Archivi autore: robertorossitesta

Provocazione in forma d’apologo 5

Per molte settimane hai cercato ogni pretesto con te stesso e con gli altri per passare proprio davanti a quel negozio, a quella vetrina, e contemplare quell’oggetto. Hai trepidato ogni volta temendo che nel frattempo fosse stato venduto; ma ogni volta era là, come ad aspettarti,e svelava al tuo sguardo nuove attrattive e nuove promesse.

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Provocazione in forma d’apologo 4

ratto

Dodici anni fa, quando venne pubblicato il libro che la contiene, nessuno volle capire di che cosa veramente parlasse questa provocazione in forma d’apologo. Ora, per fortuna e purtroppo, le cose sono cambiate.

Era – anzi è, il presente racconto è presente davvero, questa vicenda accade realmente nello stesso momento in cui viene narrata, la narrazione non ne è che il verbale, il simultaneo regesto, la prima nota – e anche l’ultima. Continua a leggere→

Provocazione in forma d’apologo 3

Quasi ogni mattina, sul tram che mi porta in ufficio, incontro un rivoluzionario d’annata, col quale disputo sui massimi sistemi. Entrambi recitiamo una parte, ma non credo che lui se ne renda conto. Proprio ieri mi ha detto una frase che mi ha fatto sorridere: “Mettiti gli occhiali da sole, se ti dà fastidio la luce”.
Sfottò abissale, che lascia spazio ad almeno due interrogativi.
Primo: l’uomo storico è fatto per la luce piena? Secondo: ogni fenomeno luminoso che permetta comunque di vedere (o illudersi di vedere) qualcosa, è ipso facto Luce, e pertanto buono?

Provocazione in forma d’apologo 2

  Conosco persone  che continuano per anni a servirsi  del  medesimo ristorante,  del quale,  chiariamolo fin dal principio, non sono affatto contente.  Lo eleggono,  dapprima, per qualche motivo particolare, o per nessun motivo particolare;  e seguitano poi a frequentarlo anche quando, in genere assai presto,  ne scoprono i gravi difetti. 

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Provocazione in forma d’apologo

di Roberto Rossi Testa

Mi capita spesso di scrivere provocazioni in forma d’apologo, eccone una.

Una notte ho sognato che, mentre rigovernavo, suonavano alla porta. Con lo strofinaccio in mano andavo ad aprire e mi trovavo di fronte una persona dimessa, ma, come dire, il cui aspetto dimesso pareva nascondere a fatica un qualchecosa di possente e di glorioso, ecco, come se un gigante fosse stato compresso a viva forza negli abiti di un nano.

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