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Lirico terapia. Gerard Manley Hopkins, Certo tu sei nel giusto

Certo tu sei nel giusto

Certo tu sei nel giusto, Signore, se io disputo 

Con te; ma anche ciò ch’io dico, Signore, è giusto. 

Perché prospera la vita dei malvagi? E perché devon 

Tutti i miei tentativi nella delusione terminare?

Se tu fossi mio nemico, o tu che sei mio amico, 

Come potresti, mi domando, peggio di così schiacciarmi 

E ostacolarmi? Oh, gli sciocchi e gli schiavi del piacere 

Guadagnano di più col loro ozio di me che spendo

La vita, Signore, per la tua causa. Guarda sui boschi e le colline 

Come ora spuntano folte le foglie! Come tornano a vestirsi 

Di prezzemolo, guarda, e vento fresco le accarezza;

Come gli uccelli costruiscono – e io no, non costruisco,

E mi sforzo, eunuco del tempo, ma non produco un’opera che duri. 

O tu signore della vita, alle mie radici manda pioggia. 

***

C’è un’eco dei salmi biblici in questa poesia di Hopkins, che descrive il contendere dell’uomo con Dio, raffigurato, nell’Antico Testamento, con l’icona della lotta fra Giacobbe e l’Essere misterioso (Gen 32, 24-34). Ciascuno di noi può ritagliare, entro questi versi, i segni della propria personale “contesa”. 

Gerard Manley Hopkins: tre poesie del 1880

di Francesco Dalessandro

 

Il 1880 è un anno di transizione per Hopkins: ha trentasei anni, da tre è stato ordinato sacerdote, ha già composto Il naufragio del Deutschland e La perdita dell’Euridice, che ora sappiamo essere i suoi poemi più complessi e famosi. Dopo vari e brevi incarichi in diversi luoghi passa alcuni mesi a Bedford Leigh, cittadina industriale vicino a Manchester, della quale scrive che «vi sono circa una dozzina di fabbriche e miniere; l’aria è satura di fumo e vapori; ma la gente è generosa». Continua a leggere