Lutero e la Riforma protestante. E’ vecchia la tesi che gli italiani sono italiani, cioè in fondo tutti “meridionali”, a causa della mancata riforma protestante. I popoli del Nord, che l’hanno conosciuta, devono ad essa serietà, onestà ed efficienza. Come ha saputo magistralmente analizzare Max Weber in Etica protestante del capitalismo. La ragione sta nella giustificazione della nostra salvezza: la grazia per i protestanti, di cui le realizzazioni mondane sono rivelazione e misura.

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Le voci del Pretorio. Il romanzo epistolare di Angelo Ascoli e Pasquale Vitagliano

tarr_pretorio_museo_05Quindicesima lettera

Carissimo,

La Murgia al sole è il deserto. La casa dove abita Giuliano è una scatola di pietra. Quando il tempo è brutto questo è il calvario e le gru sulle cime sono delle croci. Sono andato lì sulle tracce di Giuliano. Nessuno sa.
Mentre guardo queste colline, mi viene in mente la Basilicata. Altro che la dolcissima litania di M e di N. Ho letto che il poeta Andrea Zanzotto così ha definito il Montello. Queste inaudite colline siciliane non sono una pagina scritta di poesia. Come la Basilicata che ho conosciuto io, questo è paesaggio mi appare come un ricovero di basti sulle groppe cispose e piene piagate di asini bastonati. Questa terra è ospitale solo per i briganti. Mesi fa ho visitato il castello di Federico II a Lagopesole. Sulla pietra del portale sono stati scolpiti questi versi: Negando la verità si hanno dispiaceri. Dio precettò dire la verità per avere giustizia.
Anche la Puglia è terra di briganti. La terra della giustizia di Dio. Ed in questa terra, Giovanni, io non sarei stato tra i martiri, ma tra i carnefici.

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Le voci del Pretorio. Il romanzo epistolare di Angelo Ascoli e Pasquale Vitagliano. Una storia incredibile

tarr_pretorio_museo_05Settima risposta

Caro Daniele,

Adesso comincio a capire cosa è successo nelle ultime ore, negli ultimi giorni, negli ultimi mesi della vita di Rosaria. Conosco Giuliano Panti, certo. Lo conosco come tanti altri, qui a Milano. Non so se è migliore di te (e di me): so solo che è tutto quello che noi non siamo e, se vogliamo solleticare la nostra vanità, non è niente di ciò che non crediamo di essere. E’ chiaro perché Rosaria si è innamorata di lui: anzi, si era innamorata, come vedi non riesco ancora a tagliare il filo con lei. Così riesco ad immaginare te che convivi con il suo fantasma.

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Le voci del Pretorio. Il romanzo epistolare di Angelo Ascoli e Pasquale Vitagliano

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Tredicesima lettera

Giovanni,

Che senso hanno queste lettere che continuiamo a scriverci? In certi momenti mi sembrano così assurde. Eppure senza quasi consapevolezza mi trovo a cercare le parole. Forse queste sono il setaccio delle nostre esistenze. Forse leggendole speriamo di trovare una ragione accettabile per tutto quello che abbiamo scelto di condividere. Che su queste pagine si scriva una storia la cui trama sia priva di contraddizioni, di incongruenze, di ombre. Ma mi domando se noi potremo mai essere i lucidi spettatori delle nostre vicende? Temo proprio di no. Noi non riusciremo mai a conquistarci questo sicuro approdo, le nostre parole non ci trasformeranno da mostri in lucidi e lontani osservatori del dolore. Questa volta per noi non c’è scampo. Continua a leggere→

Le voci del Pretorio. Il romanzo epistolare di Angelo Ascoli e Pasquale Vitagliano. La sesta mossa

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Sesta risposta

Caro Daniele,
Ci sono delle morti che aiutano a vivere. Perché ci sono delle persone che sono già morte per noi, e che ci restano avvinghiate, soffocandoci, pur senza cercare, né noi né loro, l’abbraccio. Ineluttabilmente. E altrettanto inevitabilmente sono destinate a ucciderci o a morire. Rosaria era già morta per te, lo era prima che vi incontraste a Caserta, davanti a un testimone involontario e imparziale che il destino, l’assassino, la vittima forse ha tenuto lontano. Continua a leggere→

Le voci del Pretorio. Il romanzo epistolare di Angelo Ascoli e Pasquale Vitagliano. La rivelazione

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Rivelazione

Caro Giovanni,
Sono stato io a mentirti. Perdonami, Giovanni. A Caserta noi due non dovevamo essere soli. E una volta lì, in quella anonima città io non ho fatto alcun incontro inatteso. Comprendi adesso? Ma nessuno mi ha spiegato, giustificato la tua assenza. Nemmeno tu. Mi sentii abbandonato e non so dire se fu più forte il rammarico o l’irritazione. Dovevamo vederci a Caserta. Io, tu e Rosaria. Continua a leggere→

Le voci del Pretorio. Il romanzo epistolare di Angelo Ascoli e Pasquale Vitagliano. La quinta risposta

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Quinta risposta

Mio caro Daniele,

Ma c’è stato davvero qualcuno che ci ha impedito di trovarci a Caserta? Cosa succede? Cosa è accaduto? Che cos’è che mi sfugge? Se non avessi visto io stesso il corpo gelido di Emilia, se non fossi certo, certo almeno di ciò, che lei è morta, uccisa, a Caserta, che lei era a Caserta per incontrare te e da lì non è più tornata, se non fossi sicuro di ciò, Daniele, oggi sarei certo che è stato tutto un gioco, o sei vuoi un sogno, un incubo. Se non sei stato tu a rinviare l’appuntamento, allora è stata Emilia. Lei forse non voleva intrusi tra di voi. Oppure è stato chi l’ha poi uccisa: anche per lui, io sarei stato un intruso.
Da qualche parte devo aver letto che ci sono delle menzogne che non riescono a restare nascoste, che chiedono di uscir fuori, di essere dette. Smascherate. “Se tu hai mentito”: ti è scivolata così, alla fine di quella tua ultima, strana lettera. Mentito. Io non avrei mai pensato che tra noi due potesse esserci la menzogna.

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Le voci del Pretorio. Il romanzo epistolare di Angelo Ascoli e Pasquale Vitagliano. La nona lettera.

tarr_pretorio_museo_05Nona lettera

Giovanni,

Non riesco a perdonarmi di non essere andato al suo appuntamento. Dovevo andarci, Giovanni. Forse oggi sarebbe ancora viva. Questa idea mi tormenta. Cerco di non pensarci. E’ inutile. Ho il terrore poi che colleghino la mia presenza a Caserta con la sua morte. E’ inevitabile. Voi giornalisti fate il vostro lavoro. E questa storia, queste coincidenze, questo gioco è per voi una tentazione irresistibile. Approfittane, Giovanni, ascoltami. Lasciami perdere e approfittane.
La mia segretaria non ti ha mai telefonato, Giovanni. Hai ragione tu. Qualcun altro si è insinuato nella nostra storia, forse addirittura ha preso in mano i fili di questa trama sempre più opaca, in cui la menzogna rischia di sopraffarci. Anche tra noi il mare della verità si ritrae e ci lascia scoperti, nudi relitti delle nostre paure e delle nostre piccole e grandi bugie.
E’ diventato difficile muoversi su questa scacchiera.
Possibile che non siamo riusciti a parlarci? Malgrado queste nostre lettere, queste parole; malgrado i telefonini. Dobbiamo guardarci negli occhi. Riusciremmo forse a trovare una ragione in quello che ci sta accadendo, un qualche senso dentro questo caos, una qualche consolazione dentro questo dolore.
Sono tornato a Potenza sconfitto.
Sai cosa ho fatto appena giunto in Procura? Ho occupato la stanza che al mio arrivo avrebbero dovuto assegnarmi. Ho preso i miei libri, i codici, i fascicoli, alcuni oggetti personali d’arredamento e mi sono trasferito. Nessuno mi ha detto niente: è sembrato a tutti naturale, com’era stato naturale che quella stanza fosse rimasta vuota fino a quel momento.
Cerco di non pensare a quello che è accaduto. In ufficio mi sono rigettato a capofitto nella mia inchiesta. Anche questo è sbagliato ma è l’unico modo per uscire fuori da questa storia. Vorrei che i nostri dolori fossero dovuti unicamente a problemi di funzionamento. Tutto avrebbe una soluzione, un motivo mediocre ma tangibile e immediato di appagamento.
Ti ricordi quando facevamo politica all’Università. Un giorno andai ad un convegno per la nascita di non ricordo più quale coordinamento. C’era la televisione. Si dissero tante di quelle cazzate – alla fine non nacque, infatti, alcun coordinamento – che la mia attenzione si fissava continuamente sul cameraman: a cosa pensa mentre ci riprende? Ascolterà queste parole? Quali idee avrà? Che opinione si sarà fatto? Credo che quella serata ebbe un senso esclusivamente per quel cameraman, per il suo lavoro, si parlasse di politica o di vacche. Io invece tornai a casa con i pugni vuoti.
Giovanni, vorrei essere come quel cameraman.
Ah! Non ti ho ancora detto a chi era appartenuta la stanza che mi sono preso: a Di Giacomo, il magistrato dello scandalo del Palazzaccio, il magistrato più famoso d’Italia. Dietro la scrivania campeggiava un manifesto de The Untouchables di Brian De Palma. Io ho coperto il vuoto su quella parete con il Ponte nella pioggia di Van Gogh: fa meno effetto ma mi dà tranquillità.
Ti assicuro che scoprirò chi non ha voluto che noi due ci incontrassimo a Caserta. Anche se questo gioco spetta solo a noi. Siamo noi i burattinai ciechi delle nostre trame, credimi. La morte di Emilia non ci appartiene. E se tu hai mentito, sarà questa la consolazione al rimorso di non averti cercato le volte che sono tornato a Milano.