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E’ oggi

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Orrore su orrore: roghi e impiccagioni, per vendetta. Come se la violenza fosse, ormai, l’unico criterio per affrontare e risolvere i conflitti. E’ entrato nel cuore dell’uomo un virus micidiale, che neutralizza e annienta ogni germe di bene. E’ un buco nero, da cui non esce luce, e che rischia, essendo invisibile, di catturare e inghiottire buona parte della nostra umanità. La presa di coscienza non è più procrastinabile: domani è troppo tardi. E’ oggi che bisogna decidere di cambiare abitudini e pensieri, convincersi che il male si vince con il bene, che l’amore è la forza che ha potere sull’odio e sulla morte. E’ oggi che bisogna fiaccare il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e Satana (Ap, 12,9). Non serve a nulla bruciare e impiccare, precipitare nella spirale di un orrore che diventa spettacolo per miserabili voyeurs. E’ oggi che bisogna rinunciare al male, alle sue seduzioni e alle sue opere.

Il silenzio di Dio nelle immagini di un figlio, di Antonio Demontis

Alexander Ahndoril, Il regista, Aìsara, Cagliari 2011.

Tredici capitoli, tredici passi di un figlio nel penoso cammino di emancipazione dalla segregazione affettiva perpetrata da un padre insoddisfatto, deluso, affranto. Un padre, ma anzitutto un pastore che invano ha cercato Dio nella luce, trovandolo solo nel buio e nella solitudine, nella lontananza dagli affetti più cari. Su queste basi, Ahndoril definisce il paradigma esistenziale di Ingmar Bergman, osannato genio creativo, autore de Il settimo sigillo, e figlio debole e ipersensibile, prostrato dall’apparente imperscrutabilità del risoluto padre. Continua a leggere