Il poeta è sempre innamorato: della parola, della visione. La poesia è il farsi oggetto fruibile della complessità di questo incontro-innamoramento. La parola suona “altra” anche quando è usuale e la visione coglie un barlume appena di quanto abbiamo sotto gli occhi abitualmente oppure ci spalanca frange di memorie e anche assoluti. In Pronto Soccorso: “ (…..) respira a fatica…/ieri sera tranquilla, nel suo letto,/ ora sembra sfollata/ sfrattata dalle cose consuete/ noi tutti, come lei saremo presi/ nel cuore di una notte, ribaltati e presi.”
La poesia non può prescindere dall’esperienza, dal vissuto, dal passato ; anzi la poesia gioca con il tempo: ciò che è stato diventa ciò che è perché nel momento che lo afferra lo porge presente, palpitante, perlaceo come un ritrovamento antropologico, dopo che è stato ben ripulito.
Perché il poeta usa il materiale spurio che fu per esibirlo nel suo nitore, nella sua innocenza significante. “ Di tanto…. questo resta”; e ciò che resta è ciò che ci ha plasmati e identificati. Continua a leggere

