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Lo stato dell’arte. Giancarlo Stoccoro

Uno psichiatra che da bambino sognava di diventare poeta

Sogno, poesia e follia sono accadimenti a cui abbiamo dato un nome, ma di cui sappiamo poco.

La follia, per alcuni, è ancora la sorella sfortunata della poesia, si perde nel bosco e vi rimane intrappolata, preda dei suoi fantasmi e di voci inesistenti.
Il sogno è un enigma spodestato del suo regno, senza inconscio è diventato il prodotto dell’attivazione irregolare di infaticabili neuroni, che anche di notte non smettono di lavorare.
Alla poesia resta l’abbaglio di pochi versi che nell’abisso scoprono la luce. 

Sognatori, poeti e folli sono inadatti a vivere nel mondo, scomodi ospiti in casa propria, parlano una lingua che neppure loro riescono a decifrare. Continua a leggere

La parola ai poeti. Giancarlo Stoccoro

La sorpresa di luce nell’abisso

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La poesia ha una funzione( etica, civile, sociale, etc.. ) o vive per se stessa?


Credo che la poesia sia primariamente <<un’avventura mentale>> (Brodskij) che attraversa gli strati più primitivi dell’inconscio (non solo individuale come intendeva Freud) per tornare con un pensiero più ricco di qualsiasi riflessione intellettuale.
Per chi ne prende parte, sia autore che lettore, l’effetto è scuotente e ogni declinazione è possibile (etica, civile, sociale e finanche salvifica).
Per dirla con Ungaretti la poesia è fatta di <<parole- luce, voglio dire parole che entrano in noi (…) oserei dire per un effetto di miracolo, e fanno in noi la luce e ci mutano>>.
Ci sono versi che attraversano vite intere, altri che sembrano fermarsi poco dopo la sorgente per riaffiorare come torrenti carsici e fungere da inaspettati punti di ancoraggio (boe in mare aperto, corrimano nei luoghi più impervi), altri che si ripetono come un mantra con infinite variazioni.


Qual è il tuo rapporto con la tradizione poetica? Senti di essere nel solco di questa o di aver introdotto elementi di rottura? Continua a leggere