di Antonio Sparzani

Agilulfo Emo Bertrandino dei Guildiverni e degli Altri di Corbentraz e Sura, cavaliere di Selimpia Citeriore e Fez è lo straordinario interprete – per pura forza di volontà – de Il cavaliere inesistente scritto da Italo Calvino nel 1959. Armatura bianca splendente e inappuntabile, mai alza la celata se non quando gli viene ordinato dal suo imperatore Carlo Magno, per permettergli di constatare che lui non esiste (Oh questa poi – esclamò l’imperatore – Adesso ci abbiamo in forza anche un cavaliere che non esiste); scudiero Gurdulù, l’esatto contrario di Agilulfo.
Nel viaggio che intraprende per ricuperare la certezza di una verginità di quindici anni prima, il cavaliere s’imbatte nel castello di Priscilla, dove viene degnamente accolto dalla dama, evidentemente adusa ad ospitare con cortesie particolari i cavalieri: questi tuttavia è il primo con caratteristiche così speciali. Ecco il loro autentico dialogo d’amore.:
– Il cielo s’imbruna, – osservò Priscilla.
– È notte, è notte fonda, – ammise Agilulfo.
– La stanza che vi ho riservato…
– Grazie. Udite l’usignolo là nel parco.
– La stanza che vi ho riservato… è la mia…
– La vostra ospitalità è squisita… È da quella quercia che canta l’usignolo. Continua a leggere
