«Il critico vive di seconda mano. Egli scrive su qualcosa. La poesia, il romanzo o il dramma bisogna darglieli; la critica esiste in virtù del genio altrui» (George Steiner, Linguaggio e silenzio, Milano, Garzanti, 2001, p. 15).
Assunto delirante, giacché postula l’assurdo d’un’arte priva di utenti, sganciata dagli ormeggi della fruizione e indifferente agli acidi dell’azione ermeneutica. La quale, viceversa, ne rappresenta la necessaria catalisi, il vero atto di nascita, essendo non solo in grado di rivelarne struttura e segrete ragioni, inafferrabili ai più (non di rado allo stesso autore), ma di tramutarli in edificio di pensiero, stile: ossia in un’opera a sua volta autonoma e originale che, no, non sarebbe sorta senza il suo referente, ma neppure questo avrebbe potuto compiutamente costituirsi, posto che la realtà estetica si determina ? esattamente come avviene in fisica subatomica ? nel momento in cui lo sguardo dell’osservatore si dispiega sulla cosa osservata. È indubbio che l’artista scavi nell’uomo e nel mondo, mentre al critico incombe il dovere d’esaminare esiti e procedure d’esso scavo; ma non è forse altrettanto indiscutibile che anche l’operato dell’artista sia parte integrante del mondo e dell’uomo?
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Vivalascuola. “Prufissuri, ma di che legalità va parrannu?”

Alte cariche dello Stato che flirtano con minorenni, un premier corruttore, il potere esecutivo che offende quello giudiziario, trattative fra Stato e mafia, collusioni tra politici e camorra, governatori e politici dalla doppia vita, amministratori che incitano al razzismo, stili di vita che disprezzano la precarietà lavorativa ed esistenziale di questi anni…
Esempi per i giovani
di Pasquale Almirante
Le cronache che da qualche giorno stanno infestando le pagine dei maggiori quotidiani italiani, oltre agli affaire erotico-privati (che tuttavia hanno correlazioni perfino col più vecchio mito e la più vecchia storia) dei vari presidenti, riportano il convitato inquietante della cocaina che pare girerebbe dentro il Palazzo a fiumi, ma che a noi serve per riflettere soprattutto in funzione del suo rispecchiarsi dentro la scuola. Continua a leggere
