Amiamo Gesù senza vederlo: è questo il nostro merito. Fidarsi è la chiave di tutto, in questo mondo. Se mi fido della Persona giusta, che mi manca?

Gesù invita Gabrielle ad affidarsi a Maria, la Madre dolorosa e immacolata, perché molti problemi sorgono a causa dell’orgoglio, e nessuno meglio di Lei può insegnarle la via dell’umiltà. Le chiede di ammettere che, con un Padre, una Madre e un Fratello così, può sentirsi supportata nel cammino terreno. Deve solo curare di non perdere il contatto con doni così grandi.

Ciò che salva è la fiducia. Un atto di fiducia radicale può salvare anche in punto di morte: è l’insegnamento del cosiddetto buon ladrone. Magari non sarà un grande amore, ma è tutto quello che l’anima può dare; per questo Gesù ne è toccato sul vivo, e fa sua la volontà della creatura, come confida alla Bossis.

Gesù raccomanda a Gabrielle di farsi introdurre al Suo cospetto, nell’ora santa, da Sua Madre, da san Giuseppe e dagli angeli: è come un bambino che entra in un salotto di persone adulte, che lo presentano e parlano per lui. E poi comincia un lungo discorso sul fatto di confidare totalmente, di chiedere anche l’impossibile, perché nessuna richiesta è troppo grande. Certo, bisogna riconoscere che con Dio non ci si annoia.

Gesù, nel Vangelo, lo spiega in tutti i modi: il segreto è l’unione, la fiducia. Noi, invece, siamo quelli che diffidano, che partono per un paese lontano, come il figlio prodigo. Salvo ritrovarci, puntualmente, nella carestia. Chissà se prima o poi ci lasceremo convincere. “Riversati in me”, dice il Cristo alla Bossis.

Abbiamo bisogno di un vestito nuovo, per entrare in cielo. La veste bianca del battesimo, un cuore rinnovato da un atto di fiducia. Aveva ragione don Mario: il contrario della paura non è il coraggio, è la speranza. Basterebbe un atto di vera fiducia, e poi di volontà, e la speranza diverrebbe la vita di ogni giorno.