Perché non scrivi dei tuoi primi passi nella letteratura italiana, mi chiedono. Premetto che scrivo poesia da quando avevo nove anni. Il mio primo poemetto, scritto in lingua madre albanese, a quattro mani con un’amica, era una lode al dittatore Enver Hoxha. Poi i miei temi in classe erano emblematici, piacevano più ai miei compagni che agli insegnanti. Scrivi strano, mi dicevano. Di nascosto è capitato di infilarmi nell’esame di stato di letteratura delle amiche, pur avendo meno anni, di svolgere il tema per loro. Il mio era un richiamo primordiale, una vocina interiore che mi faceva dire, mi piace la poesia. I soldi che mi toccavano per un gelato li spendevo in libreria, a comperare libri di poesia. Poesia che non mi piaceva, era “il realismo socialista” e io avevo 10/ 11 anni. Avevo letto tutti i libri della biblioteca della città di Durazzo e tutti i libri delle biblioteche personali, di tutti gli abitanti del palazzo, dove vivevo. Continua a leggere
La parola ai poeti. Anila Anxhari
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