Gesù vuole abitare nel cuore del cuore, in modo semplice, come una faccenda quotidiana. Quando è così, la storia diventa Storia, e il mondo è il Regno.
Dio non si abitua al nostro amore: è come l’alba, che sorge sempre nuova, l’hai notato? Un dettaglio, una sorpresa, qualcosa che mai è stato e mai sarà.
Se Gesù ci ama con tenerezza speciale è perché la trasmettiamo a nostra volta, in un circolo virtuoso. Il mondo può riempirsi di bene, se non interrompiamo la catena.
A volte, amiamo Gesù per questo e per quello, per l’una o l’altra persona: e se lo amassimo per Lui? La vita è una scoperta: l’essenziale è capire prima dell’ultima puntata.
A volte ci sentiamo a disagio, pensiamo di non essere all’altezza: Gesù ci rassicura, è più grande di noi, ripara le falle che si aprono, risana le ferite, ci rimette in corsa.
Ci preoccupiamo per molte cose, e spesso non veniamo a capo dei problemi dell’io. La soluzione è semplice: occuparsi del problema di Dio, la salvezza delle anime. E la vita riparte per il verso giusto.
Ci sono tanti modi di dire il Pater, come tante sono le prospettive dei paesaggi, gli scorci del mondo circostante. Non temere di ripeterti: per Gesù Nazareno tutto è nuovo.
Vivere totalmente nell’amore, dare senza mai stancarsi, perché qualcosa sboccia ogni momento, la bellezza della Presenza, il profumo della vita, la gioia dell’abitare con Dio.
Ogni risveglio è un buongiorno a Dio, tanto più se è l’inizio dell’anno. È come se entrassimo in cielo, nella città riscattata dal male. Partiamo così, e il resto verrà di conseguenza.
Abbiamo la possibilità di amare Gesù concretamente, perché è presente negli altri. Ogni incontro è un’occasione per far emergere questa verità. L’Epifania è ogni giorno, ogni momento: oro, incenso e mirra sono ben destinati, in ogni caso.
Inspirare a ogni respiro l’Amore di Gesù: come il discepolo che amava fece quel giorno, accostandogli la testa al petto, viviamo al ritmo di quel battito, sintonizziamoci col Suo Cuore.
Dio è gioia: se seguiamo questa traccia, troviamo il progetto, l’orma di Cristo da seguire. Più cresciamo in questa direzione, più cresce la gioia dell’Emmanuele.
Offrire la nostra morte fin da adesso, consegnarla nelle mani del Vivente, perché l’amarezza della fine diventi dolcezza dell’inizio: è una preghiera, per Natale.
Nulla della Passione di Cristo dev’essere perduto. Sta a noi raccogliere tutto, offrirlo a Lui perché ne tragga il frutto più adeguato. Se sapessimo che viviamo per questo, presteremmo più attenzione.
In questo sta l’amore, che Dio ci ha amati per primo, ricorda nella sua prima lettera Giovanni. Dobbiamo far tesoro di questa precedenza, contare su un amore che ci anticipa e sorprende, questa luce che si accende, quando meno te lo aspetti.
Siamo i piccoli figli di Gesù: nelle Sue mani, tutto è più semplice, possibile. È bello custodire questo abbraccio, non lasciarsi sfuggire questo amore.
Venga il tuo regno: facile a dirsi. È richiesto un nostro contributo: prepararne la venuta con la bontà e la carità. Essere regno, amore, in mezzo al mondo.
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