Pietro De Marchi, Con il foglio sulle ginocchia (Bellinzona, Casagrande, 2020)
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Estratto: “Quelle lezioni zurighesi”
Chi, vincendo timidezza o riserbo, per la prima volta si accostava alla sua cattedra, per chiedere un’informazione alla fine di un’ora o semplicemente per darsi a conoscere come novizio, Dante Isella lo accoglieva con un pronto e cordiale: «Lei si chiama…?». E da allora non si era più, per lui, degli anonimi uditori.
Posso dire, senza vanteria, ma non senza legittimo orgoglio, di essere stato tra gli studenti più assidui, di non aver perso che pochissime, quasi nessuna, delle lezioni tenute da Isella nei suoi ultimi sette semestri zurighesi, tra l’ottobre del 1984 – da pochi mesi era uscito il volume dei Lombardi in rivolta, per molti di noi una lettura fondamentale – e la fine di febbraio del 1988, quando Isella tenne la lezione di congedo che qualche anno più tardi, con il titolo desanctisiano di Una lezione zurighese, avrebbe suggellato la sua seconda raccolta einaudiana di saggi: L’idillio di Meulan (1994).
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