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Riflessione sulla scuola – di Bruno BARTOLETTI

In questi giorni in cui cercavo di sistemare il mio studio e di dare
un po’ di ordine alle tante cose che nel tempo si ammucchiano, mi sono
imbattuto in un bell’articolo a firma di Lorenzo Artusi, Weimar e il
cuore “inquieto” di Goethe, in Feria, rivista per un dialogo tra esodo
e avvento, n. 41, marzo 2012: «Oggi si tende a considerare le materie
umanistiche e artistiche alla stregua di conoscenze tecniche da
valutare sulla base di test, mentre le capacità critiche e inventive
che ne costituiscono il nucleo sono messe da parte … è facile capire
che, in questa “ottica”, l’arte e le lettere rientrano tra le cose che
non servono e, poiché non producono denaro, si considerano facilmente
eliminabili» (ivi p. 39).  Continua a leggere

Bruno Bartoletti, Sparire in silenzio ritrovando il vento delle strade. Con una nota di Narda Fattori

Bartoletti non dimentica di essere un poeta e di tanto in tanto ci induce a soffermarci sui versi che ha appena pubblicato. Non lo si può neppure dire prolifico: tre, quattro libri  in un paio di decenni al contrario fanno pensare a quanto lasci decantare la sua scrittura che, quando appare, deve essere armoniosa, coerente, non futile né inutile.

Credo che oggi i poeti debbano porsi proprio il problema della capacità di e-ducere della poesia nell’ambito della società e non ritrovarsi a contarsi in sterili reading di un do ut des; e si potesse dire sempre poesia questa scrittura bistrattata, usurpata, spesso di poco pregio, come se andare a capo prima della fine dello spazio bianco o incasellare le parole una sotto l’altra come in un elenco. Continua a leggere

Narda FATTORI – Le parole agre. Recensioni di Bruno Bartoletti e Franco Casadei

Le parole agre di Narda Fattori

Riflessioni di lettura di Bruno Bartoletti

Con questo ultimo libro, Le parole agre, pubblicato da L’arcolaio, Narda Fattori compie il suo percorso di ricerca, una ricerca che fa della parola la sua essenza, il suo pensiero dominante. Un percorso che parte da lontano, già dalle sue prime pubblicazioni, direi da sempre, se compito del poeta è quello di “dare il nome alle cose”, secondo un antico principio di Mario Luzi. In uno dei suoi primi libri, L’una e i falò, pubblicato da Il Vicolo nel 1998, già Narda Fattori sentiva urgere questo rapporto come essenziale del fare poesia (“chiamare le cose per nome / è dirti presente in un luogo”) in un procedimento che tende a scardinare, a prosciugare per mostrare il pensiero nella sua nudità; così in Cronache disadorne la parola si faceva essenziale, asciutta, scarna, rigorosa. Continua a leggere